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Le mani della ‘Ndrangheta su pasticcerie e panifici: 26 arresti in provincia di Roma

Avevano messo le mani su panifici e pasticcerie, ma anche nel commercio del pesce e nel ritiro di pelli e olii esausti. Così, entrando nell’economia legale, la ‘Ndrangheta aveva messo le mani su Roma. A distanza da pochi mesi dall’operazione ‘Propaggine’ del maggio scorso che ha dato un duro colpo ai gruppi degli Alvaro e dei Carzo disegnando una mappa dei locali in odore di ‘Ndrangheta nella Capitale, la direzione investigativa antimafia ha concluso una indagini che ha permesso di arrestare 26 persone. 

a Palestrina

Il blitz tra Roma, le altre province del Lazio e nelle province di Cosenza e Agrigento. Le 26 persone coinvolte (24 in carcere e due ai domiciliari) sono indiziate di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso costituente una ‘locale’ di ‘Ndrangheta appunto e radicata a Roma, finalizzata ad acquisire la gestione o il controllo di attività economiche in diversi settori facendo ricorso poi a intestazioni fittizie per schermare la reale titolarità delle attività. Venticinque le società da 100 milioni di euro sequestrate nell’inchiesta coordinata dai  procuratori aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calo.

Gli affari della ‘Ndrangheta a Roma

Come fa sapere la Dia in una nota, la ‘locale’ era  si occupava della “gestione e/o del controllo di attività economiche nei più svariati settori, ad esempio ittico, della panificazione, della pasticceria, del ritiro delle pelli e degli olii esausti, facendo poi sistematicamente ricorso ad intestazioni fittizie al fine di schermare la reale titolarità delle attività e di numerose ipotesi di attribuzione fittizia di valori”.

“L’organizzazione di matrice ‘ndranghetista si ripropone, alla stregua di quanto ricostruito, in termini di gravità indiziaria, dalle indagini sviluppate dal Centro Operativo D.I.A. di Roma, anche il fine di commettere delitti contro il patrimonio e l’incolumità individuale, affermando il controllo egemonico delle attività economiche sul territorio”, osserva la Dia.  

Cento milioni di beni sequestrati

Venticinque le società, per un valore totale di circa 100 milioni di euro, sono state sequestrate. Gli arresti di questa mattina seguono quelli avvenuti nel maggio scorso nell’inchiesta “Propaggine” che aveva colpito la prima locale di ‘Ndrangheta della Capitale.

L’attività di indagine ha consentito di ricostruire l’applicazione sistematica di uno schema collaudato, di un modello finanziario “ciclico”. Ossia, il sistema consiste nell’abbandono della società ritenuta compromessa, nell’utilizzo di una società nuova, nella acquisizione della ditta e dei contratti di locazione con la distrazione di beni, nelle insegne e nell’avviamento dell’azienda appartenente alla società da abbandonare e infine nella individuazione dei nuovi intestatari fittizi attraverso i quali continuare a possedere le attività commerciali e mantenere il controllo.

Non solo. È stato ricostruito anche come i vertici e i componenti della “locale” di Roma una volta acquisiti gli esercizi commerciali, entravano in possesso anche degli immobili, versando, all’atto dell’acquisto, un anticipo spesso insignificante diluendolo, poi, in centinaia di rate, garantite da cambiali che, secondo le intercettazioni, erano in realtà pagate in contanti.