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Paleontologi per un giorno, alla scoperta di fossili e dinosauri. Nuovo appuntamento a Rocca di Cave

Per molti bambini diventare paleontologo è un vero sogno, ma in pochi sanno in cosa consiste davvero questo affascinante mestiere. L’occasione è offerta questa domenica, 3 luglio a partire dalle ore 10.00: il Geo Museo Ardito Desio di Rocca di Cave organizza una mattinata in compagnia di due geologi per imparare ad indagare sulle forme di vita passate.

Fossili, dinosauri e un’antica scogliera di 100 milioni di anni fa stanno solo aspettando di essere scoperte da tanti piccoli e grandi paleontologi.

Si partirà dal Planetario per scoprire i segreti del tempo e della storia che racchiude Rocca di Cave; sì proseguirà alla scoperta del dinosauro Tito, ritrovato nella zona nel 2016 per poi avventurarsi alla scogliera cretacica fossile. Un’occasione imperdibile per scoprire la vita di 100 milioni di anni raccontati in una mattina, camminando tra sentieri naturalistici, boschi e montagne. Costo 9 euro. CLICCA QUI PER PRENOTARE 

ROCCA DI CAVE E IL RITROVAMENTO DEL DINOSAURO TITO

Anni fa, Antonio Bangrazi, mentre costruiva un muretto a secco con massi recuperati da una parete rocciosa situata tra i comuni di Cave e Rocca di Cave, si accorse che alcuni blocchi sembravano contenere ossa fossilizzate. Ma non le mostrò a nessuno fino all’estate del 2012, quando l’amico Gustavo Pierangelini, fortemente incuriosito, riuscì a fotografarle e ad inviarle per email a Cristiano Dal Sasso, del Museo di Storia Naturale di Milano (Msnm), per una valutazione paleontologica preliminare. Soprannominato “Tito”, il dinosauro di Rocca di Cave rappresenta il primo sauropode italiano conosciuto attraverso resti scheletrici. Insieme a impronte fossili lasciate da forme affini, rinvenute negli scorsi anni sia in Lazio sia in Puglia, Tito conferma che l’Italia fu una terra abitata dai dinosauri per lungo tempo, forse crocevia di rotte migratorie da sud a nord e viceversa.

Le ossa rinvenute sono soltanto una vertebra della coda e due frammenti del bacino; benché insufficienti per permettere ai paleontologi di coniare una nuova specie, esse si sono rivelate abbastanza ricche di informazioni da far comprendere che Tito apparteneva ai sauropodi titanosauri, un gruppo di dinosauri erbivori dall’andatura quadrupede, aventi collo e coda molto lunghi e il ventre estremamente largo e pesante. Ai titanosauri appartengono le più grandi creature di terraferma mai esistite, lunghe anche 30 metri e pesanti come dieci elefanti. Tuttavia, l’esemplare italiano ha dimensioni molto più ridotte di quelle dei suoi parenti, tanto che si stima fosse lungo “solo” 6 metri. Non è chiaro se Tito fosse effettivamente un adulto di piccola taglia o un individuo giovane, ancora in crescita, ma le impronte coeve rinvenute a Sezze, riferibili a titanosauri lunghi più di 10 metri, rendono più verosimile la seconda interpretazione.

Osservando la vertebra ritrovata e il modo in cui poteva articolarsi con le altre, i paleontologi hanno dedotto che la coda di Tito doveva compiere agevolmente movimenti dall’alto verso il basso, permettendo all’animale di usarla anche come puntello se si fosse sollevato in piedi sulle sole gambe.

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