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Max&Jò Barber Shop: “Chiusi e senza una prospettiva di nuovi decreti: così abbiamo dovuto annullare la festa dei 30 anni”


In questo mese così drammatico abbiamo deciso di celebrare una delle attività di maggior spessore dei Monti Prenestini e della capitale, la barberia che lo scorso 8 Aprile ha compiuto 30 anni di attività e che ha purtroppo dovuto annullare la festa celebrativa che aveva in programma a causa della pandemia. Stiamo parlando di Max&Jò Barber Shop e del suo fondatore, Massimo Romano.

Buongiorno Massimo, o meglio Max, con il nome d’arte.
Innanzitutto come state e come state vivendo questo difficile momento?

Buongiorno a voi ragazzi e grazie di questa telefonata. Il momento è quello che è, noi fortunatamente stiamo bene e siamo a casa nel rispetto di tutte le norme indicate. Diciamo che in questo periodo stiamo riscoprendo cose che in passato, presi dalla frenetica routine quotidiana, trascuravamo un po’. Mi riferisco

agli affetti, alla famiglia, alle piccole cose. Ci troviamo poi a passare il tempo facendo cose che non avevamo mai fatto… io personalmente mi sono riscoperto cuoco, fornaio, agricoltore… per la felicità di mia moglie!

Un uomo tuttofare allora, non solo barbiere. Veniamo ai vostri 30 anni di attività, dal 1990 ad oggi ne avrete visti di tutti i colori ma una situazione come quella attuale non vi è mai capitata…

Assolutamente. Chi poteva immaginarlo. In 30 anni ne abbiamo viste tante ma, come dice il proverbio, non si smette mai di imparare. E anche da questa situazione dobbiamo trarre i giusti insegnamenti.

Cosa ci racconti di questo incredibile viaggio che dura da ormai più di 30 anni? E della festa che avete dovuto annullare?

Ritengo sia un traguardo storico.

Personalmente la barberia di Palestrina, essendo quello che c’è stata sin dall’inizio è quella a cui sono maggiormente legato. Questi 30 anni sono il coronamento di tanti sacrifici a livello economico e personale… quando sposi un progetto così ambizioso, vuoi o non vuoi, togli tempo a tante altre cose. Però rifarei tutto quello che ho fatto, oggi posso guardarmi indietro con fierezza e guardare avanti, nonostante il momento, con la consapevolezza che supereremo anche questo maledetto Coronavirus.
Il rammarico più grande, come dicevi tu, è l’annullamento dell’evento che avevamo in programma e che stavamo preparando da diversi mesi. Ci tenevamo a farlo sia per noi stessi ma soprattutto per ringraziare tutte le persone che ci hanno accompagnato in tutto questo tempo. L’evento doveva essere una festa vera e propria, l’occasione per vedersi in una situazione informale con tanti cari amici, clienti, fornitori… e divertirsi tutti insieme.

Già… è davvero un grande peccato… ma non avete avuto scelta.
Quali sono le pagine più belle di questi 30 anni di Max&Jò Barber Shop?

A dire il vero ce ne sarebbero tante. In questi ultimi anni soprattutto abbiamo fatto tante di quelle iniziative che fatico a ricordarle tutte. Per fortuna ci sono le foto di Facebook che sono una sorta di album dei bei ricordi.

Se devo citarne qualcuna non posso non citare l’apertura del Museo del Barbiere a Piazza di Spagna, la collaborazione con il Barber Museum di New York, l’apertura della barberia a Campo de Fiori, l’esperienza a Sanremo, la partita del cuore all’Olimpico, la presentazione del Bafforbice e anche il giorno dei 30 anni, nonostante in quarantena, è stato ugualmente bello per via dei tantissimi messaggi che abbiamo ricevuto. Sarà che le persone stando a casa… hanno visto il nostro compleanno su Facebook e ci hanno mandato messaggi molto significativi. Voglio inoltre ringraziare anche i personaggi del mondo dello spettacolo che ci hanno fatto gli auguri… su tutti Andrea Roncato, Pino Insegno, Pablo Trapero,Valerio Scanu e Cèsar.

Perché non ci racconti qualche aneddoto particolare, qualcosa di inedito che in tutti questi anni non hai mai detto a nessuno?

Di aneddoti ce ne sarebbero tanti, situazioni con i clienti, momenti tragicomici…
Quello che ti posso raccontare, che in pochissimi sanno, è l’origine del nome Max&Jò Barber Shop. All’inizio infatti si chiamava “Barberia da Massimo”. L’aneddoto risale ai primissimi anni in cui mio nipote Giuseppe, in arte Jò, si affacciava in barberia. Già allora stavamo sempre insieme.

Nello specifico c’era un cliente, un signore di una certa età che aveva dei problemi di salute e per questo veniva in barberia sempre accompagnato dalla moglie. Erano brave persone e un giorno la moglie, che era di origini francesi, vedendoci a me e Jò ci disse: “…siete una squadra stupenda, dovete cambiare nome. Questo posto lo dovete

chiamare Max&Jò”. Lo disse con una tipica pronuncia francese che ancora oggi riecheggia nella mia testa. E così… poco tempo dopo… ascoltai il consiglio della signora.

Wow… che bella storia. Tu invece, quand’è che hai capito che nella vita avresti fatto il barbiere?

Un altro aneddoto, legato alla mia infanzia, risponde a questo tua domanda.
Quando ero piccolo infatti, mio padre Giuseppe portava me e i miei tre fratelli dal barbiere di Palestrina Giulio Bernassola, uno dei primi barbieri del paese. Ci lasciava lì e poi ci veniva a riprendere… tagliare i capelli a quattro bambini non è poi cosa così rapida. Mentre i miei fratelli, durante l’attesa, facevano i diavoli a quattro, io ero come incantato. I profumi che emanava quel luogo, gli uomini che aspettavano il loro turno chiacchierando di calcio, lo stile del buon Giulio… erano tanti elementi che che rendevano la barberia affascinante. Così,

quando ero ancora giovanissimo, intrapresi questa strada. Iniziai a lavorare da Valentino, altro storico barbiere di Palestrina che è stato per me un grande mentore e a cui sono molto davvero riconoscente. Oggi siamo ottimi amici e proprio insieme a lui, a Giulio e ad altri barbieri più giovani abbiamo costituito l’Associazione dei Barbieri di Palestrina, un progetto di solidarietà ed empatia tra colleghi e una buona occasione per vederci, di tanto in tanto, e trascorrere un po’ di tempo insieme.

Complimenti, complimenti per tutto. Come vedi cambiato questo settore in questi anni. Cosa c’è di diverso rispetto a quando hai iniziato?

Al di là delle mode e dei look del momento, che vanno e vengono, si è sicuramente alzata l’asticella qualitativa del mestiere. Soprattutto in questi ultimi anni questa professione è stata molto valorizzata e ne sono orgoglioso… anche perché, nel nostro piccolo, con il Museo del Barbiere e con l’Associazione stessa

abbiamo contribuito notevolmente al raggiungimento di questo obiettivo.
Trent’anni fa il barbiere era un barbiere… punto. Oggi, un barbiere, deve essere anche un po’ imprenditore. Deve saper gestire le varie attività, saper comunicare, saper cogliere le occasioni, saper formare i propri collaboratori… e non deve smettere mai di imparare, qualsiasi età abbia.

Che consigli ti sentiresti di dare un a giovane che vuole intraprendere un percorso nel mondo della barberia?

Passione, passione e ancora passione. Se hai passione sei innamorato del mestiere, se sei innamorato del mestiere fai di tutto per fare bene le cose e per migliorare te stesso. E umiltà sia in ambito lavorativo che nelle relazioni. Bisogna essere umili perché nessuno di noi è insostituibile purtroppo… o per fortuna.

E per l’immediato futuro? Sei ottimista o

pessimista?

Io personalmente sono ottimista per indole. A volte ha rappresentato un difetto ma molte volte si è rivelato un pregio. Dobbiamo aspettare… e prepararci per ripartire in modo impeccabile. Non possiamo fare altrimenti. Abbiamo già preso tutti i dispositivi di sicurezza che tutelano la nostra salute e quella dei nostri clienti. Abbiamo rifiutato tante richieste di persone che ci dicevano, in amicizia, di andare a tagliare loro la barba o i capelli. Non possiamo farlo per tanti motivi: per rispetto loro, per rispetto nostro e per rispetto verso i nostri colleghi.

Il danno economico purtroppo c’è ed è notevole ma… cos’altro possiamo fare? Dobbiamo trasformare le difficoltà in energie, gli ostacoli in consapevolezza… sappiamo che ci aspetta un’estate di fuoco. Appena riapriremo avremo tanti amici da servire che non ci vedono da tempo!

Ancora complimenti Max. Vuoi fare un

saluto a tutti i nostri lettori e un augurio a Max&Jò per i 30 anni di attività?

Auguro a tutti vostri lettori di ritrovare la serenità che sicuramente è mancata in queste settimane. Auguro a Max&Jò di continuare sempre a vele spiegate verso nuovi orizzonti. Voglio ringraziare tutti i membri del team: mio nipote Giuseppe che è con me oramai da tanti anni, mio figlio Piergiorgio, Antonio, Steno, Patrick, Matteo e Simone… sono gli artefici dei successi raggiunti in questi anni e auguro loro di portare Max&Jò fino al centenario!

Grazie Max e buona vita!

Grazie a tutti voi!

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