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Quando gli americani si fermarono a San Cesareo prima di raggiungere la Capitale

a cura della redazione

Uno degli inviati di punta di LIFE, il fotografo Carl Mydans, è sulle tracce della Task Force Howze (TFH) lanciata nella volata finale verso Roma. Durante l’inseguimento il reporter giunge a San Cesareo. Sono le ore 13.00.

Percorrendo la via Casilina anche il 1° Plotone della 3d Reconnaissance Troop aveva raggiunto l’abitato nel corso della mattina. Era la prima formazione americana ad arrivare in zona e aveva il compito di mettere in sicurezza l’area in attesa dell’arrivo della colonna motorizzata del 15th Infantry Regiment.

La zona sembra deserta, i combattimenti sono cessati da un po’. L’avanguardia della TFH è passata di qui come una tromba d’aria e ha spazzato via tutte le postazioni tedesche. La jeep di Mydans si ferma, c’è qualcosa di interessante da documentare.

Il fotografo si posiziona all’incrocio tra la Casilina e Viale dei Cedri. Sullo sfondo c’è la chiesa parrocchiale di San Giuseppe, l’edificio è danneggiato ma non sembra compromesso. Lo scatto è compositivamente perfetto, verrebbe da dire bello. Il cadavere di un soldato tedesco però restituisce tutto il dramma della situazione. Qualcuno ha provveduto a sfilargli gli scarponi, succede spesso ai tedeschi. Ciò che non serve più ai morti è essenziale per i vivi. La parte terminale del muretto che separa le due strade è saltato in aria, pietre e mattoni sono ovunque. Ma c’è un altro elemento che domina l’inquadratura, un pannello di legno su cui qualcuno ha scritto grezzamente e in velocità alcune parole. È un messaggio e sembra perentorio.

C’è scritto: “Hahm Halt! Alles zum Meldekopf!”. Probabilmente è un messaggio con il quale si impone alle unità in ripiegamento appartenenti alla formazione Hahm di fermarsi e fare rapporto al referente. A lato si nota anche un simbolo, un cerchio con un tratto inclinato. Non ci sono dubbi è un simbolo reggimentale della famigerata Fallschirm Panzer Division Hermann Göring o “HG” come dicono alcuni. Insomma le foto parlano, basta saperle ascoltare e interpretare. Ma cos’è Hahm? O meglio chi è Hahm? Il Maggiore Constantin Hahm fa parte del comando del Secondo Reggimento Fallschirm-Panzergrenadier HG, per l’appunto. Tra qualche giorno, precisamente il 09.06.44, sarà decorato con la Croce di Ferro, probabilmente per meriti conseguiti durante la ritirata da Roma. Ma alcuni mesi fa, nel corso del rastrellamento del 7 ottobre 1943, l’allora Capitano era stato uno dei responsabili (presunti) dell’uccisione di Marcantonio Peluso, un bracciante di 44 anni di Gurvo di Pietramala.

A parte le doti combattentistiche, quelli della Göring sono noti per le efferatezze sui civili e per essere una formazione impiegata frequentemente nella lotta antipartigiana. Nell’immagine di Mydans, a destra, si scorgono vari altri cartelli della logistica tedesca, in buona parte riferibili ancora alla Divisione HG. Un altro nome compare, per ben due volte: Thor, il dio del tuono delle saghe germaniche. In questo caso però non c’è nulla di mitologico, anzi. Si tratta del Capitano Hans Thor, un ufficiale del Primo Reggimento Fallschirm-Panzergrenadier HG. Pure lui pare essere coinvolto in qualche modo nell’uccisione di Peluso e anche lui verrà decorato con la Croce di Ferro. La quantità di cartelli della Divisione Hermann Göring visibili nella foto di Mydans è la dimostrazione evidente di quanto questa formazione sia coinvolta nell’ostacolare l’avanzata statunitense e nel coprire la ritirata tedesca a nord di Roma. Compare anche un terzo nome legato alla Divisione HG. Si tratta del Colonnello Hans-Horst von Necker, la preposizione “von” indica che la sua famiglia ha origini nobili. Questo è il pezzo grosso della situazione dato che è il comandante del Secondo Reggimento Fallschirm-Panzergrenadier HG.

Guardandola da un altro punto di vista questa, come tante altre immagini simili, ci dice che i militari tedeschi in quanto ad intelligence sono tradizionalisti e un po’ fessi. Loro amano tappezzare tutte le strade con cartelli recanti i nomi di formazioni e Feldpostnummer (i numeri della posta da campo). Insomma ogni palo della luce o dell’alimentazione elettrica può diventare un manuale sulle unità militari del Terzo Reich. Gli statunitensi almeno da questo punto di vista sono più scaltri, per loro l’intelligence è roba seria perché con i cartelli stradali sono estremamente parsimoniosi.

Mydans si trattiene a San Cesareo ancora un po’. Si volta in direzione della stazione ferroviaria e lungo una stradicciola sterrata parallela alla consolare nota due gruppi di militari. Percorre poche decine di metri e li raggiunge. Quelli in piedi con fare dinoccolato e le mani in tasca sono chiaramente americani. Gli altri seduti sul terreno polveroso, esausti e smarriti sono decisamente tedeschi. Alcuni sottufficiali stanno procedendo con gli interrogatori dei prigionieri, la perquisizione ed il controllo dei documenti. Effetti personali, Soldbuch e foto di parenti e fidanzate finiscono nella polvere. In fondo si riconoscono il magazzino e la sottostazione elettrica dell’area ferroviaria. Conclusi i primi sommari accertamenti, il gruppo viene scortato verso il paese. Qui gli uomini della Military Police della 3rd Infantry Division distribuiscono dei cartellini identificativi e sottopongono i prigionieri ad una nuova perquisizione. Documentati anche questi risvolti della guerra il fotografo raggiunge la sua jeep e riprende l’inseguimento della Task Force Howze.

Fonti delle immagini: LIFE/gettyimages, Google Maps.

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