Un viaggio continuo alla ricerca delle radici di una terra, dei suoi valori e delle sue intime connessioni.

Ponte Sant’Antonio, c’è l’impegno del Ministero per la messa in sicurezza


Accolta la segnalazione dell’AGP: al via la progettualità

Mibact e Soprintendenza hanno accolto la segnalazione di Alp, Rete di associazioni per la tutela e la valorizzazione dei Monti Prenestini, in merito alla grave lesione strutturale che potrebbe causare il crollo di Ponte Sant’Antonio, uno dei più straordinari monumenti che impreziosiscono il tracciato dei quattro acquedotti della Roma imperiale che attraversano l’Agro Tiburtino-Prenestino prima di giungere a Roma con percorsi che raggiungono una lunghezza anche di 90 km.

In una comunicazione arrivata nella giornata di ieri 31 marzo gli uffici del ministero informano “che il piano di interventi proposto dalla competente Soprintendenza è al vaglio degli uffici centrali dell’Amministrazione, così come della Segreteria del Ministro che sta seguendo direttamente l’evolversi delle progettualità da intraprendere. A nome del Ministro si coglie l’occasione per ringraziare il Comitato per l’impegno che dedica al nostro patrimonio culturale.”

IL PONTE DI SANT’ANTONIO

Questo ponte, che trae il nome da una immagine di Sant’Antonio (oggi scomparsa), è uno dei più bei ponti degli acquedotti romani. Mentre l’Acqua Claudia attraversava il fosso dell’Acqua Raminga tramite un piccolo ponte, per l’Anio Novus fu costruito questa imponente opera.

Originariamente era formato da un arco centrale alto 30 metri, sostenuto alle estremità da poderose opere di contenimento e fiancheggiato da sei archi, i dimensioni minori, lungo la parte settentrionale e due lungo quella meridionale, per una lunghezza di 120 metri. La struttura era in blocchi di tufo e caratterizzata da opus reticulatum. Successivamente, nel corso del IV e V secolo d.C., al tempo in cui sono consoli gli Anici Probi, fu restaurato con massicce opere cementizie e rivestimenti in laterizio e consolidato per mezzo di sottoarchi disposti in ordine sovrapposti che ridussero la luce delle arcuazioni.