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Palestrina, il maltempo non ferma Sant’Antonio: bovari, carrettieri e mulattieri sfilano in centro

a cura della redazione

Hanno sfidato l’allerta maltempo, mettendosi in coda per ore in attesa della benedizione annuale. I prenestini e Sant’Antonio, un legame che dura da diverse generazioni e che oggi 17 gennaio 2023 si è rinsaldato in memoria dei tempi passati e delle antiche consuetudini.

Nella giornata di oggi si sono svolte le tradizionali celebrazioni con diversi appuntamenti a partire dalla Santa Messa in mattinata presso la parrocchia di Sant’Antonio e proseguendo con il raduno delle Associazioni, il mercato agricolo e artigianale, gli stand e la sfilata. Nel pomeriggio, in uno dei pochi momenti di tregua del maltempo, si è svolto il tradizionale scambio delle bandiere tra le tre associazioni che da generazioni sono protagoniste della festa, tra sacro e profano.

Bovari, Carrettieri e Mulattieri in collaborazione con l’Università Agraria di Palestrina hanno tenuto fede alla tradizione.

Storia di un antico legame

L’importanza storica di S. Antonio l’eremita  (vissuto fra il III e il IV sec.) va collogata al fatto che egli fu una delle più grandi figure dell’ascetismo cristiano primitivo. A Palestrina il ricordo del santo ha un carattere prevalentemente agricolo e fa registrare nella classe di contadini e dei possessori di bestiame, le usanze più caratteristiche sotto il profilo strettamente folcloristico.

I contadini l’hanno ‘hanno sempre sentito come loro amico e protettore e, per distinguerlo da S. Antonio di Padova, lo chiamavano: “chillo de gennaro”. Sottolineavano anche le condizioni atmosferiche col detto : “Sant Andonio colla barba bianca, se non fiocca puoco ce manca e, se fiocca, ne fa ‘na canna”… e oggi ci ha provato! Il giorno della festa, la bandiera dell’Associazione, sulla quale era raffigurato il santo con il tradizionale mantello da eremita e il maialinio ai piedi, veniva prelevata dalla casa dello “Festarolo” decaduto e portata, da parte del comitato, nell’abitazione del “festarolo” nuovo che offriva un rinfresco a base di “pagnottelle” con prosciutto e salame.

Durante la mattinata chiunque avesse qualche animale lo portava a ricevere la benedizione, ma alle dieci, bisognava lasciare il campo libero alle prime delle “cavargate”: quella dei butteri o bovari facenti parte dell’Università Agraria. Non cito tutto il resto, perché facciamo giorno, e passo alla fine della manifestazione.

La festa non era finita: c’era ancora l’appuntamento con un lauto banchetto, consumato in una trattoria del paese dove finalmente, dopo tante preghiere e benedizioni, era consentito ubriacarsi e mandare al diavolo tutte le preoccupazioni. C’era sempre qualcuno che si raccomandava al santo e diceva: “Nun te zzardà’ de famme veni’ lo fuoco de “Sant Anduonio!”… e tutti i “Salmi finivano in gloria”.