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Ricciuto (Simeu Lazio): “La fase 2? Sì alla Telemedicina per fermare l’assalto ai pronto soccorso”


Intervista al presidente della Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza

“La fase 2? Personalmente la vedo come un’occasione utile per portare avanti una riforma della sanità regionale e superare una serie di servizi ormai obsoleti”. A parlare a Monti Prenestini è Giulio Maria Ricciuto, primario del pronto soccorso di Ostia e presidente del Simeu Lazio.

In questi giorni diversi ospedali della provincia di Roma si stanno preparando al ripristino dei reparti No-Covid, attivi nel periodo pre-emergenza. Non c’è il rischio di nuovi contagi?

Il rischio in sanità c’è sempre e possiamo solo contenerlo adottando tutte le opportune precauzioni. La Regione Lazio ha un nuovo piano per evitare il riaccendersi anche di piccoli focolai. Certo è che anche noi possiamo fare la nostra parte.

E in che modo ad esempio?

Possiamo ad esempio capire che non è necessario andare al pronto soccorso per un piccolo problema. È una regola che vale sempre e che è di primaria importanza in un momento come questo.

Quale sarebbe il rischio?

Ci ritroveremmo con sale di attesa stracolme di persone, dove non potrebbe essere garantita in alcun modo la distanza minima tra le persone, con un alto rischio di nuovi contagi. È una situazione assolutamente da evitare e credo che ognuno possa fare la sua parte.

E gli organi istituzionali cosa potrebbero fare per agevolare il vostro lavoro e migliorare i servizi in genere?

L’emergenza ci ha messo di fronte anche alle debolezze del nostro sistema sanitario. Credo che sia giunto il momento di una riforma radicale, più rispondente ai bisogni del paziente. Penso ad esempio al superamento del Cup e potenziamento della telemedicina.

Può spiegarsi meglio?

Occorre un sistema che sia in grado di indirizzare il paziente al posto giusto, nel momento giusto. Oggi questo non è possibile, perchè con gli strumenti che abbiamo a disposizione siamo in grado di dare solo risposte generiche a esigenze specifiche. Il risultato finale è ciò a cui assistiamo ogni giorno, con liste di attesa infinite, pronti soccorso stracolmi e pazienti che vagano in attesa di una risposta. Grazie alla tecnologia noi possiamo anticipare la domanda del paziente e abbattere inutili cavilli burocratici.

Ma lei crede davvero che questo sia possibile nell’immediato?

Certo, anche domattina stessa. Le soluzioni sono davanti a noi. Credo ad esempio che Lazio Doctor sia stata già un’ottima app messa in campo dalla Regione, ma poi non tutti l’hanno seguita e così a volte lascia il tempo che trova. Non è più il tempo di improvvisazioni, è arrivato il momento di prendere una decisione, di voltare pagina verso un nuovo sistema di cure più efficiente e sicuro.

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