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“Non dovevo fare il vaccino e ora voglio giustizia”. La storia di Ivana

a cura della redazione

 

Ho iniziato a sentirmi male mezz’ora dopo la seconda dose. Ero ancora all’ospedale, al bar con una dottoressa mia amica. Ho avuto palpitazioni, parestesie ai piedi, crisi ipertensive e fortissimo calore”. Era il 24 luglio 2021 e Ivana Mazzarella, 46 anni, aveva appena fatto il vaccino anti-Covid perché il suo ginecologo le aveva detto che prendersi il virus in gravidanza è molto rischioso e lei stava provando ad avere un figlio. Ivana, residente ad Albano, si era vaccinata in doppia dose con Pfizer all’Ospedale dei Castelli.

a Valmontone

Al medico vaccinatore ha mostrato il foglio del sierologico dei suoi anticorpi – che le ha suggerito di fare suo padre medico – dove risultavano già alti, tanto che, a detta di Ivana, il medico le ha anche fatto una battuta: “Nemmeno io con 2 dosi ho questi anticorpi”. Ma comunque ha mandato avanti l’iter, e Ivana ha fatto la vaccinazione.

Una scelta sbagliata? Ivana vuole saperlo, per questo si è rivolta a un legale. La sua storia è così finita in Tribunale, seguita dall’avvocato Andrea Perillo, vicepresidente dell’associazione Danni Collaterali, del cui direttivo adesso fa parte anche Ivana, affetta ora, ha raccontato alla Dire “da una neuropatia delle piccole fibre, per cui convivo con bruciori perenni, e ho la pressione che può salire improvvisamente anche a 180 battiti a riposo. Prendo un farmaco per le due pericarditi che ho avuto, e sono entrata in menopausa due mesi dopo quel giorno”.

E’ bene ricordare che i dati del ministero della Salute parlano a oggi di oltre 145 milioni di somministrazioni di vaccino anti-Covid effettuate, e gli eventi avversi ‘gravi’ (in cui è inclusa la febbre alta) dal 2020 sono stati in tutto circa 25mila. Almeno questi sono quelli ufficiali denunciati all’Aifa.

Altre osservazioni ‘indipendenti’ sono in corso. Il Governo italiano, comunque, avendo anche gli esperti sempre detto che come con tutti i farmaci il rischio non era zero, ha stanziato attraverso il decreto ‘Sostegni ter’ dei fondi destinati al risarcimento di persone eventualmente danneggiate dal vaccino.

LA VITA DI IVANA OGGI – Sportiva, insegnante di motoria e in salute (aveva eseguito appunto tutti gli screening richiesti per una seconda gravidanza), oggi Ivana ha una vita limitata, di chi ha una malattia cronica: “Convivo con malesseri invalidanti e improvvisi e giro con un kit del pronto soccorso. Ho certezza che che sia stato il farmaco a provocarmi questo danno grave perchè ho referti medici sulla correlazione”. La partita ora passa in Tribunale. LE PROCURE – “Noi abbiamo cause legali ormai in tutta Italia- ha detto ancora l’avvocato Perillo- circa un centinaio. Le Procure però sono molto restie, vanno avanti con richieste di archiviazioni e noi facciamo opposizione, andiamo davanti al gip e stiamo fissando le varie udienze. Ho una Procura, però, che ha chiesto l’incidente probatorio. Voglio precisare comunque che un conto è l’indennizzo previsto dalla legge per un massimale di 70mila euro, diversa invece è la questione risarcitoria che passa per una causa come questa portata in Tribunale e ha a che vedere invece con la relazione medico-paziente e il consenso informato”.

a Gallicano

IL COLPEVOLE – Ivana per esempio, almeno questa la deduzione della relazione medico legale di parte sul suo caso, ha avuto “una risposta eccessiva al vaccino. Avevo già un’immunità ben oltre la media- ha spiegato lei stessa- e non avrei dovuto fare la seconda dose. Ma si vaccinava senza guardare in faccia le persone, senza anamnesi, senza tenere conto della storia clinica.

Il colpevole per me è il medico vaccinatore. Io mi sono fidata di lui, che in quel momento rappresentava lo Stato”.

L’avvocato Perillo aggiunge un altro aspetto: “Ricordo che, come scritto sui bugiardini dei vaccini mRna, è richiesta la prescrizione medica. Dove stava la prescrizione medica per i vaccini anti-Covid? Anche se parliamo di persone che hanno scelto liberamente, quindi, quel consenso informato era in qualche modo fasullo- sono state infine le parole con cui il legale ha espresso la sua tesi- perché ‘estorto’ con l’obbligo del Green Pass. Il punto di questi casi giudiziari, quindi, verte proprio sul consenso informato e su come sia stato presentato a chi si sottoponeva al vaccino”.