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Un prelato originario di Bellegra, precursore dei Patti Lateranensi

Oggi, a 90 anni dai Patti Lateranensi, firmati l’11 febbraio 1929, risulta ancora molto attuale la figura di Mons. Nazareno Patrizi.
Egli era nato a Paliano nel 1866, ma suo padre Francesco proveniva dalla famiglia Patrizi di Bellegra. Seguito dallo zio Mons. Pietro Patrizi, prelato della Curia Romana, don Nazareno compì i suoi studi a Roma.

Avvocato rotale, ecclesiastico e civile, fu incaricato da Pio X, nel 1905, di scrivere La dotazione imprescrittibile e la legge delle guarentigie, un testo di diritto pubblico, che confutava la tesi propugnata dall’ala anticlericale del parlamento italiano, per cui dopo 30 anni tale legge sarebbe caduta in prescrizione.
La Legge delle guarentigie era stata emanata nel 1871 e garantiva al Papa l’inviolabilità (ma non l’extraterritorialità) del territorio del Vaticano e una rendita annua.

Patrizi parte da un principio già espresso da P. Salvatore Brandi, su “La Civiltà Cattolica”, nonché dalla stessa legge italiana all’epoca vigente1: la prescrizione trentennale si riferiva ad azioni reali e personali e a rendite dipendenti da contratti stipulati secondo il diritto comune. La rendita offerta alla Santa Sede apparteneva, invece, ad una legge di eccezione, non derogabile al diritto comune. Era di diritto pubblico.

L’imprescrittibilità della legge prevalse contro i suoi detrattori e la Santa Sede continuò ad avere le garanzie che lo Stato italiano le aveva assicurato per legge. Come scrive lo stesso Mons. Nazareno Patrizi, il Santo Padre “volle strappare ai marosi almeno una minima parte dell’invaso regno e conservarle di tante ricchezze una così tenue rendita”2.

L’esproprio dei territori ecclesiastici era stata un’onta per il Papa, soprattutto perché egli era sia il vescovo di Roma che il sovrano dello Stato Pontificio e, perdendo l’autonomia politica, il timore era che la stessa figura del Pontefice potesse venir minacciata dal potere politico italiano.
La questione finalmente si risolse l’11 febbraio 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, attraverso i quali si siglava la nascita dello Stato Città del Vaticano e l’indipendenza politica del Sommo Pontefice e della Sede Apostolica.

Il percorso per giungere a questa firma era durato quasi sessant’anni e, in questo lasso di tempo, fu accompagnato da una serie di giuristi ecclesiastici, mossi da un vivo sentimento di giustizia per la figura del Santo Padre, e Mons. Nazareno Patrizi è chiaramente da inserire nel novero. Egli aveva toccato con mano il dramma della fine dello Stato Pontificio. Infatti, la sua famiglia dal 1718 aveva goduto del Beneficio Pesce, che concedeva l’usufrutto di beni mobili e immobili agli ecclesiastici dei Patrizi di Bellegra. Con l’unità d’Italia, egli vide espropriati in un sol colpo tutti i beni, per anni amministrati dalla sua famiglia per conto della Santa Sede. Rimasto privo di ogni sussidio ed orfano dei genitori, poté studiare e seguire la sua vocazione solo per la bontà del Cardinal Antonio Saverio De Luca e dello zio Mons. Pietro, suoi benefattori.

La sua determinazione lo portò ad essere un uomo di non comune cultura e di grande competenza giuridica, ma sempre al servizio della Sede Apostolica, per la quale la sua fedeltà non vacillò nemmeno un istante.
Cappellano Segreto d’Onore di Pio X, Cameriere Segreto di Pio XII e Prelato Domestico di Sua Santità, Mons. Nazareno Patrizi è un ritratto del pensiero giuridico, che, volendo garantire l’autonomia del Santo Padre e quindi della stessa Chiesa di Roma, ha cooperato affinché ciò potesse essere faticosamente conseguito mediante il Trattato e il Concordato tra Santa Sede ed Italia ovvero i Patti Lateranensi.

Davide Bracale