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Sconti sui carburanti o mossa strategica? Cosa c’è davvero dietro il calo dei prezzi Eni

28/09/2026
Di Gabriele Fichera

 

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Mentre Palazzo Chigi esulta per il taglio di 17 centesimi al litro, i conti svelano una manovra che converrebbe soprattutto al colosso energetico per evitare nuove tasse sui super-profitti.

Negli ultimi giorni la notizia del ribasso dei prezzi del carburante da parte di Eni ha riempito le pagine della cronaca politica ed economica. La compagnia petrolifera ha introdotto una riduzione di 0,17 euro al litro alla pompa, scatenando l’entusiasmo delle istituzioni. Palazzo Chigi ha salutato l’iniziativa come un lodevole atto di attenzione verso il Paese, mentre il ministro Antonio Tajani l’ha indicata come un “modello di collaborazione” auspicabile anche da parte delle altre compagnie. Tuttavia, un’analisi più approfondita della vicenda rivela che dietro quello che viene presentato come un atto di generosità verso gli automobilisti si nasconderebbe un preciso calcolo economico e politico. Dalla rabbia per le accise al “cerotto” del carburante Per comprendere la situazione occorre fare un passo indietro alla gestione delle accise. La decisione del Governo Meloni di frenare sul taglio delle accise ha provocato un forte malcontento tra automobilisti e autotrasportatori, colpiti direttamente dal rincaro dei prezzi. Di fronte alle proteste della categoria, la riduzione concessa da Eni appare come una misura tampone volta a contenere la rabbia popolare e a salvare le apparenze. Il trucco della calcolatrice: i numeri dell’operazione I dati e i calcoli economici mostrano chiaramente la convenienza della mossa per la compagnia energetica: In Italia si contano circa 4.000 distributori Eni, con un volume di vendite mensile stimato in circa 480 milioni di litri di carburante. Rinunciare a 17 centesimi al litro comporta per l’azienda un costo complessivo di circa 80 milioni di euro al mese. Questa cifra risulta estremamente contenuta se confrontata con gli 1,7 miliardi di euro versati da Eni nel 2022 a seguito della tassa straordinaria sugli extraprofitti. Accettare un costo temporaneo di 80 milioni di euro consente così al gruppo di prevenire e scongiurare una nuova tassazione sui mega-utili che potrebbe valere fino a venti volte tanto. L’accordo sulle tasse e le conseguenze per i cittadini La chiave dell’intera operazione risiede nella definizione formale della misura. Nel proprio comunicato, Eni fa riferimento a un “contributo di solidarietà”, una formula giuridica usata per sostenere di aver già fornito il proprio apporto alla collettività. A confermare questa linea sono arrivate le stesse dichiarazioni del ministro Tajani, il quale ha ribadito che la strada da seguire è questa e non l’introduzione di tasse sugli extraprofitti. In questo modo viene chiusa la porta a possibili prelievi sui profitti straordinari nella prossima manovra di bilancio. Il risultato finale è che il peso dell’inflazione e dei rincari continuerà a gravare sui cittadini e sui lavoratori, mentre i colossi dell’energia proteggono i propri profitti.