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Magicland, ragazzina down non accede a un gioco: è polemica


“Sono coraggiosa”. Magicland: “Nostra priorita’ e’ la sicurezza”. Il Comune: Valmontone città inclusiva

Io non sono malata, sono Down. E sono coraggiosa. Perché non posso fare le montagne russe? Tu sei matta!”

Con queste parole in un video che ha fatto il giro del web, Sofia, ragazzina down, denuncia il mancato accesso a una nota attrazione.

Pronta la replica della direzione di Magicland.

Magicland risponde a Sofia e alla sua famiglia e all’Aipd per voce del suo amministratore delegato, Guido Zucchi. “Innanzitutto mi rammarica che Sofia non abbia potuto godere appieno della giornata trascorsa tra di noi: il primo ed unico obiettivo di Magicland è divertire e generare emozioni e ricordi positivi indimenticabili. Non essere stati in grado, questa volta, di raggiungere questo obiettivo è per me e tutto il team che lavora nel Parco Divertimenti, motivo di frustrazione e dispiacere. Ma prima ancora di divertire, Magicland vuole assolvere sempre ed in ogni momento ad un’altra priorità, ben più importante, basilare, indiscutibile e sottintesa ad ogni forma di divertimento e svago che è garantire la totale e continua sicurezza dei nostri ospiti. II divertimento non può esistere senza sicurezza”. Magicland sottolinea: “I criteri che applichiamo per decidere se una persona può o non può accedere ad una attrazione, una montagna russa, un gioco, etc. sono definiti in modo preciso dai manuali dei fabbricanti delle attrazioni stesse (che sono come i libretti di istruzioni di una autovettura o un elettrodomestico) nonché dalle autorizzazioni che riceviamo annualmente dalla Commissione Prefettizia Provinciale di Vigilanza per il Pubblico Spettacolo. Le prescrizioni e limitazioni, quindi, non nascono da nostra decisione ma, al contrario, l’unico nostro obbligo è la loro applicazione precisa e sistematica. Al fine quindi di conseguire questo obiettivo, abbiamo introdotto procedure precise che ci permettono di ricevere ogni ospite al suo arrivo, illustrargli tutte le limitazioni previste utilizzando anche una ‘Guida per Persone con Bisogni Speciali’ (tra l’altro disponibile anche online), che spiega in modo preciso come potrà usufruire al meglio del parco divertimenti. Consapevoli poi delle limitazioni e restrizioni a cui andranno incontro questi nostri ospiti e del fatto che non è loro possibile usufruire appieno del Parco, abbiamo quindi deciso, come trattamento di maggior favore, di convertire questo biglietto in un ingresso gratuito”. “Ci rammarica – conclude Zucchi – enormemente ricevere l’accusa di non essere favorevoli all’inclusione, in quanto tale accusa è prima di tutto frutto di disinformazione. L’inclusione non può e non deve essere conseguita a discapito della sicurezza e ci sorprende che un Ente preposto, appunto, alla tutela e salvaguardia delle persone diversamente abili non tenga in considerazione questi elementi e non ci supporti e aiuti, al contrario, nella loro applicazione”.

Il Comune di Valmontone

Il Sindaco Alberto Latini, la consigliera delegata ai servizi sociali del comune di Valmontone, Floriana Nardecchia, e tutta l’Amministrazione comunale prendono le distanze dagli accostamenti con la città di Valmontone che circolano relativamente ad una vicenda, di un presunto episodio d’intolleranza nei confronti di una persona disabile, che sarebbe avvenuta all’interno del parco giochi MagicLand su una questione, quella dell’inclusione e dei diritti dei disabili, che ci vede impegnati in modo costante ogni giorno dell’anno.

Nelle specifico la vicenda coinvolge una struttura privata, il parco divertimenti MagicLand, che si trova sul territorio del Comune di Valmontone, dove svolge un’attività che dà lustro al paese, secondo un regolamento e norme di sicurezza stabilite sulla base di normative specifiche che, siamo certi, sono state stilate al fine di garantire i diritti di tutti coloro che accedono al parco.

Pur essendo convinti che la sicurezza di tutti gli utenti del parco sia prioritaria, ribadiamo la nostra contrarietà ad ogni forma di discriminazione e a qualsiasi metodo dovesse risultare non inclusivo. Auspichiamo, quindi, che si arrivi quanto prima ad un chiarimento definitivo tra la mamma che si è sentita discriminata e la direzione del parco, affinché si ponga presto fine a questa spiacevole situazione che accosta in modo errato il nome della nostra città a politiche che non ci appartengono in alcun modo.

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