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Palestrina: tutto pronto per la Madonna del Carmine. Don Enrico: «Spero di vedervi tutti alla festa»

A Palestrina - Nuova apertura

Dopo due anni di stop dovuti alla pandemia tornano a Palestrina, nella loro completezza, i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine. (Foto: Paolo Cilia)

Il culmine dei festeggiamenti sarà sabato 16 e domenica 17 con l’esposizione della statua e la processione per le vie della città che si terrà domenica 17 dopo la Santa Messa delle 19 in Piazza del Carmine - spiega Don Enrico Pinci -. Il tutto si concluderà poi con la deposizione della statua lunedì 25 dopo la Santa Messa serale. Ricordo ai fedeli che, anche in questa occasione, siamo invitati a rispettare le norme che ci sono state prescritte da chi di dovere. Spero di vedervi tutti alla festa.
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ORIGINI DELLA DEVOZIONE CARMELITANA

(Tratto dal sito santantoniopalestrina.it)

Il profeta Elia (IX sec. a.C.) dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta di una nube piccola “come una mano d’uomo”, che si alzava dalla terra verso il monte, portando una provvidenziale pioggia, salvando così Israele da una devastante siccità.

La Tradizione racconta che già prima del Cristianesimo, sul Monte Carmelo (Karmel giardino-paradiso di Dio) si ritiravano degli eremiti, vicino alla sorgente del profeta Elia, poi gli eremiti proseguirono ad abitarvi anche dopo l’avvento del cristianesimo e verso il 93 un gruppo di essi che si chiamarono poi “Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”, costruirono una cappella dedicata alla Vergine, sempre vicino alla fonte di Elia.

Si iniziò così un culto verso Maria, il più bel fiore di quel giardino di Dio, che divenne la ‘Stella Polare, la Stella Maris’ del popolo cristiano. È sul Monte Carmelo, che è una catena montuosa che si estende dal golfo di Haifa sul Mediterraneo fino alla pianura di Esdrelon, richiamato più volte nella Sacra Scrittura per la sua vegetazione, bellezza e fecondità, continuarono a vivere gli eremiti, finché nella seconda metà del sec. XII, giunsero alcuni pellegrini occidentali, probabilmente al seguito delle ultime crociate del secolo; proseguendo il secolare culto mariano esistente, si unirono in un Ordine religioso fondato in onore della Vergine, alla quale i suddetti religioni si professavano particolarmente legati. L’Ordine non ebbe quindi un fondatore vero e proprio, anche se considera il profeta Elia come suo patriarca e modello: il patriarca di Gerusalemme s. Alberto Avogadro (1206-1214), originario dell’Italia, dettò una ‘Regola di vita’, approvata nel 1226 da papa Onorio III. Costretti a lasciare la Palestina a causa dell’invasione saracena, i monaci Carmelitani, come ormai si chiamavano fuggirono in Occidente, dove fondarono diversi monasteri: Messina e Marsiglia nel 1238; Kent in Inghilterra nel 1242; Pisa nel 1249; Parigi nel 1254, Palestrina nel 1449, diffondendo il culto di Colei che: “le è stata data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron”.

Il 16 luglio del 1251 la Vergine circondata da angeli e con il bambino in braccio, apparve al primo Padre Generale dell’Ordine, San Simone Stock, al quale diede lo scapolare col ‘privilegio sabatino’, che consiste nella promessa della salvezza dall’inferno, per coloro che lo indossano e la sollecita liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte. Lo ‘scapolare’ detto anche ‘abitino’ non rappresenta una semplice devozione, ma una forma simbolica di ‘rivestimento’ che richiama la veste dei carmelitani e anche un affidamento alla Vergine, per vivere sotto la sua protezione ed è infine un’alleanza e una comunione tra Maria ed i fedeli. Papa Pio XII affermò che “chi lo indossa viene associato in modo più o meno stretto, all’Ordine Carmelitano”, aggiungendo “quante anime buone hanno dovuto, anche in circostanze umanamente disperate, la loro suprema conversione e la loro salvezza eterna allo Scapolare che indossavano! Quanti, inoltre, nei pericoli del corpo e dell’anima, hanno sentito, grazie ad esso, la protezione materna di Maria! La devozione allo Scapolare ha fatto riversare su tutto il mondo, fiumi di grazie spirituali e temporali”.

Altri papi ne hanno approvato e raccomandato il culto, lo stesso Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II lo indossavano. L’Ordine Carmelitano partito dal Monte Carmelo in Palestina, dove è attualmente ubicato il grande monastero carmelitano “Stella Maris”. Si propagò in tutta l’Europa, conoscendo nel sec. XVI l’opera riformatrice dei due grandi mistici spagnoli Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, per cui oggi i Carmelitani si distinguono in due Famiglie: “scalzi” o “teresiani” (frutto della riforma dei due santi) e quelli senza aggettivi o dell’antica osservanza”.

Lo stemma carmelitano è timbrato da una corona a cinque fioroni chiusa da un nimbo di dodici stelle, con un braccio destro uscente che tiene una spada fiammeggiante. La prima raffigurazione dello scudo carmelitano appare per la prima volta sul finire del secolo XV, nel 1499, nella copertina di un libro sulla vita di S.Alberto. Il simbolo appariva sotto la forma di un “vexillum” che poi andò modificandosi nei dettagli attraverso il passare del tempo fino ad assumere l’attuale forma di scudo araldico. Secondo l’interpretazione data da P. Emanuele Boaga O. Carm, nello scudo carmelitano troviamo due elementi fondamentali: una montagna stilizzata, il cui vertice proiettato nel cielo, presenta i lati arrotondati e tre stelle d’oro (generalmente a sei punte) di cui una al centro della montagna (chiaro riferimento al Monte Carmelo, luogo di origine dell’Ordine) e le altre due disposte simmetricamente nel cielo, a destra e a sinistra della montagna. La stella inferiore potrebbe rappresentare la Vergine Maria Stella del mare e le due stelle superiori i profeti Elia ed Eliseo.

Questa interpretazione si basa sulla evoluzione storica dello scudo. Nel ricordato primo “vexillum” del 1499, non appaiono le stelle, ma nella parte superiore centrale si vede la Vergine dell’Apocalisse in una mandoria di luce, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle in testa. Nell’anno 1595 dal “vexillum” spariscono le figure della Vergine dei Profeti e appare sotto la scritta soltanto lo scudo con corona ducale, e sopra di esso il braccio e la spada di Elia con la scritta “zelo zelatus sul pro Domino Deo exercitum” (arco di zelo per il Signore Dio degli eserciti).