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“Le faremo sapere”: il grande “ingorgo” degli esami medici dopo il lockdown


Che cosa succede se proviamo a prenotare una prestazione sanitaria nel territorio dei Monti Prenestini?

Si può rimanere in attesa anche per diverse ore e alla fine se si è fortunati la risposta è: “le faremo sapere”. Non si tratta né di colloqui di lavoro né di cast televisivi, ma degli esami medici, ancora fermi a un mese dallo sblocco delle attività di prenotazione.

Nel territorio dei Monti Prenestini la riattivazione di tutte le prestazioni non è ancora completata. Per quelle con codice P (programmata) gli utenti vengono messi in attesa dal Cup, per quelle U (urgenti) e B (brevi) si procede invece alla prenotazione. In particolare, per quelle di categoria U è lo stesso medico, attraverso un Cup dedicato, a prenotare il servizio. Per le prestazioni brevi (B), invece il paziente procede autonomamente, ma ha in questo caso una corsia preferenziale.

Al momento le disponibilità nelle agende sono ancora esigue, in quanto gli attuali posti liberi per i mesi di giugno, luglio, agosto, settembre saranno in buona parte utilizzati per il recupero delle prestazioni.

Che cosa sta succedendo?

In sostanza i tre mesi di stop di prenotazione hanno prodotto un naturale slittamento in avanti, tanto da rendere necessario una proroga della validità delle prescrizioni mediche che nel Lazio passano da 1 anno a due. Allo slittamento si sono aggiunti i problemi di riorganizzazione, la mancanza cronica di personale e l’allungamento dei tempi di operatività necessari al rispetto dei protocolli di distanziamento e sanificazione degli ambienti. Il risultato è che oggi chi deve prenotare un esame nel pubblico in una categoria definita non urgente (U) o B (breve) è rimandato a data da destinarsi. Per le analisi del sangue, ad esempio, riprese da una settimana a Palestrina, a oggi solo i prima 30 pazienti in fila vengono accettati, gli altri vengono rinviati al giorno successivo.

E così accade in tante sale d’attesa dell’azienda sanitaria.

Ma la conferma arriva anche dagli ambulatori del territorio, dove diversi pazienti stanno chiedendo spiegazioni e sostegno ai medici di base.

Si tratta in effetti di un problema molto serio, che è la naturale conseguenza di questi tre mesi di stop – spiega a Monti Prenestini la dottoressa Cristiana Polucci di Palestrina. In sostanza il sistema si è “ingolfato” e ora ci troviamo a gestire una grande mole di esami da smaltire in una situazione più complessa e con il personale di prima. Credo – aggiunge la dottoressa che bisognerà porre rimedio. Il Coronavirus purtroppo non è l’unica malattia. Tre mesi di interruzione sono tanti, addirittura troppi per alcune patologie importanti. Gli effetti lo stanno vivendo sulla loro pelle molti miei pazienti – aggiunge la dottoressa. Recuperare non è mai facile, ma prima si prende coscienza di questa problematica esistente e prima possiamo dare risposte alle tante domande che ci sono sul territorio”.

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