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Ospedali, arrivano i dispositivi di protezione. Gli infermieri: “Ci aspettavamo qualcosa in più”


Fa discutere il nuovo piano della Regione Lazio

In queste ore sono arrivati anche negli ospedali del territorio dei Monti Prenestini i DPI, i dispositivi di protezione individuale per l’emergenza Coronavirus. Su attivazione della Regione Lazio, il R.O.E. come Struttura Operativa del Servizio Nazionale di Protezione Civile, è stato incaricato nella giornata di oggi della consegna di 22.000 calzari, 5.000 mascherine, 1.000 tamponi, 500 tute idrorepellenti.

Esaudite dunque per ora le richieste dei sindacati (LEGGI QUI). Tuttavia a bene vedere, secondo il personale interno, sono ancora diverse le criticità da affrontare. In una nota stampa Laura Rita Santoro, coordinatore del sindacato degli infermieri del Lazio, esprime perplessità sul piano della Regione Lazio appena approvato.

Al sindacato desta perplessità il punto 22 dove si legge che il personale sanitario venuto in contatto con paziente affetto da COVID 19, asintomatico, prosegue la propria attività professionale, previa osservanza di adeguate misure di contenimento del contagio ed è sottoposto a sorveglianza sanitaria.

“Definirmi perplessa è discutibile. Soprattutto considerando l’assenza, o forte penuria dei dispositivi di protezione individuale. Il personale rischierebbe di essere il curante, e l’untore contemporaneamente. …non considerando la famiglia cui potrebbe o vorrebbe fare ritorno! 

Il punto 23, aimè, mi ha lasciata sconcertata, dal momento che scritta dalla Regione Lazio! Sono preoccupata per gli infermieri, e le assunzioni in deroga all’ordinario sistema di approvazione del fabbisogno assunzionale. Normalmente si trasformano in assunzioni esternalizzate, benché esistano graduatorie di mobilità, e di un concorso con 7000 idonei, pronti a rinforzare le file di chi si sta impegnando tutt’oggi. Come Nursing Up abbiamo calcolato, che nel Lazio, le graduatorie di mobilità, vengono utilizzate, nel migliore dei casi, per un 30%. Professionisti sanitari, già collaudati, da altre strutture, che vorrebbero semplicemente avvicinarsi a casa. Penso anche ai tecnici di laboratorio, in assenza di concorsi, e tempistiche improponibili. Mi aspettavo qualcosa di più concreto e realizzabile in tempi brevi. Non mi aspettavo un ospedale costruito in 10 giorni come a Wuhan, ma neanche le solite programmazioni che lasciano perplessi, soprattutto chi l’ospedale e le urgenze le vive quotidianamente. 

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