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La ripresa dei matrimoni, le sofferenze e gli aiuti ai più bisognosi: intervista al Vescovo Mauro Parmeggiani


Monti Prenestini ha incontrato l’Ordinario della Diocesi di Tivoli e Palestrina in vista delle nuove disposizioni nella Chiesa in vigore da lunedì

  • C’è stata molta confusione, non senza polemiche all’inizio di questa pandemia, sulla professione dei culti religiosi. Qual è il suo bilancio di questa prima fase di chiusura?

Vorrei innanzitutto fare una premessa: sia la Chiesa che lo Stato si sono trovati improvvisamente di fronte ad una situazione inedita ed imprevedibile. Non si è combattuto e non si sta combattendo contro Diocleziano ma contro un pericolosissimo virus che non se ne va perché il Governo stabilisce che siamo in “fase 1”, 2 o 3… e quindi occorreva ed occorre osservare le norme che ci vengono indicate da comitati scientifici. Ben ha detto Papa Francesco la mattina del 28 aprile scorso all’inizio della S.Messa a Casa Santa Marta: “In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni”. Certamente poteva esserci più prontezza e lasciare meno al caso l’applicazione delle norme. La mattina della domenica 8 marzo quando ho appreso dal telegiornale della disposizione improvvisa di interrompere le celebrazioni delle Sante Messe con il popolo, confesso che mi sono sentito addosso una responsabilità enorme nel dover assumere una decisione immediata che non avrei mai pensato di dover assumere. Ma ho ritenuto fin da subito che occorreva ascoltare chi ne sa sicuramente più di me in materia di virus e pandemie… e tutto questo per salvare vite che forse avremmo perduto. Infatti, là ove c’è stata superficialità nel seguire le norme, spesso ci sono stati anche focolai e morti. In questo tempo, personalmente, ho ritenuto di dover chiedere ai miei sacerdoti e al popolo che il Signore mi ha affidato di essere il più possibile attenti alle norme dello Stato. Certamente anche io ho sofferto nel non poter accompagnare cristianamente i miei fedeli al cimitero, o il Vescovo emerito della mia città di origine – Reggio Emilia – che è morto alla vigilia della settimana santa o di un religioso a me molto caro, nativo di Cave, e che per tanti anni ha prestato il suo servizio in Diocesi di Tivoli, a San Gregorio da Sassola. Ho sofferto nel celebrare il rito delle esequie con soltanto 15 persone a un giovane padre di famiglia, morto a causa di un tumore, la cui consorte lavora presso la Curia di Palestrina. Un giovane buono, tutto per la famiglia e per gli altri, che nonostante il male incurabile che è riapparso dopo Pasqua fino al Sabato Santo è andato tra le case dei più bisognosi di Palestrina per portare pacchi di viveri essendo responsabile della Protezione Civile. Ma devo anche dire che tutti alla fine hanno compreso che le norme che ci venivano offerte dallo Stato non erano per un pregiudizio contro la Chiesa ma per aiutarci ad affrontare un virus pericolosissimo e insidioso e che potrebbe essere ancora in agguato e mietere vittime se non si sarà attenti alle regole igienico-sanitarie.

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  • Si poteva fare diversamente?

Noi italiani siamo tutti specialisti a dare ricette di come si poteva fare… ma non sempre è facile metterci la faccia. Certamente forse in alcuni momenti si è pensato che lo Stato volesse entrare in ambiti non suoi, che la Costituzione riserva alla Chiesa o ai culti religiosi. Ma non credo si sia trattato di questo. Alla fine – e non credo sia stato perché domenica 26 aprile un comunicato della CEI ha protestato tenacemente – si è ottenuto ciò che già si prevedeva. Confesso che l’atteggiamento di certi Vescovi e fedeli che reclamavano la restituzione della Messa come se fosse Diocleziano a perseguitare la Chiesa non mi è piaciuta. La politica non mi interessa in questa materia ma mi interessa che prevalga il buon senso e così il 7 maggio è stato. Certo c’è chi si lamenterà anche di questo Protocollo ma… occorre essere prudenti.

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  • Quale è stato l’impegno della vostra Diocesi in questo periodo di emergenza sociale?

Fin da subito abbiamo pensato che l’impegno sociale andava innanzitutto alimentato e così ho invitato tutti i sacerdoti che avessero potuto a celebrare la S.Messa in streaming, a pregare e far pregare le persone, a tenere aperte le chiese e le canoniche per accogliere, ascoltare, aiutare. Già dai primi giorni ci siamo accorti di un numero di poveri sempre più crescente. I pacchi viveri, i pranzi e le cene nelle Mense Caritas di Tivoli, sono più che triplicati come molti si sono rivolti a noi per il pagamento di utenze, affitti, ascolto. I nostri Consultori famigliari hanno continuato anche se da remoto ad ascoltare persone per un aiuto. I parroci sono stati molto generosi. Credo non ci sia stata nessuna parrocchia che non abbia aiutato con raccolta e distribuzioni di viveri, medicinali, mascherine, guanti monouso ed anche denaro chi ha bussato alle nostre porte. Molto lodevole è stata anche la collaborazione con altri enti di volontariato e aiuto sul territorio. Penso alla Protezione Civile, la Croce Rossa, la Misericordia, e a tante Associazioni e privati con i quali in questa occasione la Chiesa ha iniziato un dialogo proficuo che spero possa continuare. Anche la Conferenza Episcopale Italiana ha distribuito in maniera proporzionale a tutte le Diocesi d’Italia ben 156 milioni provenienti dall’8xmille alla Chiesa Cattolica per aiutare famiglie bisognose, poveri, enti che assistono malati di COVID-19 e le Parrocchie.  Mi ha stupito positivamente la disponibilità di alcuni sacerdoti ad andare se ce ne fosse stata la necessità a star vicini ai malati di Covid-19 negli ospedali o a mettere i loro spazi – così come ha fatto la Caritas di Palestrina – a disposizione di eventuali medici e infermieri che dopo il loro servizio in Ospedale non potevano rientrare in casa. Già, anche l’Ospedale di Palestrina, nel giro di pochi giorni, è stato trasformato da Ospedale Civile in Ospedale Covid-19 e la Chiesa non si è tirata indietro nel fare la sua parte con il Cappellano – generosissimo – e mettere a disposizione della ASL Roma 5 le sue strutture.

  • Ci sono stati casi di Coronavirus negli istituti religiosi della Diocesi?

No. Per grazia di Dio no. Purtroppo è deceduto a Roma Padre Marco Morasca, un Agostiniano originario di Bellegra e che è stato per tanto tempo a Genazzano presso il Santuario della Madonna del Buon Consiglio e, a Brescia, Suor Paola Staglianò una Suora che per tanti anni è stata responsabile delle religiose di Palestrina, impegnata nella pastorale giovanile e vocazionale e che ha lasciato in tutti un grande ricordo.

  • Lunedì ritornano le Messe. Che cosa cambia?

Innanzitutto spero cambi il modo di andare a Messa. Non riacquistiamo un “diritto acquisito che avevamo perduto” e che caso mai sopportavamo o utilizzavamo con fatica apprezzandolo quando non lo si ha più… ma che si comprenda meglio il valore della Messa. In questi mesi c’è stata una grande riscoperta della Parola di Dio. Ho partecipato anche personalmente a molte piattaforme digitali dove i giovani hanno letto e pregato la Parola di Dio. Non potendo andare a Messa in molte famiglie si è pregato leggendo e meditando la Parola di Dio. La Parola che rivelando l’amore infinito di Dio per l’uomo, lo chiama a cambiare la sua vita e a sentire la necessità di mangiare e lasciarsi mangiare da questo Amore infinito di Dio che si è fatto e si fa pane nella Messa per portare poi a tutti questo medesimo Amore più con la vita e i fatti che con le parole. Concretamente cambieranno le distanze tra un fedele e l’altro, occorrerà stare ad almeno un metro di distanza laterale e frontale. Le chiese avranno un numero limitato di fedeli che per ora potranno entrare. Coloro che hanno 37,5°C di febbre o sintomi influenzali o sono stati a contatto con contagiati nei giorni precedenti la Messa saranno invitati a non entrare in chiesa. Tutti i fedeli dovranno igienizzarsi le mani all’entrata ed indossare la mascherina. Si continuerà a non darsi il segno della pace. Al momento della comunione il sacerdote dovrà indossare guanti monouso e la mascherina per distribuire la Santa Comunione sulla mano dei fedeli. Si dovranno evitare assembramenti prima e dopo la Messa sui sagrati e nelle sacrestie. Non passeranno i cestini per le offerte che potranno essere lasciate in appositi contenitori uscendo dalla chiesa affinchè esse servano per la vita della comunità e per i poveri. Probabilmente nei primi giorni ci sarà un po’ di difficoltà ma poi ci abitueremo anche a questo…

  • Per i matrimoni e gli altri Sacramenti quali sono le disposizioni?

Dal 18 maggio si potrà riprendere la celebrazione di matrimoni e battesimi purchè il numero di coloro che entreranno in chiesa sia quello previsto dalla capienza massima della medesima osservando le distanze di sicurezza previste nel Protocollo tra CEI e Governo del 7 maggio scorso. Le Cresime e le Prime Comunioni sono state sospese e rimandate a data da destinarsi. Sono in genere occasioni di assembramento e gli stessi genitori ci avevano già chiesto di rimandarle ben comprendendo il momento che stiamo vivendo. Continueremo a confessare, con mascherina, e a un metro di distanza tra il fedele e il penitente. Le unzioni previste per il rito del Battesimo e dell’Unzione degli infermi si faranno con guanti monouso e tutti- sacerdote compreso – dovranno indossare la mascherina.

  • Quale è infine il messaggio che intende rivolgere ai fedeli?

Che questo ritorno non sia considerato come un “torni tutto come prima” ma che si comprenda quale grande dono sia essere cristiani, ricevere i sacramenti che sono i canali della grazia di Dio, come sia bello celebrarli insieme alla propria famiglia e alla propria comunità cristiana affinchè dalla celebrazione consapevole si passi alla vita, una vita attenta a Dio e ai fratelli soprattutto ai più poveri e bisognosi.

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