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Terremoto, le analisi dei sismologici. Ecco la faglia che interessa i Monti Prenestini: l’ultimo sisma a Palestrina del 1876

Il terremoto di domenica sera nella zona dei Castelli Romani e Monti Prenestini è stato causato da una faglia normale (o estensionale) orientata parallelamente alla catena appenninica, che interessa la crosta superiore. Il calcolo delle coordinate ipocentrali fornisce un valore intorno a 11 km, mentre dalla modellazione delle forme d’onda per il calcolo del momento tensore si ottiene in valore intorno ai 5 km. Analisi ulteriori sono in corso per chiarire questo aspetto. Lo dice l’Ingv dopo un primo esame dell’evento e da cui emerge che il tipo di meccanismo di faglia è coerente con le conoscenze sulla deformazione tettonica della catena appenninica, interessata anch’essa da faglie prevalentemente orientate in senso nord-ovest-sudest e con movimento estensionale.


La scossa di magnitudo 3.6 registrata alle 22,43, durata una quarantina di secondi, seguita poi da altri due piccoli eventi sismici entrambi di magnitudo 1.4 alle ore 23:06 di domenica e alle 01:23 del 24 giugno ma questi due registrati solo dai sismometri, si e’ verificato in una zona non nuova ai fenomeni sismici. E’ stato un evento che ha scosso la terra da Roma fino a Gaeta, si e’ verificato sul bordo settentrionale del complesso vulcanico dei Colli Albani, in una zona che presenta una sismicita’ storica di livello moderato.

Analizzando la storia sismica della zona degli ultimi 300 anni, unitamente ad altri dati rilevati, i sismologi dell’INGV hanno elaborato una prima analisi dell’accaduto, restituendo una fotografia dell’area preappenninica a ridosso della citta’ di Roma.


Guardando la sismicita’ recente, dal 1985 ad oggi, si nota che sono 5 gli eventi di magnitudo pari o superiore a 3.0 nella con epicentro molto vicino a quello di ieri: il 30 dicembre 2018 a Gallicano nel Lazio, magnitudo locale 3.2; il 9 luglio 2012 a Colonna, magnitudo locale 3.5; l’1 novembre 1999 a Colonna, magnitudo locale 3.0; il 6 maggio 1989 a Colonna, magnitudo 3.1; l’8 luglio 1985 a Gallicano nel Lazio, magnitudo 3.1. Il terremoto di domenica sera e’ avvenuto sul bordo settentrionale del complesso vulcanico dei Colli Albani, in un’area dove sono stati attivi alcuni crateri eccentrici durante le fasi finali della vita del vulcano, in tempi geologicamente “recenti”.

La zona si trova al passaggio tra l’area sismica dei Colli Albani a sud, caratterizzata da una sismicita’ superficiale, di magnitudo generalmente inferiore a 5 e intensita’ localmente elevata, con danni fino al grado 8 MCS (terremoto del 26 agosto 1806, magnitudo stimata pari a 5.6) e la catena appenninica a est, interessata, come noto, da eventi di magnitudo maggiore, come nel caso del terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 (magnitudo stimata 7.1).
La zona presenta una sua sismicita’ storica di livello moderato, con eventi sismici di magnitudo stimata intorno a 5.
In particolare, il terremoto piu’ prossimo all’area dell’evento di ieri e’ avvenuto il 26 ottobre 1876, con una magnitudo stimata pari a 5.1. In quel caso, si registrarono effetti del grado 7 MCS a Palestrina e Castel San Pietro Romano, mentre a Roma si ebbe una scossa con magnitudo 5-6.

IL TERREMOTO DEL 1944 A PALESTRINA

Il presente lavoro nasce dalla scoperta di un documento inedito che riporta la stima dei danneggiamenti nella città di Palestrina, circa 30 km E di Roma, a seguito del terremoto del 17 luglio 1844. Questo documento, una relazione richiesta dai principi Barberini, non sembra essere noto agli autori che finora si sono occupati della sismicità dell’area; infatti non risultando mai citato nelle fonti e nei repertori, si presume quindi che sia mai stato utilizzato ne per rivalutazioni storiche dei terremoti di Palestrina che per studi di rischio sismico. L’analisi del documento ci ha permesso di ricostruire la distribuzione e la severità dei danni, stimata per Palestrina nel VII MCS. Il confronto con altri documenti coevi ha messo in evidenza una possibile lacune nelle informazioni, soprattutto rispetto ai quartieri più poveri della città, facendo balenare l’ipotesi di un possibile danneggiamento anche superiore. La distribuzione degli effetti nel centro storico di Palestrina è stata messa in relazione alla geologia di superficie, evidenziando una forte dipendenza con la geomorfologia locale. Si è infatti notato come la maggioranza dei danni sia concentrata intorno alla via centrale, il Corso, che corre in prossimità di una brusca rottura di pendio, dovuta alla presenza di una faglia. Un tale pattern di danneggiamento viene ritrovato anche a seguito del terremoto del 1876, confermando una certa esposizione alla pericolosità di Palestrina in dipendenza della risposta sismica locale.

Tratto da

Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida
Atti del 17° Convegno Nazionale
Roma, 10 – 12 novembre 1998

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