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La storia di Ilaria: “Vi racconto il mio lavoro da casa facendo la mamma”


Lavora in u a storica azienda di Colleferro. Ecco come la mamma ha affrontato questo periodo con i figli

 Ilaria ha 38 anni e due bambini, di 6 e un anno mezzo, una carriera avviata in Avio come responsabile dell’area formazione e sviluppo grazie a precedenti esperienze nel settore, una laurea in Sociologia, una specializzazione in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni e un master in Gestione delle risorse umane, mentre e’ in cantiere una seconda laurea in Psicologia clinica.
Dall’inizio dell’emergenza coronavirus lavora a distanza da casa come tutti i dipendenti non addetti alla produzione.

“Anche mio marito lavora in Avio- racconta all’agenzia di stampa Dire Ilaria- ci siamo un po’ divisi la giornata, anche se lui ha continuato ad andare in azienda. Ho cercato di mantenere una routine, soprattutto per i bambini. Quindi ci svegliamo come se dovessimo andare a scuola, facciamo colazione, ci laviamo e ci vestiamo. Quando loro fanno colazione- continua- io inizio a lavorare, molto presto, poi mi fermo, li faccio giocare un po’, e, quando il piccolo si addormenta, il piu’ grande, all’ultimo anno di materna, fa delle schede, mentre io continuo a lavorare fino alle 11,30. Poi quando si sveglia il piccolo stacco, li faccio giocare e pranziamo. Il primo mese e’ andata avanti cosi’ anche il pomeriggio”.
Qualcosa cambia a partire da aprile, quando “grazie al bonus baby sitter una ragazza viene a darci una mano il pomeriggio. So bene che e’ un rischio- sottolinea Ilaria- ma ce lo siamo preso, adottando tutte le misure precauzionali, e mi sta aiutando a portare avanti le mie attivita’. Senza sarebbe estremamente difficoltoso, perche’ non si tratta di un lavoro di backoffice”. La baby sitter “rimarra’ con noi fino a luglio, quando tornera’ quella storica che in questi mesi non poteva perche’ doveva seguire i figli nella didattica a distanza”.

Di congedi parentali Ilaria col marito non hanno usufruito “perche’ ero in smart working e sono riuscita a mantenere la mia attivita’ lavorativa, anche se non nelle 8 ore continuative. Ci sono stati momenti di crisi- racconta- perche’ avevo delle scadenze, dovevo consegnare dei documenti, sentire delle persone e mio marito era al lavoro, ma poi ce l’ho fatta. Ho anche scritto un progetto per la Regione Lazio con mio figlio in braccio”. Uno smart working che “in realta’ non lo e’- osserva la responsabile formazione di Avio- perche’ un conto e’ lavorare da sola a casa a distanza, un altro e’ farlo coi figli che hanno le loro esigenze”. La cosa che e’ pesata di piu’ a questa giovane mamma “e’ stata la non liberta’ dei bambini, abituati a vedere i loro amichetti e ad avere, come noi, una vita frenetica che di colpo si e’ fermata. Noi avevamo la nostra quotidianita’, ma loro no, per quanto tu puoi cercare di creargliela”.
Quegli stessi bambini che a settembre dovranno tornare tra i banchi, ma in quale scuola? “Come mamma sono preoccupata per mio figlio di 6 anni- confessa Ilaria- perche’ non si sa in che modo dovra’ iniziare il nuovo ciclo delle elementari e questo mi mette ansia, anche perche’ mio marito spesso e’ in trasferta e da settembre saro’ da sola. Come fa una donna che lavora con due bambini se lo Stato non le da’ un aiuto dal punto di vista sociale? Va bene il sostegno economico, che per me e’ stato utilissimo- conclude Ilaria- ma non e’ sufficiente, anche se e’ tanto”.

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