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Palestrina e Zagarolo più vicine che mai: nasce “Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii”. 

a cura della redazione

Una notizia importante per lo sviluppo turistico di Palestrina e Zagarolo.

Sotto la guida della dottoressa Martina Almonte, dirigente del MiC e direttrice dei Musei e aree archeologiche di Praeneste e Gabii, il Museo archeologico nazionale di Palestrina è da oggi parte di un nuovo istituto autonomo della cultura: Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii.

Abbiamo voluto intervistarla per comprendere meglio le potenzialità di questo nuovo corso.

Dott.ssa Almonte lei è la nuova direttrice dei Musei e aree archeologiche di Praeneste e Gabii. Quali sono le novità che intende introdurre sotto la sua direzione?

La mia nomina come Direttrice dei “Musei e aree archeologiche di Praeneste e Gabii” da parte della Direzione Generale Musei risale allo scorso 16 maggio. Il Museo archeologico prenestino ha un’antica tradizione ed è stato molto curato, penso in primis a Sandra Gatti. La mia è quindi la posizione di chi deve anche molto apprendere per poter innovare. Certamente lavorerò per unificare a tutti gli effetti la visita del complesso prenestino (il museo con l’area archeologica del santuario ed il foro) e per creare una rete non solo con il sito di Gabii ma con tutto il territorio.

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Da oggi il Museo archeologico nazionale di Palestrina è parte di un nuovo istituto autonomo della cultura: Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii. Questa novità che prospettive apre al turismo locale?

La nascita di un nuovo istituto della cultura è una cosa molto importante, significa scommettere sulle possibilità di un territorio di farsi protagonista e generare un rapporto virtuoso, culturale ma anche – perché no? – economico. L’autonomia permette al dirigente di muoversi con molta più intraprendenza nei rapporti non solo con gli enti locali e gli interlocutori istituzionali, ma anche con le realtà imprenditoriali e con la società civile tutta. Lo sviluppo di un programma culturale solido e innovativo sarà supportato dalla presenza di un comitato scientifico la cui nomina attendiamo nei prossimi mesi.

La vicinanza alla Capitale costituisce da sempre un’opportunità importante per il turismo della provincia, fino ad ora poco sfruttata. In che modo Palestrina e Zagarolo possono inserirsi in questo contesto?

Il nuovo istituto si trova in una zona di contatto tra la periferia di Roma (Gabii è quasi interamente compresa nel VI municipio) e i comuni subito al di fuori di essa. Un’area che piuttosto che essere di discontinuità deve essere di osmosi, dobbiamo lavorare unitariamente. La mia esperienza nel Parco archeologico del Colosseo dal 2016 al 2023, con le numerose interlocuzioni con l’assessorato alla cultura di Roma Capitale così come con tutti i professionisti del turismo, mi ha convinta di quanto sia necessario ed urgente riuscire a modificare lo sviluppo turistico nell’area della capitale. Un turismo mordi e fuggi che porta ad un ingolfamento di poche aree e monumenti e di fatto a un’esperienza memorabile quanto faticosa, a un radicale allontanamento degli abitanti dal centro storico e a un servizio di qualità medio-bassa. C’è voglia anche da parte degli operatori del settore di aumentare la qualità e questo è pensabile solo a partire da una redistribuzione dei flussi turistici anche nell’agro romano e nei comuni limitrofi.

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Per i siti di Praeneste e Gabii si può immaginare un percorso di visita unitario, spalmato in uno o più giorni?

Gabii dista da Palestrina meno mezz’ora di macchina, certo che si può immaginare un percorso di visita unitario! Però bisogna lavorare sui collegamenti, è fondamentale. Sono già in contatto con Roma Capitale e sono fiduciosa di trovare interlocutori interessati anche a Palestrina e Zagarolo.

Il prossimo Giubileo, che si aprirà ufficialmente il 24 dicembre 2024, potrebbe rappresentare un trampolino di lancio? Se si, in che modo?

Dobbiamo lavorare sui servizi di visita e sui rapporti con gli operatori turistici. Sono convinta che riusciremo a cogliere l’opportunità.

Gabii e Praeneste, sono due siti archeologici e museali di notevole importanza, ma ancora poco conosciuti: cosa hanno in comune e cosa li differenzia? Cosa intende fare per promuoverli?

La nascita di questo istituto ci permette di valorizzare l’antico legame tra Gabii e Praeneste, centri del Latium Vetus già prima della fondazione di Roma, caratterizzati dalla presenza di importanti santuari. Dobbiamo pensare che già in epoca pre-urbana il territorio era caratterizzato da un sistema a rete, con una viabilità di origine remota, in cui i santuari giocavano un ruolo fondamentale: dal monte Albano, dove si trovava il principale santuario della lega dei popoli latini, dovevano essere visibili Tivoli, Gabii, Praeneste, Pratica di Mare, Anzio, Terracina. L’importanza di questi centri dura per tutta l’età repubblicana, come dimostra la grande monumentalizzazione di II secolo a.C.: tutti conoscono il santuario di Palestrina con il tempio al di sopra del teatro e dei terrazzamenti, ma il tempio di Giunone gabina a sua volta è situato in corrispondenza del centro della cavea teatrale. Le più antiche iscrizioni latine sono state rinvenute nei due siti, come riecheggia la leggenda che vuole che Romolo e Remo fossero andati a studiare a Gabii. La differenza però salta agli occhi ed è nella continuità di vita: l’attuale città di Palestrina è conformata sull’antico santuario, laddove l’antica Gabii è un perfetto esempio di agro romano che, in più, non è aperta al pubblico in ordinario. La promozione parte quindi dal valorizzare gli aspetti comuni ma anche le differenze, deve far perno nell’apertura al pubblico anche dell’area di Gabii con il museo attualmente in corso di allestimento e coinvolgere tutto il territorio.