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Tamponi nei centri privati, la Regione Lazio ricorre contro l’ordinanza del Tar


“Oggi nel Lazio un tempo medio tra la data di inizio sintomi e la data di diagnosi (tampone) pari a 48h”

“E’ stato depositato dalla Regione Lazio il ricorso in Consiglio di Stato per chiedere la riforma o l’annullamento dell’ordinanza del Tar del Lazio sul tema dei tamponi eseguiti dalle strutture private. L’errore in cui cade l’ordinanza oggetto di impugnazione e’ quello di confondere una questione di sanita’ pubblica, con una limitazione alla libera concorrenza. Il test per il Covid non e’ un ordinario test diagnostico, ma si tratta di un test che, in caso di positivita’, ha importanti implicazioni sulla sfera delle liberta’ individuali, sulla circolazione e movimento. Nonche’ sulla salute come interesse della collettivita’, finanche, in caso di focolai, sulla determinazione delle cosiddette ‘zone rosse'”. Lo comunica in una nota l’assessorato alla Sanita’ della Regione Lazio. “In altri termini – si legge – se un cittadino risulta positivo al COVID
scattano limitazioni alla sua liberta’ personale (quarantena) e indagini epidemiologiche sui contatti che ha avuto al fine di limitare la diffusione del virus”.





“Non solo – sottolinea l’assessorato – ma vi e’ l’obbligo di notifica anche al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanita’ (ISS) e queste sono prerogative esclusivamente di sanita’ pubblica. Peraltro dallo stesso monitoraggio condotto dal Ministero della Salute risulta oggi nel Lazio un tempo medio tra la data di inizio sintomi e la data di diagnosi (tampone) pari a 48h. Pertanto non vi e’ tecnicamente alcuna esigenza di rivolgersi ai laboratori privati per eseguire questi test che vengono fatti gratuitamente dalla rete del Servizio sanitario regionale”.
“Auspichiamo – conclude la nota – che il Consiglio di Stato voglia accogliere l’istanza della Regione Lazio al fine di non compromettere la gestione coordinata dell’emergenza sanitaria”.

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