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Siccità, è emergenza vera a sud di Roma: chiesto lo stato di emergenza

Quella idrica a Roma e nel Lazio “è un’emergenza vera, questa mattina le proiezioni meteo-climatiche ci indicano che da qui ai prossimi 15 giorni non ci saranno piogge in Italia centrale in grado di permettere a sorgenti, fiumi e laghi di avere più acqua”. Lo ha detto all’agenzia Dire il segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, Erasmo D’Angelis, impegnato nella riunione dell’Osservatorio straordinario con Roma Capitale, Regione Lazio, Consorzio di bonifica e la stessa Autorità in merito all’emergenza idrica che sta colpendo l’area e che ha portato la Regione a proclamare lo stato di calamità naturale.

A San Cesareo

La prossima riunione dell’Osservatorio è prevista tra circa venti giorni, per monitorare l’andamento della situazione. Che, per D’Angelis, “resta da allarme rosso per il settore dell’agricoltura, che è quello che soffre più di tutti soprattutto lungo la fascia costiera, dove la penetrazione del cuneo salino dell’acqua di mare che inquina le falde dolci rende impossibile l’irrigazione, provocando l’abbandono delle prime fasce agricole da Ostia fino al viterbese e alla Maremma laziale e toscana”. Un fenomeno, ha spiegato, “che abbiamo individuato ormai da diversi anni nelle zone a Sud del Paese come Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia ma che ora inizia ad affacciarsi anche sulla fascia costiera dell’Italia centrale, ed è un problema enorme”.

Non è solo il settore agricolo, però, a soffrire: “Come Autorità abbiamo dato come indicazione numero uno quella di risparmiare più acqua possibile, da quado ci svegliamo a quando andiamo a dormire, perché se c’è un allarme rosso sull’agricoltura siamo all’attenzione massima per quanto riguarda l’idropotabile”. Le aree più a rischio da questo punto di vista sono, nel Lazio, il viterbese e la zona dei Castelli Romani, mentre Roma al momento non correrebbe il pericolo di dover ricorrere a turnazioni o altre forme di razionamento: “L’area romana è abbastanza tutelata dal fatto che Roma preleva acqua buonissima da sorgenti sotterranee e da serbatoi immensi come quelli del Monte Nuria, del Peschiera-Capore e dell’Acquedotto Marcio- ha spiegato il segretario dell’Autorità- Sono sorgenti carsiche piene d’acqua che garantscono in questo momento, facendo attenzione a non sprecare nulla, di avere l’acqua nelle nostre case. Con manovre e riduzioni della pressione Acea sta gestendo la situazione, e se ci dovessero essere problematiche saranno probabilmente nella zona Sud-Est dell’area metropolitana, quella che va da La Romanina a Ostia”. Un altro messaggio dell’Autorità, ha incalzato D’Angelis, “è rivolto alle aziende idriche per aumentare gli sforzi volti a ridurre le perdite. A Roma è stato fatto un passo da gigante dopo il 2017, quando le perdite erano al 44% e sono state portate al 28,5%, di fronte a una media nazionale scandalosa che si attesta al 42%, un dato imbarazzante per il Paese”. Inoltre “abbiamo fatto un appello affinché le infrastrutture dell’acqua rientrino nei bilanci dello Stato e delle Regioni, perché oggi è tutto affidato alle tariffe e in Italia, avendo quelle più basse d’Europa, le aziende più di questo non possono fare”.

A San Cesareo

Per il segretario, poi, “vanno realizzati tanti piccoli e medi invasi per stoccare l’acqua piovana e portarla dove serve; il Piano dei Consorzi di bonifica va assolutamente messo in cantiere, e prevede 2mila piccoli e medi invasi in tutta la Penisola. Oggi immagazziniamo in media l’11% dei circa 300 miliardi di metri cubi annuali di acqua piovana ed è un record europeo, ma 50 anni fa eravamo al 16%: abbiamo biosgno di fare di più di fronte al tema dei cambiamenti climatici”. Infine “abbiamo fatto richiesta di attivare dei meccanismi per il riutilizzo dell’acqua degli impianti di depurazione che oggi viene scaricata in mare: sarebbe fondamentale soprattutto per gli utilizzi industriali dove non possiamo più permetterci l’utilizzo dell’acqua potabile, siamo l’ultimo Paese in Europa su questo e dal prossimo anno scatteranno le sanzioni”. L’acqua, ha concluso D’Angelis, “è un bene pubblico che deve rientrare anche nei finanziamenti pubblici a partire dal Pnrr, dove su 200 miliardi totali vediamo nel capitolo acqua qualcosa come l’1-2%: questo indica una disattenzione che non possiamo permetterci. Servono risorse per nuove infrastrutture, per riparare quelle che abbiamo e per immagazzinare quanta più acqua possibile”.