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L’usura? Una piaga che cresce all’ombra del covid. Intervista alla comandante della polizia di Labico

La pandemia, dal mese di marzo 2020, ha avuto ripercussioni su quasi tutti gli aspetti della nostra società, influenzando micro e macro fenomeni sociali.

Il sistema di limitazioni attuate per fronteggiare l’emergenza sanitaria, dal distanziamento sociale al lockdown, hanno condizionato milioni di persone a stravolgere le proprie abitudini. Tra le altre cose, la pandemia ha influenzato anche la criminalità: è diminuita rispetto ai reati di tipo appropriativo e predatorio (furti, rapine ecc..), assistendo quindi a un calo di delitti contro il patrimonio, mentre per taluni reati si è registrato un apprezzabile incremento. 

Uno dei pochi reati in crescita nel primo semestre del 2020 è l’usura. Per capirne di più su questa piaga sociale abbiamo rivolto alcune domande alla dottoressa Tamara Latini, comandante di Labico nonché funzionario presso la procura di Velletri

Comandante, innanzitutto che cos’è l’usura e come si presenta oggi questo reato?

Il reato è previsto dall’art. 644 c.p. e lo commette chi concede un prestito chiedendone la restituzione a un tasso di interesse superiore al c.d. tasso soglia consentito dalla legge (aggiornato periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze), sfruttando il bisogno di denaro di un altro individuo: in particolare la norma al primo comma punisce chiunque “si fa dare o promettere sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi od altri vantaggi usurari”,  prevedendo la pena della reclusione da due a dieci anni e la multa da 5.000 a 20.000 euro. La stessa pena è prevista dal comma secondo  a chi “procura” a taluno una somma di denaro o altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario (la c.d. “mediazione usuraria”). 

Dunque esiste un tasso “soglia” per stabilire se siamo in presenza di un reato di usura?

E’ importante evidenziare che anche qualora gli interessi pattuiti non superino il c.d. tasso soglia sono comunque considerati usurari se, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto ed ai tassi medi praticati in operazioni similari, risultano “sproporzionati” rispetto alla prestazione di denaro quando chi li ha dati o promessi si trova in “condizioni di difficoltà economica o finanziaria” (art. 644, comma 4° c.p.). Tra le aggravanti più rilevanti, che comportano un aumento della pena da un terzo alla metà, previste dal quinto comma, si segnalano l’aver agito nell’esercizio di una attività professionale o bancaria, l’aver commesso il reato in danno di chi si trova in “stato di bisogno” (cioè, in pratica, l’impossibilità di accedere al sistema bancario perché, ad es., segnalato alla Centrale Rischi della Banca d’Italia) e/o in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale.  L’art. 644, ult. comma c.p., prevede altresì, quale misura di sicurezza e sanzionatoria per contrastare il fenomeno, in caso di condanna o di patteggiamento, la confisca obbligatoria dei beni che costituiscono il prezzo od il profitto del reato oppure la c.d. confisca “per equivalente” di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona (cioè tramite “prestanome”) per un importo pari al valore degli interessi o vantaggi o compensi usurari. E’ evidente che il legislatore con tale ipotesi di confisca miri a colpire gli illeciti arricchimenti che gli usurai, ed in particolare le organizzazioni criminali dedite a tale criminosa attività, fonte di ingenti profitti, possono conseguire in danno del singolo cittadino e dell’intera economia nazionale.  

Ma perchè allora oggi l’usura è diventato un reato così diffuso?

Una delle conseguenze dell’emergenza sanitaria è proprio il sovraindebitamento di singoli, famiglie e di operatori economici, ed è chiaro quindi che l’usurario viene percepito come un aiuto immediato e risolutivo: in realtà si serve della fragilità altrui per ottenere un illecito e smisurato guadagno condannando la vittima a una lunga agonia.

Come combattere una simile piaga?

Per combattere efficacemente il fenomeno, oltre alla normativa penale, sono previsti due fondi: di prevenzione e di solidarietà, istituiti con la L. 108/1996. Il Fondo di prevenzione, istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è finalizzato a far accedere al credito più agevolmente le imprese e le famiglie in difficoltà economiche, fornendo in buona sostanza la garanzia dello Stato, ed il Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura e dell’estorsione, istituito  presso l’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, offre a tutti gli operatori economici che hanno denunciato gli usurai, l’opportunità di reinserirsi nell’economia legale, ottenendo contributi per il ristoro del danno patrimoniale subito. 

Il sostegno economico dello Stato ha lo scopo di convincere le vittime di usura a denunciare rivolgendosi all’Autorità Giudiziaria, alle Associazioni Antiusura e Antiracket, alle Fondazioni Antiusura, al numero verde del Ministero dell’ Interno.

Per combattere e ridimensionare il fenomeno usurario, numerosi Comuni italiani stanno promuovendo un’informazione sempre più capillare sulla prevenzione del fenomeno usura: convegni, aperture di sportelli antiusura intercomunali e sovraindebitamento, consulenze, potenziamento della rete dei centri di Ascolto, mettendo a disposizione strumenti concreti di aiuto.

E nella nostra regione quali sono le contromisure?

La Regione Lazio, nello specifico, ha previsto un Fondo Unico in favore dei soggetti interessati dall’usura, ampliando inoltre, le misure di sostegno nei casi di sovraindebitamento di famiglie e di operatori economici. Attraverso la concessione di contributi regionali di cui al “Fondo in favore dei soggetti interessati dal sovraindebitamento o vittime di usura o di estorsione” – art. 2  della legge regionale n. 14 del 2015-, persone fisiche o piccole e medie imprese possono richiedere e beneficiare  di contributi per la costituzione di parte civile nei processi di usura e/o estorsione e di indennizzi economici oltre che di misure di sostegno anche psicologico e di assistenza e tutela alle vittime dell’usura.

La lotta contro i fenomeni dell’usura e dell’estorsione, fonte di smisurati guadagni soprattutto da parte delle organizzazioni criminali mafiose, che sfruttano senza scrupoli le situazioni di emergenza sanitaria, sociale ed economica come nel caso della recente ed attuale pandemia, è ancora lunga e difficile ma ora sicuramente la normativa nazionale e regionale mette a disposizione degli strumenti giuridici più idonei per prevenirli e contrastarli.