Storie di contagio, come potrebbe essere arrivato il Coronavirus nei Monti Prenestini
Come può essere arrivato il virus nel territorio? Proviamo a ricostruire i singoli casi nei Comuni
Non esiste una carta identità del contagio, un documento cioè che possa accertare quelli che gli scienziati definiscono come “link epidemiologici” del Coronavirus, ma i collegamenti della diffusione della malattia potrebbero sicuramente aiutare a capire meglio la portata dell’emergenza, anche a livello locale. Premesso dunque che qualsiasi analisi non potrebbe avere alcuna validità scientifica, cerchiamo di capire da vicino cosa potrebbe essere accaduto nei Comuni dei Monti Prenestini, dove a oggi i casi ufficiali accertati sono stati 74.


I primi tamponi positivi si sono registrati nella città di Palestrina intorno alll’8 marzo e moltiplicati a catena nelle settimane successive fino a raggiungere 18 casi in città e 8 a Carchitti. Due distinti “focolai” che, come esplicitato anche più volte dal sindaco Moretti, avrebbero un’origine esterna.
In particolare si è fatto sempre riferimento a due eventi, la vacanza di un gruppo di cittadini al nord Italia e una festa a cui avrebbero preso parte alcuni cittadini di Carchitti, due episodi che avrebbero concorso a introdurre il virus nel territorio. Ma tra le possibili cause si citano anche la visita a uno specialista risultato positivo e contatti in ospedale, che avrebbero contribuito a far crescere il numero dei contagi.
Il racconto del contagio a Palestrina si ripete in modalità simili ma con una portata minore anche negli altri comuni dei Monti Prenestini, dove le possibili cause rimangono le stesse: luoghi di lavoro o viaggi al Nord.
Oltre la metà de contagi sarebbero confinati a ristretti nuclei famigliari. Frequente il caso di trasmissione tra moglie e marito anche in quei comuni dove i tamponi positivi si contano sulle dita di una mano: Olevano Romano (4), Genazzano (3), Carchitti (8), Cave (4), Zagarolo (22) e la stessa Palestrina (18).

Nella ricerca dei collegamenti finisce però sempre che la catena si spezzi di fronte a quei casi singoli e isolati, quelli che appaiono inspiegabili, di persone che raccontano addirittura di essere state a casa, salvo rare uscite.
Insomma non tutto ha una spiegazione, anche in questo territorio a sud di Roma gli asintomatici potrebbero aver giocato un ruolo importante (anche se non allarmante), ma è chiaro che stiamo parlando di singoli contagi importati da altri territori.
C’è una geografia del contagio che ha diviso l’Italia in due: il Coronavirus ha invaso in maniera massiva solo un’area del Paese, e ha letteralmente sfondato solo in una regione. La Lombardia ha la metà dei malati di tutto il Nord e i due terzi dei morti, a riprova di come l’incendio pandemico abbia conservato lo stesso epicentro dal 21 febbraio, data del primo caso accertato, a oggi.
Una geografia, di cui tener conto, a detta di molti, nella riapertura delle attività, verso una nuova fase due che potrebbe arrivare già dopo la Pasqua.
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