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Mal di testa e sfoghi cutanei, i sintomi del vaiolo delle scimmie

Sembra essersi placata l’emergenza covid e si sono accesi subito i riflettori prima sulla pesta suina e ora sul vaiolo delle scimmie, malattia che interessa l’uomo.

Come ha dichiarato al quotidiano  il direttore di medicina d’emergenza della Asl Roma 3 e presidente Simeu (Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza) Giulio Maria Ricciuto al Messaggero i primi sintomi che manifesta il vaiolo delle scimmie sono febbre alta e cefalea, ma non solo: “Il personale di primo soccorso dovrà prestare la massima attenzione soprattutto agli sfoghi cutanei. In particolare sul viso, sui palmi delle mani e sotto le piante dei piedi – specifica Ricciuto – perché con il progredire della malattia, nei primi giorni c’è la comparsa di bolle in queste zone.”

A Olevano

Proprio le bolle possono aiutare ad individuare in tempi brevi l’infezione: “Si tratta infatti di eruzioni cutanee molto specifiche che ricordano le bolle della varicella o del morbillo. A quel punto l’ordine è di procedere con esami specifici di laboratorio e in caso di conferma, il paziente andrà isolato.”

Come ha specificato Ricciuti, la diagnosi è fondamentale: “Si tratta comunque di una malattia curabile.” Nelle prossime settimane si potrà capire come evolverà la situazione: “Non sarà una nuova pandemia, la trasmissione di questo virus non è come quella del Covid. Ma c’è da prestare attenzione perché sappiamo che si trasmette per via aerea e attraverso i liquidi biologici – ha continuato a spiegare il direttore – inoltre la direttiva in questi casi è molto chiara: i malati di vaiolo devono essere isolati e assistiti con cure di supporto durante i periodi infettivi presunti e noti.

L’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha precisato, a proposito del vaiolo delle scimmie: “La malattia spesso si esaurisce con sintomi che di solito si risolvono entro 14-21 giorni, non è molto contagiosa tra gli uomini e si trasmette attraverso l’esposizione alle goccioline esalate e dal contatto con lesioni cutanee infette o materiali contaminati.”

“E’ una situazione da attenzionare, ma al momento non c’è alcun allarme”. Lo ha precisato subito il direttore generale dell’Inmi Spallanzani, Francesco Vaia, aprendo la conferenza organizzata questa mattina a Roma per aggiornare sulla situazione del cosiddetto ‘vaiolo delle scimmie’ in Italia.

“Le tre persone ricoverate attualmente presso il nostro ospedale con infezione confermata da virus Monkeypox sono tre giovani uomini che non riferiscono contatti tra loro, anche se due riportano un viaggio alle Canarie, dove recentemente è stato segnalato un caso di questa malattia. Mentre il terzo ha riferito un viaggio a Vienna- ha precisato Vaia- tutti e tre sono in discrete condizioni di salute, hanno un ingrossamento di alcune ghiandole linfatiche, che appaiono dolenti, e la comparsa di un numero limitato di piccole pustole cutanee localizzate. Una sola ha presentato una febbre di breve durata”. Per quanto riguarda la cura il dg ha spiegato che i pazienti “sono trattati con una terapia sintomatica che allo stato è sufficiente”. Vaia ha poi precisato che comunque presso l’Istituto Spallanzani “sono disponibili dei farmaci antivirali che potrebbero essere impiegati in via sperimentale qualora si rendesse necessaria una terapia specifica. Allo stato non è così- ci ha tenuto a sottolineare- ma siamo pronti avendo anche disponibilità di questi farmaci”. Per la prossima settimana il laboratorio di virologia dello Spallanzani “prevede di isolare il virus- ha anticipato Vaia- e questo renderà possibile eseguire una serie di indagini sperimentali. In particolare si potrà studiare se nel sangue di persone che sono state vaccinate contro il vaiolo, persone che oggi hanno più di 50 anni, sono presenti anticorpi che neutralizzano questo virus e cellule immunitarie in grado di attaccarlo”.

L’isolamento virale inoltre “permetterà di eseguire test per la diagnosi sierologica di questa infezione”. Ha tenuto a tranquillizzare anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali che ha sottolineato come al momento “siamo in una situazione di assoluta tranquillità, ci sono pochissimi casi in tutto il mondo- ha detto- quindi non dobbiamo innescare un meccanismo di grande preoccupazione. C’è attenzione”. Andreoni ha poi ricordato che “tutti i casi che ci sono stati in letteratura si sono autolimitati, non ci sono state grandi epidemie”. In chiusura della conferenza l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha precisato che “la situazione è sotto controllo, questi casi sono stati individuati anche grazie a un buon sistema di sorveglianza che è all’opera per ricostruire l’albero dei contatti, contiamo che nelle prossime ore si possa completare questo lavoro”, ha concluso.

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