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San Cesareo, verso il recupero della Villa di Cesare e Massenzio

E’ stata definita dagli esperti la più grande scoperta archeologica degli ultimi 30 anni. Era il 2010 quando lungo l’antico tracciato della via Labicana, in località “Colle la Noce” a San Cesareo, durante una serie di campagne di scavi archeologici preliminari alla redazione di un progetto di riqualificazione urbanistica, vennero alla luce i resti di una grande Villa di epoca Imperiale, con fontana monumentale, terme pubbliche e una necropoli databili tra il II e III secolo dopo Cristo.

Riconosciuto fin da subito il grande valore archeologico monumentale del ritrovamento, nel febbraio del 2012 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al fine di conservare e tutelare questo immenso patrimonio pone un vincolo diretto sull’area, che si estende su circa 30.000 mq di superficie.

L’Amministrazione comunale di allora, guidata dal Sindaco Pietro Panzironi, si attiva fin da subito alla ricerca di finanziamenti preoccupata per le pessime condizioni in cui versa l’area, minacciata dal deterioramento per l’esposizione agli agenti atmosferici e dalla vegetazione spontanea che con il passare del tempo prende via via il sopravvento sulle strutture rinvenute.

L’occasione è offerta a maggio del 2016, quando con una lettera indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, a firma congiunta del Sindaco e dell’allora Assessore alla Cultura Massimo Mattogno, si chiede l’inserimento del sito archeologico di San Cesareo nel programma “Bellezza@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati” per il cui il governo metteva a disposizione 150 milioni di euro, da destinare al recupero di beni e siti di interesse e valore culturale. Per accedere al finanziamento, il Comune presenta un progetto di riqualificazione dell’area archeologica da intendersi come parco urbano fruibile ai cittadini e la realizzazione di un Antiquarium dove conservare ed esporre i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi.

Nello specifico i 600mila euro di finanziamento richiesti consentirebbero l’attuazione di lavori di consolidamento, messa in sicurezza e restauro delle strutture murarie; restauro dei mosaici e distacco dal supporto per consentirne una migliore conservazione nel tempo; pulizia e bonifica dalla vegetazione spontanea; sistemazione di passerelle e percorsi all’interno del parco archeologico per renderlo fruibile e accessibile a tutti; realizzazione di pensiline di protezione in ferro e vetro per la protezione dei mosaici; restauro dei reperti archeologici rinvenuti; tabellatura delle aree con descrizione dei siti e degli ambiti della Villa di Cesare e Massenzio; irrigazione delle aree verdi con vasca di accumulo derivante dalle acque meteoriche e impianto elettrico e di illuminazione dell’area.

Nel frattempo giungono da Giordania, Libia, Marocco e Tunisia un gruppo di restauratori che lavorano al recupero dei mosaici pavimentali rinvenuti e a giugno 2017 offrono il loro contributo anche studenti e professori universitari americani guidati dal direttore del Centro di Conservazione Archeologica di Roma Roberto Nardi e dall’archeologa Maria Cristina Recco.

A gennaio 2018 arriva la bella notizia: la Villa di Cesare e Massenzio è stata inserita, insieme ad altri 272 siti italiani, nel programma del governo “Bellezza@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati” ottenendo il finanziamento di 600mila euro richiesto.

Oggi la nuova Amministrazione guidata dalla sindaca Alessandra Sabelli, forte dell’importante risultato ereditato dalla precedente Amministrazione che ha chiesto e ottenuto il finanziamento di 600mila euro, ha approvato il progetto esecutivo redatto dai funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, in collaborazione con i tecnici comunali.

Sono contento che si stia dando continuità al progetto di recupero del parco archeologico “Villa di Massenzio”. Da Assessore alla Cultura nella passata legislatura, ho partecipato al concorso “Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati” ottenendo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri un finanziamento di 600 mila euro. Speriamo di festeggiare tutti insieme per il bene di San Cesareo e per il recupero di questa preziosa area archeologica che può diventare una leva preziosa affinché San Cesareo diventi un centro culturale internazionale.

Dott. Massimo Mattogno, ex Assessore alla Cultura del Comune di San Cesareo

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