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La strada basolata tra Palestrina e Zagarolo, sulle tracce di un’antica necropoli

In questi giorni il cantiere di via Prenestina Nuova all’altezza della località Torresina (LEGGI ANCHE QUI) hanno attirato l’attenzione di curiosi e appassionati di archeologia.

Si tratta di sondaggi archeologici per la realizzazione di un marciapiede che collegherà di fatto i comuni di Palestrina e Zagarolo. Nell’area del cantiere e nelle adiacenze insiste un tracciato viario di età repubblicana e una successiva necropoli di età imperiale.

Le strutture e le tombe si collocano ad una profondità media di -0,90 m. rispetto al piano di campagna. La strada è realizzata con battuti sovrapposti di terra e tufo all’interno dei quali scaglie di calcare e leucitite sono usati come riempitivo e ripristino della superficie. Si tratta probabilmente di un asse viario relativo ad un impianto agricolo di cui sono state rinvenute tracce, in stato frammentario, nel settore SO dell’area di cantiere e nella vicina particella catastale (catasto foglio 20 part. n. 283) dove la presenza di ceramica contribuisce a determinare un ambito cronologico tra il III e gli inizi del I sec. a.C.

A San Cesareo
LA NECROPOLI DELLA MURACCIOLA

Come si legge nei documenti ufficiali della Direzione Generale Archeologia a questo percorso si sovrappone l’impianto della necropoli con tombe ad incinerazione e inumazione, all’interno e all’esterno di recinti funerari che, con le loro strutture, obliterano il tracciato più antico disponendosi in modo trasversale al suo orientamento e ne impediscono l’uso di tutto il limite settentrionale.

Il complesso funerario fa probabilmente riferimento, invece, alla strada basolata (individuata e ripulita più ad ovest rispetto alla necropoli, catasto foglio 20 part. 269/parte), che costituisce il collegamento tra Palestrina e Zagarolo, ancora visibile lungo il margine della strada moderna che la intercetta in alcuni punti. I muri laterali dei recinti funerari (spessore medio cm.60) si conservano al livello di fondazione e sono realizzati con nucleo di scapoli di tufo con malta piuttosto povera e rivestito da frammenti di tegole con alette in cortina e materiale calcareo. Delimitano spazi rettangolari per deposizioni ad incinerazione (se ne sono conservate quattro).

All’esterno dei recinti, nell’area che si estende verso SE è stata portata in luce la parte più consistente della necropoli, 73 tombe ad inumazione, di cui 11 pertinenti a deposizioni di infanti e 62 relative ad adulti, e 6 tombe ad incinerazione. Si tratta per la maggior parte di sepolture primarie, dove la decomposizione o la combustione è avvenuta nello stesso luogo di sepoltura (bustum sepulcrum).

Le tombe ad incinerazione, inoltre, sono le uniche a disporre del dispositivo per le libagioni costituito da tubuli di terracotta inseriti sul doppio spiovente di tegole. La necropoli si sviluppa su due assi principali, uno NS e l’altro EO. L’allineamento NS è definito da 25 tombe ad inumazione, parallele tra loro, che si dispongono con orientamento EO a partire dal lato settentrionale del recinto 6 ed è caratterizzato dalla presenza, accanto a 9 tombe a fossa con copertura a cappuccina, di 15 formae in muratura coperte da cappuccina di tegole rinforzate da materiale lapideo e nuclei di cementizio.

Le restanti tombe, in fossa semplice o con copertura di tegole piane e a cappuccina, si dispongono in modo meno ordinato secondo la direttrice EO tra il recinto 6 e l’area a est dell’ambiente 7, anch’esse sono orientate per la maggior parte con cranio a Est, solo 10 presentano direzione NS. In base all’esame dei bolli e dei materiali di corredo rinvenuti sia all’interno che all’esterno delle sepolture, la datazione della necropoli copre un periodo compreso tra il I sec. d.C. e la fine del II sec. d.C..

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