Sanità nel Lazio: 82 milioni di euro di fondi pubblici al gruppo San Raffaele. È scontro alla Regione
18/10/2026
Di Gabriele Fichera
——-Una scossa da oltre 82 milioni di euro fa tremare le casse della Regione Lazio e riaccende uno scontro politico e contabile infuocato. La delibera approvata dalla Giunta guidata dal presidente Francesco Rocca ratifica la condanna definitiva emessa dal Consiglio di Stato, che impone all’ente di risarcire il gruppo San Raffaele SpA di Antonio Angelucci per il contenzioso legato ai ritardi autorizzativi e ai tetti di spesa di alcune strutture sanitarie del gruppo.
Un’operazione finanziaria imponente — circa 60 milioni di euro in quota capitale a cui si sommano oltre 15 milioni di rivalutazione e interessi — che verrà coperta attingendo al fondo rischi della Gestione Sanitaria Accentrata (GSA), scatenando la dura reazione delle forze di opposizione.
La genesi del contenzioso e i tentativi di accordo
Le radici del braccio di ferro legale risalgono a una disputa partita oltre un decennio fa. Al centro della vertenza vi erano i ritardi accumulati dalla Regione nel rilascio di autorizzazioni, accreditamenti e budget per tre presìdi cardine del gruppo privato: il San Raffaele Pisana di Roma, il San Raffaele Termini e la struttura di Cassino.
Nel corso del procedimento, la Regione aveva tentato una resistenza legale proponendo una transazione fortemente al ribasso, stimata in circa 3 milioni di euro. Di fronte al netto rifiuto del gruppo privato e alle perizie tecniche disposte dal giudice amministrativo, la cifra si è impennata fino a raggiungere l’importo record sancito dalla sentenza di ottemperanza, a cui si aggiungevano penali giornaliere da 9mila euro in caso di mancato pagamento.
La difesa della Giunta: “Un buco ereditato da chi ci ha preceduto”
Dalla Pisana la linea difensiva è netta: l’amministrazione attuale sostiene di trovarsi costretta ad adempiere a un obbligo contabile derivante da errori gestionali del passato.
L’assessorato al Bilancio e le fonti di via Cristoforo Colombo ribadiscono che la Giunta non ha alcuna responsabilità sui ritardi storici che hanno generato la causa e che l’atto di liquidazione rappresenta un passaggio tecnico inevitabile per bloccare il maturare degli interessi di mora. Contestualmente, la Regione ha annunciato che darà mandato all’Avvocatura interna per impugnare la sentenza sia mediante ricorso per revocazione sia davanti alla Corte di Cassazione, oltre a valutare un esposto alla Procura della Corte dei Conti per accertare eventuali responsabilità erariali dei precedenti esecutivi.
La rabbia dell’opposizione: “Risorse sottratte ai servizi essenziali”
Di tutt’altro avviso le opposizioni in Consiglio Regionale e a livello parlamentare, che giudicano inaccettabile il prelievo dal fondo sanitario per sanare la vertenza con un colosso della sanità privata.
I gruppi di minoranza evidenziano come una somma simile venga sottratta ai Servizi Essenziali di Assistenza (LEA), proprio mentre il sistema sanitario regionale soffre di carenze strutturali, liste d’attesa interminabili e blocchi sul personale. Viene inoltre contestato il vistoso divario tra la proposta transattiva iniziale della Regione e l’ammontare finale liquidato. Per fare piena luce sui passaggi difensivi della Regione e sulla gestione del dossier, il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle hanno già richiesto la convocazione urgente della Commissione Trasparenza ed annunciato interrogazioni parlamentari al Ministero della Salute.