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Palestrina, malate di tumore e in fuga dalla guerra: la forza delle donne ucraine

di Carmine Seta

 

Hanno tra i 30 e i 40 anni, hanno attraversato i territori colpiti dalla guerra, lasciando i propri famigliari, resistendo alle violenze, al freddo e alla malattia. Sono le donne ucraine adottate dalla comunità prenestina, arrivate a marzo attraverso i corridoi umanitari della Caritas e che oggi rivivono una nuova vita piena di speranze ma segnata profondamente dagli orrori della guerra.

Provengono soprattutto dal Donbass, un’area massacrata dal conflitto ucraino-russo, la “miccia” che ha scatenato il terribile incendio voluto da Putin.

L’etimologia del nome Donbass è: bacino del carbone del Donetsk. L’area è stata uno degli epicentri minerari del mondo, con centinaia di estrazioni attive e inattive, una catastrofe ecologica lenta che ha contaminato acqua e suolo, sulla quale ora la guerra ha riacceso i riflettori.

Una delle amare scoperte fatte dagli operatori della Caritas di Palestrina è che queste famiglie disperate giungono nel nostro Paese con gravi problemi di salute. Molte di loro non sanno di essere malate, altre non possono curarsi perchè in Ucraina la sanità è tutta “a pagamento”, comprese le terapie anti-tumorali, rinunciando così ad avere una vita normale.

È il caso di Irina, nome di fantasia, arrivata all’aeroporto di Fiumicino stremata e in condizioni di salute disperate. Nel suo Paese le era stato diagnosticato un brutto tumore “in stato terminale”, per lei secondo i medici ucraini non c’era più nulla da fare.

36 anni, non era in grado più di assistere nemmeno i suoi figli minori, alcuni piccoli e bisognosi di cure. Qui a Palestrina ha trovato le attenzioni della Caritas e di una comunità intera che ha aperto le braccia per salvare una giovane mamma. Dalla ricerca delle interpreti, fino alla regolarizzazione dei documenti e all’avvio delle cure, è iniziata una corsa attraverso le reti di amicizie nel territorio romano e della provincia.

Le era stata fatta una promessa: “A Natale tutto tornerà nella normalità”.

La guerra non è finita, ma Irina è tornata a vivere, a guardare i suoi figli con gli occhi finalmente di una mamma attenta e premurosa, che ora guarda al futuro con un po’ più di fiducia. Dopo mesi di cure e cicli pesanti di chemioterapia tra Tor Vergata e il Gemelli, la sua condizione è ora fuori pericolo. Qualcuno ha gridato al “miracolo”, quello sicuramente di una solidarietà bellissima, mai vista, che ci fa essere orgogliosi di essere italiani.

Il suo purtroppo non è un caso isolato. Altre due donne assegnate alla Caritas di Palestrina sono affette da tumore, a una di loro è stato asportato anche un rene, vincendo alla fine la battaglia contro il brutto male. In patria i loro mariti e compagni continuano a combattere la lotta contro l’oppressore nella speranza che tutto questo, un giorno, abbia davvero una fine.