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La Sindone e la gipsoteca: a Cave c’è un museo tutto da scoprire

I misteri della sindone e le opere che hanno segnato un quarto di secolo dell’arte romana. Sono questi i principali motivi per cui visitare il Museo Lorenzo Ferri di Cave.

La sezione museale, inaugurata nel dicembre 2013 presso Via Cavour 23 nel palazzo sede dell’ex Ospedale Mattei, ospita una gipsoteca molto nutrita di opere in gesso dell’artista altamente rappresentative delle diverse fasi della sua carriera, dagli anni ’20 agli anni ’70.
Tra le opere più significative e conosciute, i bozzetti di sculture romane come la statua di Trilussa e di Giolitti, l’Ecce Homo, il Cristo Alfa-Omega e il Cristo Redentore, i rilievi per il concorso delle porte bronzee della Basilica di San Pietro in Roma, il dipinto a olio “Eva nell’Eden” e i bozzetti del monumento per il santuario di Knock in Irlanda.

Lorenzo Ferri, per i suoi studi sulla Sacra Sindone, frequentò gli ambienti ecclesiastici romani dove strinse amicizia con Monsignor Lorenzo Castellani, parroco di Cave, il quale portò l’artista nella cittadina cavense.
La prima opera per la città è una tela della Veronica raffigurante il volto di Cristo coronato di spine, realizzata per il “Comitato Pro-Venerdì Santo” di cui Monsignor Castellani era direttore spirituale, oggi conservata presso la chiesa di Santa Maria Assunta.Il museo
In seguito realizza altre due opere, espressiva testimonianza del suo rapporto affettivo con Cave: la porta bronzea della Chiesa di Santa Maria Assunta, presentata nel 1970 a Paolo VI e inaugurata nel 1972, che illustra la vita della Vergine e nella quale sono raffigurati lo stesso Ferri e Monsignor Castellani; il Crocifisso Sindonico, iniziato nel 1964 e fuso in bronzo postumo, esposto presso la frazione di San Bartolomeo. 

Le opere in gesso

Il museo

All’interno di entrambe le sezioni è presente un percorso tattile che permette la fruizione degli spazi e la conoscenza delle opere anche a soggetti con disabilità visive (ipovedenti o non vedenti): attraverso pannelli informativi e postazioni dedicate con le riproduzioni in scala di alcune delle statue esposte, è possibile inoltre conoscere forma e dimensioni degli originali.
 
Il Museo Lorenzo Ferri, come nelle intenzioni dell’artista che aveva realizzato pannelli espositivi e conservato copie da studio di opere classiche e gessi anatomici (andati perduti) con l’intento di creare un museo interattivo contiguo ad un liceo artistico proprio a Cave, offre laboratori didattici per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, organizzati secondo necessità e obiettivi in accordo con i docenti accompagnatori.

Presepe Monumentale

 
La sezione del Presepe Monumentale, inaugurata nel dicembre 2012 presso le sale ipogee del Palazzo Comunale sede dell’ex Convento degli Agostiniani, ospita la gigantesca natività realizzata da Ferri con statue alte più di 4 metri: le nove statue in gesso scolpite tra il 1947 e il 1948 dopo aver vinto il concorso indetto dai Padri Pallottini per il rinnovamento del presepe in Sant’Andrea della Valle a Roma, raffigurano l’Epifania con Maria e il bambino Gesù, San Giuseppe alla destra della Vergine e di fronte i tre Magi, di cui uno inginocchiato, con i rispettivi paggi che recano le offerte.

Una vita dedicata all’arte

I suoi studi sulla Sacra Sindone sono conosciuti a livello internazionale.
A 24 anni si trasferisce e lavora a Buenos Aires (Argentina) e quando torna a Roma inizia l’attività di insegnante, che proseguirà anche a Bengasi (Libia) e a Salerno.Dopo aver visto la riproduzione fotografica della Sindone, nel 1929, concepisce il progetto di ricostruirne il Volto e nel ’39 manda i risultati dei suoi studi al Primo Convegno Nazionale sulla Sindone, a Torino.Collabora con la rivista “Perseo” con articoli sull’arte e sperimenta un metodo originale per l’insegnamento del disegno nelle scuole, precorrendo la riforma.
Al Primo Convegno internazionale di studio sulla Sacra Sindone (Roma, 1950) presenta il suo materiale artistico e scientifico ed è ricevuto in udienza privata da Papa Pio XII, al quale mostra il volto di Gesù Cristo.
Tra il ’68 e il ’73 completa la ricostruzione del corpo sindonico e illustra i suoi studi ad Umberto II di Savoia.Prepara una grande Mostra Sindonica da tenersi l’anno Santo ’75, ma sarà realizzata postuma nel 1978.Le sue opere si possono ammirare, in Italia a Nocera, Salerno, Roma, Poggio Bustone, S. Maria della Foresta, Aquino, Monterotondo; a Parigi (Istituto S. Giuseppe di Cluny), in Irlanda (Santuario di Knock), Indonesia (Sacrario di Djakarta). Lorenzo Ferri muore a Roma il 25 febbraio 1975, stroncato da un infarto e le sue ceneri riposano ai piedi della maestosa statua del Cristo Risorto nel Cimitero di Prima Porta. A questo celebre artista e studioso della Sacra Sindone è dedicato il Museo Ferri che si trova a Cave presso l’ex convento degli Agostiniani.

Il prof. Lorenzo Ferri ( leggerne l’attestato alla nota 13 ) interrogato a riguardo del punto esatto in cui furono introdotti i chiodi nelle Mani di Gesù, così ha testualmente risposto:
«Sulla Sindone è irrefutabile la presenza del chiodo nella Mano sinistra non sul polso, come hanno sempre creduto gli studiosi ( forse contro il Vangelo: vedi Giovanni 20, 24-29 ), ma sulla palma. Quanto alla destra, è logico supporre che sia stata inchiodata al polso come d’uso; ma non si vede perché è coperta dall’altra mano. Maria Valtorta dimostra il perché di questa diversità».

Nota 13
Il prof. Ferri, pittore e scultore, che da più di 35 anni studia appassionatamente e scientificamente la Sindone di Torino ( su accuratissime fotografie di grandezza naturale ), per ricavarne le esatte fattezze di Gesù, e da 15 anni legge attentamente ed entusiasticamente l’Opera scritta da Maria Valtorta, ci ha rilasciato il seguente attestato:
«Roma, 15 settembre 1965. Io sottoscritto Lorenzo Ferri, scultore pittore e professore, attesto in piena coscienza quanto segue:
Nell’anno 1949, durante il concorso per le Porte di S. Pietro a Roma, conobbi per mezzo di un Padre la signorina Maria Valtorta abitante in via Antonio Fratti n. 11 nella città di Viareggio. Già studioso appassionato della S. Sindone di Torino e ricercatore delle vere fattezze di Nostro Signore Gesù Cristo, non essendomi stato possibile ricostruire detto Volto per circa 30 anni, riuscii attraverso la descrizione della suddetta signorina Maria Valtorta non solo a perfezionare detto Volto ma ad avere una conferma stessa, dagli studi scientifici, da me condotti senza pari sul telo. Un anno dopo, seguitando i miei studi per ricostruire il Corpo di N. S. trovai che il braccio sinistro era più corto di 4 centimetri di quello destro. Perplesso per questa anomalia, dopo aver consultato medici di fama, venimmo alla conclusione che N. S. avesse subito una slogatura intenzionale o casuale. Interrogata da me la Valtorta sorrise e mi lesse un brano della sua opera dove era descritta nei minimi dettagli detta slogatura, scritto che risaliva a 4 anni prima. Ebbi così la seconda conferma che ciò che vedeva la Valtorta era assoluta verità. Vi sono altri particolari dimostratisi che descriverò per amore della verità in opera a parte. Devo aggiungere che la conoscenza prima, l’amicizia poi, di Maria Valtorta, la lettura ripetuta varie volte delle sue opere, ha completamente trasformato la mia vita interiore. La conoscenza del Cristo è divenuta talmente totale da rendermi chiari i Vangeli e farmeli vivere nella vita di ogni giorno meglio e più che posso. Inoltre tutta la mia arte e le opere sono la testimonianza di questa benefica influenza. In fede, Lorenzo Ferri.»

Nota 18 a pag 346 del vol. 9 de Il Poema dell’Uomo-Dio
Così il prof. Ferri: «Osservando accuratamente la Sindone, si constata che il piede destro è stato inchiodato e schiodato. Questa scoperta fatta da me, e anche da altri del resto, era stata descritta da Maria Valtorta 4 anni prima. Non si tratta perciò di spostamento di lenzuolo, ma di vera impronta lasciata dal Sangue fluito dalla prima e dalla seconda ferita».

Nota 39 a pag 362 del vol 9 de Il Poema dell’Uomo-Dio
A questo riguardo nota il prof. Ferri: «Appare dalla Sindone che Gesù è morto a bocca aperta».

Nota 55 a p. 370 del vol 9 de Il Poema dell’Uomo-Dio
A riguardo del cambiamento di posizione delle braccia di Gesù Morto, il prof. Ferri si espresse nel modo seguente:
«Fu una mano femminile a piegare le braccia del salvatore deposto dalla Croce, portandole, dallo stato di tensione, sul davanti? Io dimostro di sì. Perchè, tra il Sangue discendente dal palmo della mano sul braccio, si nota un’interruzione corrispondente alla larghezza di una mano femminile. Non credibile infatti che sul Calvario vi fossero mani maschili di adolescenti; ho provato con molte mani di uomini, ma sono tutte più larghe; ho provato con le mani di Paola, e… sono tanto larghe quanto quella interruzione di Sangue. Ho fatto questa constatazione piangendo. La mano della Maddalena, che secondo la tradizione era alta e formosa, doveva essere proporzionata e perciò assai grande: tutto fa quindi pensare che quella Mano femminile di adulta, ma assai piccola, larga quanto la predetta zona di interruzione del Sangue Divino, sia la Mano Verginale della Mamma di Gesù, proprio come dice l’Opera scritta da Maria Valtorta quasi 20 anni prima della mia constatazione scientifica su quella Sindone che l’Inferma non aveva mai visto in riproduzione fotografica intera ed a grandezza naturale».

Fonti: Archivi del Comune di Cave e Gloria.tv

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