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Rocca di Cave, un protocollo tra i Comuni d’Italia nel segno di Sant’Egidio


Allo studio una serie di iniziative congiunte durante tutto l’anno e una manifestazione unica che coinvolgerà tutti i paesi che hanno come Patrono Sant’Egidio Abate

Tra i 25 sindaci riuniti oggi nella Sala Stampa della Camera dei Deputati da Cesare Zucconi, segretario generale della comunità di Sant’Egidio, c’era anche la prima cittadina di Rocca di Cave, Gabriella Federici. All’ordine del giorno la firma di un protocollo d’intesa tra i 25 comuni italiani che venerano il culto di Sant’Egidio in previsione della ricorrenza dei 1300 anni dalla morte del Santo cheti celebrerà nel 2020.

Allo studio una serie di iniziative congiunte durante tutto l’anno e una manifestazione unica che coinvolgerà tutti i paesi promotori che hanno come Patrono Sant’Egidio Abate. Tra di essi figura anche il piccolo gioiello dei Monti Prenestini Rocca di Cave, che ogni anno festeggia il suo Santo il primo settembre con un evento che raccoglie molti visitatori provenienti anche dalla Capitale. Il protocollo è un’occasione ulteriore per  costruire una rete tra comuni per la nascita di un itinerario turistico-religioso denominato “Il Cammino di Sant’Egidio”.

“Sono orgogliosa di aver aderito a un’iniziativa così importante – spiega la sindaca Gabriella Federici – che inserisce il nostro comune all’interno di un’importante rete di Comuni d’Italia. I cammini spirituali sono delle splendide iniziative non solo dal punto di vista spirituale ma anche turistico. Un’occasione importante per un piccolo comune come il nostro per condividere esperienze e bellezze in giro per l’Italia”.

IL CULTO DI SANT’EGIDIO A ROCCA DI CAVE

La chiesetta di Sant’Egidio sorge a circa 1 Km dal borgo abitato di Rocca di Cave e fino al 1638 era dedicata a San Michele Arcangelo.

La sua fondazione risale all’VIII sec., allorché con l’arrivo dei Longobardi le popolazioni della pianura cercarono rifugio sui monti. Ebbe una funzione di asilo anche in seguito, con le invasioni dei Saraceni del IX e X secolo. Fin dall’inizio venne denominata “Grotta dei Santi’, per indicarne il carattere di luogo religioso per eccellenza e questo nome venne mantenuto anche quando, e non si sa con precisione l’epoca, l’edificio fu intitolato a San Michele Arcangelo o Sant’Arcangelo, titolo presente per la prima volta in un atto del 1295 rintracciato dal Federici nell’archivio di Cave.

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Nel XII secolo sostituì come parrocchia l’ormai distrutta chiesa di S. Maria nel Borgo finché non venne costruita la nuova. Un eremita custodì il luogo fino al sec. XVII, quando per volontà di don Egidio Colonna il culto principale che vi si praticava, quello di San Michele Arcangelo, fu mutato con quello attuale. Ciò si deve ad un fatto realmente accaduto: nel 1634, il 1 Settembre, giorno dedicato alla festa di Sant’Egidio, il principe Carlo Colonna percorreva le vie del centro di Roma con la sua carrozza, quando venne superato dalla carrozza del principe Gregorio Caetani, il quale, nel sorpassarlo, pare proferisse frasi ingiuriose nei sui confronti. Carlo inveì a sua volta e il principe Caetani, sentitosi offeso, lo sfidò a duello. La contesa si concluse con la morte del principe Caetani e con gravi ferite subite dal principe Colonna. Carlo, ristabilitosi, non riuscì a dimenticare l’accaduto e, colpito dal rimorso per aver ucciso un uomo, rinnegò le armi per vestire l’abito dei monaci Benedettini di Subiaco nel Monastero di S. Scolastica, prendendo il nome di Egidio in memoria del giorno in cui avvenne il delitto.

Le fonti informano che nella primitiva chiesa a sinistra entrando c’era l’altare dedicato ai SS. Fabiano, Sebastiano e Leonardo, dipinti ad affresco, mentre a destra si venerava un ormai “corrosa” immagine della Madonna. Nella parete di fondo l’affresco raffigurante S. Michele Arcangelo. Dalla collocazione attuale degli altari deduciamo che dove oggi si trova la nicchia con la statua lignea di S. Egidio, c’era in origine la porta d’ingresso della chiesetta, che quindi era diversamente orientata. L’altare del Santo fu voluto e adornato da don Egidio Colonna il quale dimorò per un certo periodo nella “Grotta dei Santi” in preghiera e qui volle erigerlo. L’entrata fu dunque spostata sulla parete destra dell’originario edificio, che da allora, assunse la denominazione di Sant’Egidio, attribuibile non solo alla grande suggestione operata sulla popolazione dalla sua conversione, ma anche dal cospicuo lascito di cento messe l’anno in perpetuo di cui il futuro patriarca di Gerusalemme beneficiò la chiesetta. L’altare di S. Egidio è inserito in una cappella delimitata da un’arcata che reca al centro lo stemma della famiglia Colonna. La parete di fondo è affrescata con episodi di caccia relativi al Sant’Egidio Abate, allo stato attuale quasi completamente illeggibili, così come pure le decorazioni dipinte sui pilastri d’imposta dell’arco. Un cherubino in stucco è posto al centro sopra la nicchia. Sulla parete destra è l’Arcangelo Michele raffigurato in atto di sconfiggere con la spada di fuoco il demonio, che si intravede ai suoi piedi. Con la mano sinistra sorregge la bilancia sui cui piatti posano le anime buone e cattive. L’affresco risale stilisticamente al sec. XVI ed era l’immagine posta sull’altare principale della chiesa prima dell’intervento innovativo del 1638, che ne mutò l’orientamento e il nome.

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Ogni primo Settembre, si svolge la solenne processione in onore di Sant’Egidio, nel corso della quale otto “incollatori”, trasportano il Santo dalla piccola Chiesa del cimitero a quella centrale di San Nicola.

L’aspetto esterno dell’edificio è moderno. (testo a cura dell’Arch. P. W. Di Paola)

Di fronte al piazzale antistante il Cimitero, è la segnaletica per il Sentiero Geo-Paleontologico. L’area di Rocca di Cave è infatti di grande interesse paleoambientale e paleogeografico, in quanto rappresenta il margine della piattaforma carbonatica nell’intervallo Cenomaniano-Santoniano, zona di affioramento di scogliere fossili caratterizzate da una associazione diversificata, dominata da rudiste e altri bivalvi, gasteropodi, esacoralli, poriferi e con rari echinodermi. Il sentiero geopaleontologico non cessa di riservare sorprese: durante recenti lavori di ampliamento stradale sono venuti alla luce nuovi, eccezionali reperti fossili, testimoni di un antico mare tropicale di circa 100 milioni di anni fa. Per il suo significato scientifico e per le magnifiche condizioni di affioramento, gli strati fossiliferi sono stati oggetto da lungo tempo di particolare interesse da parte della comunità geologica. Nuove campagne di studio sono state intraprese in anni recenti dal Museo Geopaleontologico “Ardito Desio”, che ha sede nella Rocca Colonna, sul versante nord-occidentale del paese, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università di Roma Tre. Il sito geopaleontologico, già inserito nella lista dei Geositi della Regione Lazio per una parte dei suoi affioramenti (codice RM_16), è di particolare valore per le faune fossili indicatrici di particolari condizioni paleoambientali. Molti degli esemplari di recente acquisizione sono ora conservati nel Museo Ardito Desio. Altri affioramenti che possono essere visitati in zona sono ubicati sul versante orientale di Colle del Pero, circa 2 km a sud-est del paese. 

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