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Spiritualità e devozione nei Monti Prenestini

La spiritualità e la devozione sono aspetti di riunione e condivisione sia religiosa che sociale. Nelle zone del prenestino e della comunità montana dell’Aniene, territori storici dello Stato Pontificio prima dell’unificazione italiana, la partecipazione massiva e popolare alle celebrazioni in onore, tra gli altri, di San Benedetto, San Sisto, della Ss.ma Trinità o per i culti mariani e le altre solennità era un dovere sociale ed il segno dell’adesione viva della comunità alla fede cristiana-cattolica.

Il prelato Mons. Nazareno Patrizi (Paliano 1866 – Roma 1958), la cui famiglia era originaria di Bellegra, aveva posto in opera una spiritualità che assieme alla teoresi maturò in prassi, attraverso l’azione sul territorio.

I punti cardine della spiritualità di Mons. Nazareno Patrizi erano tre: il Cristo Eucaristico, Maria madre del Signore, il Santo Padre*.

Era un’impostazione derivata dal Concilio di Trento, epoca nella quale fiorirono le devozioni al S. Cuore di Gesù ed al Cuore Immacolato di Maria. Fedele a queste due devozioni, Mons. Nazareno Patrizi era Fratello Soprannumerario dell’antica Arciconfraternita del Ss.mo Cuore di Gesù dal 1933 e fondatore egli stesso della Congregazione della Ss.ma Addolorata in Bellegra, associata alla Pia Unione Primaria del Ss.mo Crocifisso di S. Marcello a Roma, in via del Corso, e fiorente nelle opere di pietà che si svolgevano sotto la cura del prelato.

Bellegra – processione S. Sisto 1951

Nel 1951 pubblicò per le edizioni paoline “Il mese di giugno ad onore del Sacro Cuore”, nel quale la spiritualità dei “tre candori” si rende ancor più evidente.

Nel testo, il Cristo Eucaristico parla in prima persona dal tabernacolo:

“Quell’amore che mi fece lasciare il cielo, il Padre mio, e vestirmi di spoglie mortali, quell’amore che per la redenzione umana mi faceva salire il calvario con la croce sulle spalle, e morire tra due ladroni […]; non poteva farmi abbandonare definitivamente l’umanità; volli restare sempre con essa, ed istituii il sacramento dell’Eucarestia” (p. 25).

Maria Vergine è costantemente interpellata come fonte primaria di intercessione a Dio:

“In mezzo a questi due Cuori, confortato fra le braccia di Gesù e Maria, passerai nella vita immune da ogni traviamento […]. Questi due cuori SS.mi come due soli ti illumineranno la via del cielo” (p. 75).

Il Santo Padre, Vicario di Cristo, è il Pastore in terra della Chiesa universale cui si devono rispetto ed obbedienza, sebbene Mons. Nazareno Patrizi notasse già all’epoca la gravità degli insulti verso il papa.

La difesa del Santo Padre era una costante nella sua opera, anche sul piano giuridico. Nel 1905 egli aveva pubblicato “La dotazione imprescrittibile e la legge delle guarentigie”, in cui erano espresse, secondo i principi del diritto pubblico, le prerogative del Romano Pontefice, nel quale “s’immedesima” quell’“Ente eccelso che è la Santa Sede”, in rapporto al neonato Stato italiano.

Tale difesa legale trasmuta sul piano etico e spirituale nella teologia del Patrizi, che oltre alla fedeltà al Santo Padre non può prescindere, tanto nel pensiero quanto nelle azioni, dalla devozione a Maria Vergine nell’unica fede in Cristo.

Davide Bracale

*Spiritualità che sarebbe stata definita delle “tre cose bianche” o dei “tre candori”, in Y. Congar, Credo nello Spirito Santo, Brescia 1998.

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