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San Cesareo, la storia di Massi (40 anni) “Vi racconto il mio inferno allo Spallanzani”

26 giorni di battaglia contro il covid, di cui 288 ore trascorse a letto, immobile, in posizione supina. Ha contato ogni minuto della sua malattia Massimiliano, per gli amici Massi, che dopo quasi un mese di ricovero in ospedale si confida a Monti Prenestini per condividere il suo percorso sanitario.

Credo che sia giusto far sapere agli altri quali sono i reali effetti di questo virus – spiega – e quali sono i rischi a cui si va incontro se non si è vaccinati. Io non l’ho fatto per pigrizia e purtroppo ne ho pagato le conseguenze”.

A San Cesareo
LA STORIA

40 anni, residente a San Cesareo, moglie e tre figli, Massimiliano è un addestratore di cani e maestro apprezzato di kung fu che ha dovuto interrompere la sua attività sportiva a seguito della pandemia.

La sua disavventura con il covid inizia ai primi di dicembre, a seguito di un contatto occasionale con un meccanico che aveva contratto il virus. Da qui dopo una settimana i primi sintomi con febbre alta e dolori alle ossa. 

Per due giorni – riprende il racconto – sembrava che stavo meglio. Poi ho avuto la notizia che mia figlia era risultata positiva e da lì le cose sono precipitate. Non mi ero sottoposto a tampone ma sapevo di avere il covid”.

Pian piano la malattia inizia a intaccare i polmoni finché una sera Massi sta veramente male.

Quel giorno – spiega – avevo una saturazione del 91%. In pratica provavo a respirare ma non sentivo più i polmoni, come se fossero sgonfi appunto”.

Massimiliano viene trasportato a Palestrina il 15 dicembre scorso e da qui, visto la gravità della sua condizione, all’ospedale Spallanzani, primo avamposto nel Lazio per la lotta al covid. Qui gli viene diagnosticata una polmonite bilaterale da Covid (variante Delta), con l’80% dei polmoni compromessi. Viene sottoposto a un trattamento di CPAP di Boussignac, una sorta di maschera aerosol non invasiva, ma le cose non sembrano migliorare nei giorni a venire. È così mentre tutti fuori da quella stanza “fatta di tanti vetri” si preparano ai festeggiamenti per il Natale, Massimiliano si presenta di fronte a un bivio: andare in terapia intensiva o affrontare con coraggio e convinzione un trattamento più acuto con un ventilatore polmonare.

A San Cesareo

Qui è la parte della storia in cui sono sceso davvero all’inferno – dichiara Massi. In pratica dovevo stare un’ora sdraiato sul lato destro, un’altra ora sul lato sinistro e dodici a pancia in giù, senza cibo né acqua. Tutto questo con un casco in testa, come avere una busta legata forte da cui senti il bisogno di uscire ma non puoi perchè a ogni tentativo di evasione, inserendo anche solo un dito sotto il mento, tutto inizia a suonare”.

Un trattamento che andrà avanti per dodici lunghi giorni, fino ad arrivare all’anno nuovo.

Ho contato le ore come se fossero giorni interi che non finivano mai. Potevo vedere mia moglie e le mie figlie solo dal vetro appannato di un telefonino, il tutto mentre pensi davvero di non farcela”.

Massi alla fine ce l’ha fatta. Da lunedì scorso è tornato a casa per la gioia dei suoi amici e della sua famiglia.

Sono tornato in sedie a rotelle perchè non riuscivo nemmeno a camminare – spiega. I medici mi avevano raccomandato di stare a riposo, ma la verità è che io non vedo l’ora di tornare a vivere. Forse l’unico insegnamento importante che ho imparato da questa storia è che bisogna avere cura della propria salute e fiducia nella scienza e nella medicina. Solo così potremo uscire da questo incubo”.

A San Cesareo
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