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San Vito, riapre la chiesa di San Biagio: la storia di uno dei gioielli prenestini

Dopo una lunga fase di restauro e la pausa covid le porte della chiesa di san Biagio hanno accolto dai nuovo i fedeli di San Vito, borgo prenestino dove la devozione a questo santo ha origini antichissime. Il vescovo Mauro Parmeggiani e il sindaco Maurizio Pasquali hanno inaugurato i lavori di risanamento che hanno portato alla messa in sicurezza e alla soluzione dei problemi di umidità e infiltrazioni. 

A Olevano

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con una chiesa splendente che è una vera riscoperta per tutto il territorio.

La Chiesa di San Biagio venne realizzata su un antico oratorio preesistente. Datato intorno al 1200, questo fu il primo nucleo dal quale si sviluppò la chiesa che venne ricostruita ex novo ed ampliata tra il 1607 ed il 1609 e rappresentò uno dei simboli della valenza artistica dei Theodoli: disegnatore fu l’architetto e Signore della Terra di San Vito Giovanni Theodoli. I più importanti restauri successivi al Seicento sono databili a dopo il 1830, durante i quali vennero aggiunte le due cappelle all’altezza del presbiterio, rispettivamente di San Giuseppe, a destra dell’altare, e di Maria Santissima del Rosario, a sinistra. Le cappelle, con scene della vita di San Giuseppe nell’una e della Vergine nell’altra, sono state tuttavia decorate dall’Antonelli durante gli anni dell’importante restauro voluto da Don Augusto Zazza tra il 1927 e il 1929, come testimoniano due iscrizioni all’interno della chiesa e i diversi atti redatti dallo stesso parroco, che fa risalire la consacrazione al 1777. Nella pala d’altare, di importanti dimensioni, si riconosce a destra del Santo una donna col bambino che lo invoca perché Egli guarisca il figlio, soffocato da una lisca di pesce. Per questa ragione il vescovo e martire Biagio è invocato per i mali della gola, nella ricorrenza del 3 febbraio. Ad unica navata, la chiesa è ricca di elementi decorativi: lungo quasi tutto il soffitto l’opera di un tale Enrico Cinti fa presupporre alcune maestranze locali, ma non vi sono ad oggi addentellati che possano validare l’ipotesi. Gli altari laterali sono dedicati: a destra a Sant’Ambrogio, ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista, mentre a sinistra il primo a Sant’Andrea Apostolo ed il successivo ai Santi Pietro e Paolo.

Il mosaico decorativo dinnanzi all’altare resta a significare il prezioso contributo dato dai Theodoli alla costruzione della chiesa e agli ultimi interventi di restauro di fine anni Venti, per i quali vennero date importanti somme sia dai cittadini, sia da Alfredo Rocco che da Pietro Baccelli. Lo stemma dei Baccelli, infatti, l’unico rimasto a San Vito, è ben conservato nella Cappella di San Giuseppe e sul cartiglio di destra dell’altare maggiore: le pere fogliate denotano la provenienza da Firenze Peretola e la generosità della famiglia che diede i natali all’illustre medico Guido.