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Settimana della disabilità, la storia di Manolo. Così un ragazzo di Valmontone ha “vinto la vita” dopo un terribile incidente

Settimana della disabilità, la storia di Manolo. Così un ragazzo di Valmontone ha “vinto la vita” dopo un terribile incidente


Rimane paralizzato dopo una gara ciclistica. “Da allora la mia vita è cambiata, ma vi spiego come”

Definisce la “Natura” come la sua più grande passione ma il suo amore vero è lo sport. Calciatore fino a 19 anni, ha praticato pesca e snowboard, ma è soprattutto la mountain bike che gli ha dato le più grandi soddisfazioni. Un incidente a 30 anni l’ha costretto sulla sedia a rotelle, proiettandolo verso il mondo paralimpico. Da tre anni la sua vita è cambiata, il suo mondo si è capovolto, ma oggi da quell’altezza di un metro e 20 Manolo Simeoni riesce vedere la vita in un modo diverso e ad affrontare le sfide di tutti i giorni con una marcia in più. Nella settimana dedicata ai disabili, Monti Prenestini ha incontrato questa bellissima persona, oggi un imprenditore con tante idee per il futuro.

Cosa significa ritrovarsi disabile dall’oggi al domani?

Io dico che significa affrontare la vita, certo con molte difficoltà, ma personalmente ho sempre avuto uno spirito di sopravvivenza, quella capacità cioè di adattarsi all’esigenza del momento. È quello spirito che ti spinge continuamente ad andare avanti, sempre e comunque. Oggi posso dire di avere superato lo shock iniziale e nella sostanza faccio le stesse cose che facevo prima. Certo, alcune volte mi arrabbio per la mia condizione o per qualche cosa che non va, ma questo alla fine fa parte della vita, come tutte le cose.

Come ricordi il tuo incidente?

Ricordo quella gara. Per me la bicicletta era un semplice hobby, ma mi sono piaciute sempre anche le sfide. Mancavano solo 100 metri all’arrivo, tutti volevano arrivare primi, poi due ciclisti si sono toccati e con un effetto domino sono stato scaraventato contro un’auto parcheggiata. In quel momento il mio corpo si è spento. Ho riportato la frattura della C7 e della D3, non c’era praticamente più niente da fare. Sono stato trasportato in elicottero prima al San Camillo e poi a Imola dove ho svolto fisioterapia per sei mesi.

E poi cosa è successo?

Niente, c’era da rimettersi solo sotto, rimboccarsi le maniche e andare avanti.

Hai ricominciato subito a fare sport?

Sì, perchè fa parte della mia vita e me lo porterò sempre dentro.

Anche in bici.

Dovevo superare lo shock iniziale e poi perchè no? Ho partecipato alla Coppa del Mondo e sono arrivato terzo al campionato italiano.

Non sembri però soddisfatto…

E no, vorrei arrivare almeno secondo il prossimo anno.

E nella vita sei un imprenditore, anche di successo.

Ho sempre amato la comunicazione e il marketing e continuo a esercitare la mia professione, ma da un mese a questa parte ho raccolto la sfida di gestire una pizzeria. È sempre stata la mia passione. Si chiama Zeza, come la moglie di Pulcinella. In questo nome abbiamo voluto inserire un’esperienza da raccontare e condividere, quella delle persone che la vivono e la frequentano, al di là anche degli schemi. Un po’ rispecchia anche il mio carattere e per questo ne vado doppiamente fiero.

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