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Riaprono le attività: il traffico che aumenta, il caos dei codici Ateco e il dilemma degli spostamenti


Tanti dubbi e incertezze. Alcuni hanno scelto di non aprire per non incorrere in una multa. I cittadini preferiscono sempre più la consegna a domicilio

Il traffico che aumenta, il caos dei codici Ateco e il dilemma degli spostamenti. Sono i primi effetti dell’allentamento delle misure del lockdown, a seguito dell’ultimo Dpcm dello scorso 10 aprile. Sul territorio hanno aperto i negozi di vestiti per neonati e bambini, sono ripartite le attività forestali, l’industria del legno e anche la produzione di computer. Dal 20 aprile nel Lazio serrande su anche per le librerie.

La serrata pressoché totale per il resto viene prorogata ancora fino al 3 maggio, ma le regole sulle riaperture non sono così chiare per tutti.

In questi giorni gli uffici di polizia locale del territorio stanno cercando di rispondere alle decine di richieste di cittadini e titolari di partita iva, districandosi tra norme, circolari e nuovi provvedimenti sanzionatori.

Partiamo dai codici Ateco. La lista si è allungata di una decina di voci, andando a interessare anche “attività miste”, quelle che cioè in teoria potrebbero riaprire. Un esempio? Gli autolavaggi. Secondo le disposizioni normative potrebbero riaprire, ma nei fatti molti sono ancora chiusi. Perchè? Lo chiediamo al comandante della polizia municipale di San Cesareo, Giuseppe Lamboglia.

“Il fatto è che la legge ha lasciato a queste attività anche l’obbligo di evitare assembramenti – dice il comandante. Si deve uscire per comprovate esigenze primarie, ma lavare l’auto è un’esigenza primaria? E poi, come si fa  evitare le file?”

Stesso discorso per le pasticcerie, che possono riaprire ma solo per la produzione da forno e non per la commercializzazione dei prodotti al pubblico. Che è un po’ una contraddizione.

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 Sul caso invece delle attività florovivaistiche presenti sul territorio la Regione Lazio, con un provvedimento ad hoc, è venuta incontro alle esigenze di queste attività, consentendo a tutti l’uscita (solo una volta al giorno e una persona alla volta) per attività hobbystiche. Insomma, in questo caso, anche se non è una necessità “urgente” ci si può recare fuori dal proprio comune per acquistare fiori e piante. È lo stesso discorso che in teoria ha riguardato finora anche le ferramenta e le attività del fai da te. “Posso andare in un altro comune ad acquistare un prodotto che non potrei acquistare nel mio comune?” La risposta anche dalle Faq del Governo è sì e interessa oggi tanto le ferramenta quanto i negozi di bambini che hanno riaperto da poco i battenti. 

Come ha ribadito il comandante della polizia locale di San Cesareo: “Ora però l’incombenza ricade sui commercianti, che hanno l’obbligo di far rispettare le prescrizioni dettate dal Governo”. 

E non sempre è possibile farlo. 

Il risultato è che alcuni negozi e attività hanno scelto di non aprire per non rischiare di incorrere in un verbale, fino al ritiro della licenza.

“È troppo rischioso in questo momento” – dichiara a Monti Prenestini il titolare di un negozio di abbigliamento di San Cesareo.

L’alternativa, come continuano a fare i ristoranti nonostante il provvedimento di chiusura, è il delivery, la consegna cioè a domicilio. Dagli anziani alle coppie più giovani tutti si sono ormai abituati sul territorio agli ordini al telefono. Si ordinano ormai pizza, alberi, vernici e persino le grigliate, attività che hanno dato nuovi posti di lavoro in alcune famiglie di imprenditori locali

Nella Circolare del Ministero dell’interno del 14 aprile si ricorda che, per quanto riguarda gli esercizi commerciali la cui attività non è sospesa, il Dpcm ribadisce l’obbligo di assicurare, oltre alla distanza interpersonale di un metro, anche che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto di beni, come previsto dall’allegato 5 del Decreto. L’Allegato 5 raccomanda per le attività commerciali anche pulizia e igiene ambientale, adeguata aereazione naturale, disponibilità di sistemi per la disinfezione delle mani, informazione per garantire il distanziamento dei clienti in fila per entrare e soprattutto l’utilizzo di mascherine nei luoghi o ambienti chiusi e dei guanti “usa e getta” .

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