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Scuola, rientro tra scioperi e nuove quarantene

Alle scuole superiori continuano le mobilitazioni, le primarie e secondarie invece resistono e tengono per ora botta all’aumento vertiginoso dei contagi. È questa la prima fotografia nel primo settimana di rientro dalle vacanze di Natale. Un ritorno in classe accompagnato da tante polemiche che ha creato divisioni e qualche malumore anche nel territorio dei Monti Prenestini. 

C’è chi ha deciso di rispettare le indicazioni della Regione per un rientro in sicurezza e chi come Artena, Genazzano e Bellegra che ha deciso per un rinvio delle lezioni al 17 gennaio. 

A San Cesareo

Stando a una prima sommaria analisi delle quarantene, al momento i nuovi casi a scuola non sono rapportabili a quelli che avvengono fuori.

La maggior parte dei nuovi contagi è avvenuto attraverso un link famigliare. In sostanza la scuola si conferma un luogo sicuro per gli studenti, che si infettano sempre più spesso a casa.

Da questa settimana è ricominciata la Dad in tutti i Comuni. A Cave sono 3 classi dell’Infanzia, 1 della primaria e 1 della secondaria, altrettante a Palestrina, dove un bambino positivo ha mandato in dad anche gli studenti del trasporto scolastico, una classe alle elementari a San Cesareo.

Primi numeri che non hanno fatto gridare all’emergenza.

I bambini vogliono andare a scuola, nonostante tutte le difficoltà. Le nuove regole per la quarantena e l’isolamento di certo non accelerano i tempi: si richiedono 10 giorni di quarantena per un contatto stretto con positivo se non vaccinati e 5 giorni con vaccino o booster.

Kai Poke Palestrina
A Palestrina

Chi invece continua a protestare per la gestione attuale sono gli studenti delle Superiori. I ragazzi e le ragazze dell’Unione degli studenti sono tornati in piazza per protestare contro un rientro a scuola definito “insicuro e disastroso”.

“Dopo quasi due anni di pandemia è inaccettabile che la scuola continui a farsi trovare impreparata, il governo ha delle responsabilità politiche gravi in questo disastroso rientro e noi studenti non siamo stati ascoltati”, dichiara Luca Redolfi, coordinatore dell’UdS. 

 

Troppi pochi spazi, classi sovraffollate, trasporti scolastici inefficienti e un’edilizia scolastica fatiscente che causa temperature glaciali, anche intorno ai 10 gradi, nelle classi. Dall’altro ci sono poi i problemi legati più direttamente al Covid, che secondo gli studenti e le studentesse dovevano essere affrontati in modo più serio e sistemico dopo tre anni di pandemia. Non garantire mascherine FFP2 rischia di tenere fuori dal loro utilizzo almeno il 40% degli studenti e delle studentesse. Ancora, la mancata predisposizione in tutti questi mesi di un sistema di tracciamento scolastico adeguato non permette di avere dati e sicurezza sui contagi nelle scuole. Il tema dell’accesso ai tamponi molecolari, per cui le famiglie spendono anche 100€ l’uno, diventa centrale nel momento in cui i tamponi rapidi dimostrano alcune criticità nell’affidabilità”.