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“Nessun coinvolgimento, ora vogliamo precise garanzie”. I sindacati alzano la voce dopo la conversione dell’ospedale di palestrina


Quali sono le criticità per i dipendenti: ecco le richieste

Il giorno dopo la decisione della riconversione dell’ospedale Coniugi Bernardini, si alza la polemica a Palestrina tra operatori e sindacati che dall’oggi al domani saranno chiamati a gestire in provincia di Roma l’emergenza Covid 19.

“Innanzitutto si chiede di verificare la presenza di aree filtro, sia per le operazioni di vestizione/svestizione del personale, sia per consentire l’accesso ai non sanitari, sul modello degli ospedali deputati al trattamento di patologie infettive – si legge in una nota firmata dalla Cisl Fp indirizzata agli organi dirigenziali dell’Asl Roma 5. Altresì si chiede di verificare l’idoneità degli spazi comuni, come ad esempio gli spogliatoi del personale (attualmente privi di docce), di verificare il corretto funzionamento dell’impianto di areazione e filtraggio per garantire un adeguato ricambio di aria, secondo quanto stabilito dalla normativa vigente, di provvedere alla realizzazione delle camere a pressione negativa (requisito fondamentale) e, soprattutto, di procedere alla corretta formazione del personale, chiamato a cambiare le modalità di assistenza, secondo gli standard in uso nei presidi di eccellenza.

La fretta che accompagna tale trasformazione – continua il sindacato – seppur giustificata alla luce dell’emergenza che ha colpito l’intera nazione cogliendo tutti impreparati, se non governata con attenzione rischia di generare essa stessa pericolo per operatori, pazienti e territorio circostante. Ed è proprio la formazione dei lavoratori, a rappresentare il discriminante tra un provvedimento tampone e la realizzazione di un percorso che non ha altra alternativa che funzionare in maniera ottimale, eliminando quei margini di errore che possono in tal caso risultare fatali. Altro problema – aggiunge la Cisl – è quello attinente i servizi garantiti all’utenza no-CoVid, coloro che si recano in ospedale per sottoporsi ad esami ambulatoriali o a servizi di primaria importanza, come nel caso dei pazienti dializzati, i quali dovranno essere indirizzati altrove in altri nosocomi. Anche il pronto soccorso, da quanto si desume, dovrebbe non più essere un riferimento per il circondario e la soluzione avanzata di realizzare una postazione mobile di primo intervento, non può in nessun modo sostituirlo. Con grande rammarico, si segnala poi che il tutto è avvenuto senza coinvolgere le parti sociali aziendali.

Un comportamento ingiustificabile, anche di fronte alla attuale situazione emergenziale, sopratutto per quanti da tali cambiamenti si vedono coinvolti. A fronte di tale riconversione, in ottemperanza della normativa vigente, si rende inoltre necessario sottoporre nuovamente a visita di idoneità tutti i dipendenti, in modo da escludere dall’organico quanti presentano un chiaro rischio biologico, il quale li metterebbe in condizioni di contrarre più facilmente il virus con conseguenze deleterie; se ciò non avviene siamo pronti a ricorrere alle vie legali. Per finire, a salvaguardia della popolazione limitrofa, si chiede che il nosocomio, dopo la sua trasformazione, venga blindato, impedendo l’accesso a tutti i non addetti, familiari compresi.
Per quanto sopra, si resta in attesa dei chiarimenti e delle verifiche strutturali, che pongano tutti nella condizione di affrontare tale percorso con le garanzie di fornire e ricevere un supporto assistenziale di livello ed in totale sicurezza.

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