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La Ma-Donna di Cave, emozioni e stupore nella splendida cornice del Museo Lorenzo Ferri

Un omaggio alla donna per riscoprire i tesori nascosti e l’identità storico culturale di Cave. Ha riscosso un grande successo lo spettacolo MaDonne – Presepe di Primavera realizzato ieri domenica 8 aprile da “La città va in scena” in collaborazione con la Corale Lorenzo Perosi all’interno dell’ex convento agostiniano di Cave, oggi sede del meraviglioso museo Lorenzo Ferri.

La rappresentazione ha incrociato la vita di tre donne, “Ma-donne”, un concetto scaturito dal latino mea domina dove è rinchiuso tutto lo stupore, la meraviglia e il rispetto suscitato dalla misteriosa sacralità della figura femminile, dall’infanzia al suo essere madre. Ma-donne manifesta la profonda venerazione per colei che con la sua faticosa opera creatrice permette il nostro futuro. Non è forse per questo che nel nostro immaginario Madonna è Maria di Nazareth assunta a immagine di madre universale e ancora nella sua veste di Madonna Bambina a emblema di figlia.

È stato un omaggio al magnifico presepe monumentale di Lorenzo Ferri custodito nell’omonimo museo che ha fatto da splendida cornice all’evento. Ma lo spettacolo ha voluto richiamare all’attenzione anche un’altra Ma-Donna di Cave, Mascia (Tomascia) Annibaldi, colei che nel 1430 con un atto quasi “rivoluzionario” cambiò per sempre la storia di questo borgo dei Monti Prenestini, spostando la sua centralità attorno al convento degli agostiniani grazie alla cessione dei suoi possedimenti.

È la decisione di una donna, aspetto quasi inconcepibile per quei tempi, che stravolgerà lo stesso assetto urbanistico della Città di Cave. Nel suo testamento affidò la nuova chiesa e il relativo convento agli Agostiniani. Il Vicario generale della diocesi prenestina, Antonio de Collaratiis, mutò la qualifica della chiesa da “secolare” in “regolare” concedendo così agli Agostiniani tutti i diritti e i doveri connessi. La nuova chiesa fu realizzata ristrutturando una cappella che era stata donata ai padri agostiniani, che vi si trasferirono confermati da papa Sisto IV il 15 maggio 1453. Questa chiesa era affiancata dall’oratorio del SS. Crocifisso, che andò distrutto con la costruzione della chiesa maggiore del Settecento, quando gli Agostiniani, per far fronte alla maggiore affluenza ai culti decisero di edificare una nuova chiesa, al di sopra di quella quattrocentesca.

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