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Olevano Romano e i luoghi diventati celebri nella pittura danese

C’è un paese nei Monti Prenestini ritratto nelle opere di una scuola di pittori del nord Europa che ha seguito una lunga tradizione durata fino ai giorni nostri. Opere che raccontano la profondità e varietà di questi paesaggi che arrivarono a condizionare, secondo molti critici, la storia europea della pittura di paesaggio.

Stiamo parlando di Olevano Romano, una delle celebri mete del Grand tour in Italia. La storia di questo magico “amore per i Monti Prenestini” nasce nel XIX secolo quando diversi artisti danesi visitarono Olevano Romano e le aree circostanti. Gli artisti si avventuravano al di là delle mura romane spinti dalla calura estiva, dal colera e dalla malaria, richiamati soprattutto dai piccoli centri a 50-70 km da Roma, con il loro bellissimo paesaggio, col clima più fresco e con persone gentili nei loro costumi tradizionali. Le mete preferite di questi erano i Monti Prenestini e Sabini con i borghi di Olevano Romano, Bellegra (già Civitella) e Subiaco. Qui, pensioni, modelli, cibo e vino avevano un costo inferiore rispetto a Roma.

Ma c’era anche naturalmente un motivo artistico. Olevano si situa in un paesaggio incredibilmente vario, dal quale si possono ammirare le montagne circostanti fino a una distanza di 100 km; da Olevano si possono intravedere il Monte Serrone, i Monti Volsci, i Monti Prenestini, i Colli Albani (come raffigura il quadro di Mar- strand “Paesaggio Serale Italiano” della Collezione Hirschsprung), gli Abruzzi a est e dal castello, puntando lo sguardo verso ovest, si può scorgere, in lonta- nanza, la striscia argentea del Mar Tirreno.

Oltre che dalle montagne, Olevano è circondato da vigneti, uliveti e da piccole foreste. Forme e colori cambiano durante il giorno a causa della presenza o meno della luce solare, della pioggia, delle nuvole, della nebbia e dei temporali. Borghi sconosciuti e nuovi profili si rendono visibili sulle montagne. Tra Olevano e Civitella è situato il bosco della Serpentara caratterizzato, a quel tempo, da rocce e da una vegetazione di un centinaio di querce. L’amplia veduta sul territorio circostante la foresta venne dipinta dal pittore Fritz Petzholdt e da molti altri artisti.

Qui, si sono riuniti i paesaggisti di tutta Europa per dipingere motif diversi: gli alberi, le rocce, le montagne, i profili di Olevano e Civitella visti da La Serpentara, le capre, i pasto- ri, i contadini, le donne e i bambini che gironzolavano. Alcuni artisti dipinsero anche “Le Mammelle d’Italia” (i.e. i Monti Ruffi) situate a nord di Civitella, il Monte Serrone o Scalambra, i Monti Lepini o Volsci a sud di Olevano e le feste che celebravano la fine della vendemmia, come vediamo nel quadro di Mar- strand “Danza in un’osteria fuori Roma”, oggi presso il Museo ARoS Aarhus Kunstmuseum, raffigurante un vigneto presso Olevano. Abbiamo anche diverse prospettive del centro storico realizzate da Casa Baldi, una pensione sulla cima di un colle a sud-est della cittadina, che ha rappresentato per anni un importan- te luogo di incontro per molti artisti provenienti da nazioni diverse.
A Olevano e nei centri limitrofi gli artisti facevano amicizia con gli abitanti del luogo, soggiornandovi per settimane o per mesi. Alcuni vi tornarono anche più volte. Arrivavano in carrozza percorrendo la via Prenestina, altri si dirigevano a piedi passando per la via Francigena verso sud (LEGGI DI PIÙ). Nel XX e XXI secolo, fino almeno al 2014, gli artisti raggiungevano Olevano in treno da Roma, passando per Zagarolo, poi Palestrina e Genazzano. Molti di loro si fermavano a Palestrina per approfondire l’opera del Pierluigi, artista da sempre molto apprezzato nel nord Europa.

La distanza da Roma e il paesaggio in parte incontaminato di questi luoghi continua suscitare grande fascino nella pittura di paesaggio e può ancora oggi rappresentare un valore aggiunto per una valida proposta turistica territoriale.

Una citazione dell’artista Tyge Bendix, scritta sul registro dell’Albergo Roma nel 1958, illustra bene questo pensiero:
“Ogni volta che torno qui, sento che c’è un mondo che non ha bisogno di essere protetto dalle armi nucleari. È forte in sé, perché il suo nome è carico di umanità e di bontà. Quando sono qui, sento che il tempo non ha fretta ed avverto il biso- gno di impostare indietro le lancette dell’orologio al fine di percepire ciò che i miei cari antenati hanno sentito in questo bellissimo posto e, d’altra parte, mi piacerebbe metterle avanti per sapere se le generazioni future percepiranno la stessa dolcezza che sento io ora. Grazie, perché nell’era dello Sputnik esistono ancora luoghi dove parcheggiare lo spirito.”

Il Museo a Villa de Pisa

Al Museo-centro studi sulla pittura di paesaggio europea del Lazio, ad Olevano Romano, nella Villa comunale de Pisa, si conservano opere di artisti qui arrivati da paesi Europei – Francia, Germania, Austria, Danimarca, Polonia – e anche dall’America. Dalla fine del Settecento ai nostri giorni molti artisiti hanno visitato e lavorato in questo paese. Il Museo, gestito dall’Associazione AMO (Amici del Museo di Olevano)[1] conserva oltre duemila opere – tra oli, acquerelli, disegni, bozzetti, incisioni e sculture – datati dal 1780 al 2010. Sono presenti nel Museo anche venti incisioni di Joseph Anton Koch, della serie Vedute romane, del 1810, con i relativi rami originali, ricevuti in dono nel 1999 dagli eredi dell’artista.[2] Dal 1803 Koch visitò la Campagna romana, in particolare la foresta di querce della Serpentara e Olevano Romano: qui soggiornò, per più di trent’anni, durante l’estate.
Sono conservati nel Museo disegni e litografie di altri artisti dell’Ottocento – tra cui il pittore svizzero Friedrich Salathè, l’austriaco Anton Altmann, il francese Karl Lindemann-Frommel (era nato a Sainte-Marie-aux-Mines), il tedesco Franz Drebere, il polacco Franz Gustav Arndt – e opere di artisti del Novecento – tra cui il pittore tedesco Walter Strich-Chapell – e anche opere di esponenti del movimento Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività) e del tedesco Heinz Hindorf.


Tra gli artisti danesi che sono stati ad Olevano: lo scultore Ernst Meyer, il pittore Friedrich Thøming che andò anche a Capri e morì a Napoli povero e malato, Albert Küchler pittore umoristico che in Italia si convertì al cattolicesimo e si fece monaco, ed Edward Falkner Murphy, funzionario e pittore per diletto, che dal 1861 si stabilì con la moglie ad Olevano.[3][4]
Altri pittori che hanno dipinto ad Olevano Romano sono Jean-Baptiste Camille Corot, il pittore di area romantica e contiguo alla pittura nazzarena Friedrich von Olivier e Franz Horny che morì molto giovne di tubercolosi ed è sepolto nella locale Chiesa di San Rocco.

Memoria dei luoghi


Un brano di Adrian Ludwig Richter, pittore e illustratore, tratto dalla sua Autobiografia e relativo ad una gita ad Olevano, insieme ad un amicoː[5]
«Wagner[6] ed io decidemmo di trascorrere tutto il mese di settembre 1824 in Olevano che era diventata, dai tempi di Koch, il luogo di soggiorno preferito dai pittori tedeschi. Ai primi di settembre lasciammo finalmente la bella cittadina di Tivoli. […] Attraverso piantagioni di fichi, di viti e d’ulivi salimmo verso Olevano, la cui piramide rocciosa, coronata dalle rovine di un castello, improvvisamente ci apparve davanti agli occhi. Un magico miracolo della natura, accanto all’opera dell’uomo. Corremmo, senza fiato, bramosi verso la Serpentara, di cui avevo tanto sentito parlare: è veramente il pezzo di terra che sembra apposta creato per i pittori. Ad una mezz’ora da Olevano si trova un colle boschivo di querce e fra le rocce cosparsi ovunque, salgono, scendono, si incontrano in serpeggiamenti pittorici, rustici sentieri. Ginestre, ginepri, rose selvatiche crescono qua e là sulla nuda roccia.»

FONTI: “ARTISTI DANESI AD OLEVANO – UNA TRADIZIONE DI DUECENTO ANNI ” di Jitte W. Keldborg e Serafino Mapieri

WIKIPEDIA