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ponte lupo

Roberto Giacobbo con la sua troupe a Ponte Lupo, uno dei tesori nascosti dei Monti Prenestini

Questa mattina Roberto Giacobbo e la troupe di “Freedom – Oltre il confine” hanno visitato il Ponte Lupo, il magnifico Gigante dell’Acqua ferito.
Vedere sgretolarsi secoli di storia sotto i nostri occhi strazia il cuore.
Speriamo si possa presto intervenire per mettere in sicurezza il bene e rendere così visitabile al pubblico uno dei monumenti romani più importanti al mondo.


“Questo ponte è il più famoso e il più interessante di tutti i ponti degli acquedotti” così asserisce Thomas Ashby, il famoso archeologo britannico che dedicò gran parte dei suoi studi alla campagna romana.
“Chi vorrà considerare con attenzione… la distanza da cui l’acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso” Plinio il Vecchio a proposito degli Acquedotti.
Quella che vediamo oggi è la porzione visibile, il frammento colossale dell’acquedotto, costruito nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re, realizzato per tenere l’acqua Marcia in quota ed evitare, per dirla sempre con Plinio il Vecchio, che questo “dono fatto all’Urbe dagli Dei” di acqua purissima e buona, giungesse a Roma con forza eccessiva. Raccoglieva l’acqua dell’Alto Bacino dell’Aniene attingendo direttamente dalle sorgenti (Arsoli ed Agosta) al contrario dell’Anio Vetus che prendeva acqua dal fiume. Era considerata la migliore acqua tra quelle che arrivavano a Roma.

L’acquedotto Marcio, uno tra i più lunghi (91,4 km) e tra quelli con maggior portata, circa 190.000 metri cubi d’acqua al giorno, fu realizzato in speco sotterraneo, emergendo con ponti e strutture in corrispondenza degli attraversamenti di fossi e valli. Ecco Ponte Lupo è il più significativo di questi straordinari monumenti, punto di snodo di 3 o forse 4 acquedotti romani. (Marcia, Claudia e Anio Novus).
Ponte Lupo, poco distante dalla Villa di Adriano e da Gallicano nel Lazio, sorge nel bel mezzo della vallata del Fosso dell’Acqua Rossa, anche detta Valle dei Morti, probabilmente per il gran numero di reperti umani ritrovati, oltre quelli archeologici, e chiude la valle come una diga, lunga circa 115 metri, alta quasi 30 e con uno spessore di oltre 18 metri.
E’ uno dei manufatti romani oggetto del maggior numero di restauri e rifacimenti in epoca romana. Riassume in sé almeno 10 secoli di storia, partendo dal 144 a.C., anno di costruzione, proseguendo coi restauri di Agrippa, Augusto, i Flavi, Adriano, i Severi e Diocleziano, sicuri e documentati dalle fonti. Poi sappiamo che nel 537 subì il taglio da parte dei Goti (il taglio degli acquedotti) e lo ritroviamo ancora con Adriano I nell’VIII secolo e sappiamo che era ancora funzionante, così come nel IX e nel X secolo, sembra con un nome diverso, ACQUA IOVIA. Dopo di che non abbiamo più notizie. Per il gigante dell’Acqua Marcia, gloria di Roma, arrivò il silenzio. A riscoprirlo fu il grande archeologo britannico Thomas Ashby, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, a cui dobbiamo la pubblicazione più esaustiva al riguardo.

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È uno dei pochi monumenti antichi che non hanno ancora subito nessun restauro in tempi moderni. Circostanza che in sé non è del tutto negativa, perché, noi ci auguriamo che presto vengano realizzati interventi almeno per la messa in sicurezza, ma è pur vero che un restauro comporta pur sempre una manomissione del testo originale. Qui il testo è integro, pensate che occasione di studio può essere, noi lo vediamo così come lo ha visto Ashby, e Goethe prima di lui, che nel celeberrimo “Viaggio in Italia” disse: “…gli avanzi del grande acquedotto impongono veramente rispetto. Quale grande e nobile scopo è quello di abbeverare un popolo mediante un monumento così grandioso!”
A quel tempo il ponte era pieno di vita utilizzato non solo come attraversamento da un lato all’altro del fosso, ma anche come luogo di stazionamento, quasi d’intrattenimento. Ne rendono testimonianza le numerose foto di Ashby, tra cui famose quelle del ripiano a mezz’altezza, formato dal rinforzo murario severiano, occupato da una serie quasi continua di ricoveri per pastori.
A oggi il gigante dell’acqua è ancora un mistero. A cominciare ad esempio dall’origine del suo nome, da dove deriva? Il Ponte del Lupo. Perché? Per eventi rimasti nella memoria popolare o per motivi storici ancora da capire? Viene in mente il Dio Fauno nella sua accezione di Luperco, protettore del bestiame ovino e caprino dall’attacco dei lupi.

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Nel corso degli anni ci sono stati vari cedimenti. Recentemente la Soprintendenza ha svolto due interventi per ripulire parte della vegetazione, per conoscere lo stato di conservazione, che ci hanno restituito la magnificenza.

Per dare un contributo al recupero e valorizzazione è nata l’associazione PONTE LUPO – IL GIGANTE DELL’ACQUA con l’impegno di portare avanti questo progetto ambizioso, per restituire il bene alla fruizione e magari renderlo il fulcro per lo sviluppo culturale dell’area circostante.
Infatti avere a cuore il destino di Ponte Lupo ti obbliga a sentirti responsabile di un insieme. Quell’Agro Romano Antico, così come rappresentato da una sterminata letteratura, che costituisce un unicum insostituibile. Parliamo dell’ultima parte del territorio della campagna romana rimasta quasi intatta come in epoca classica. Descritta anche da Orazio nella passeggiata con Tibullo da Gabii a Pedum e sulla quale esiste una infinita bibliografia storico-archeologica. Al suo centro c’è la Valle degli Acquedotti, un’area che non ha eguali nel mondo. Oggi, e siamo già in ritardo di decenni, bisognerebbe programmare uno sviluppo che punti alla valorizzazione paesaggistica e a quella dei siti archeologici come unica possibilità di crescita.

Immaginiamo il Parco dell’Agro Romano, il cui confine potrebbe seguire le linee della storia, della archeologia e del paesaggio attraverso le Vie preesistenti storiche: a Sud la via Prenestina Antica fino a Palestrina, ad Ovest l’antica via Polense e la maremmana fino a Villa Adriana, a Est la cresta dei Monti Prenestini. Un quadrilatero che va da Gabii a Villa Adriana, da Palestrina al Santuario della Mentorella a Capranica (vicino Monte Guadagnolo).

Si precisa che il sito è privato, dunque occorre una autorizzazione per l’accesso e la visita.

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Umberto Barberini

Viviana Broglio

Ponte Lupo – Il Gigante dell’acqua

??RESTA SEMPRE AGGIORNATO: CLICCA MI PIACE ALLA PAGINA MONTI PRENESTINI QUI SOTTO??

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