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Carchitti, (ri)spunta l’ipotesi di una discarica a Monte Castellaccio


Dal passato tornano i fantasmi. Il Comune di Rocca Priora è il primo a dire no

Lo scorso 14 luglio con una determina del Dipartimento III -Ambiente e Tutela del Territorio, Servizio 1 Gestione rifiuti e promozione della raccolta differenziata – la Citta Metropolitana di Roma Capitale ha individuato nella località “Monte Castellaccio”, un’area idonea alla localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti urbani e degli impianti di smaltimento dei rifiuti urbani nel territorio della Città metropolitana di Roma Capitale.

Kai Poke Palestrina
Kai Poke Palestrina

Castellaccio o “la discarica autorizzata Badema srl”, come viene denominata in molti documenti della Regione Lazio, è oggi un’ex cava di lapillo in disuso, indicata da diversi studi in passato come idonea ad accogliere rifiuti non pericolosi.

UNA STORIA PIENA DI OMBRE

La sua attività industriale inizia nel giugno 2002 grazie a un provvedimento del Comune di Palestrina che autorizza l’attività di cava e quella di discarica “di categoria A/2 (ovvero per rifiuti inerti) con un invaso B dedicato al ricevimento di rifiuti contenenti amianto legato in matrice cementizia o resinoide ed un invaso per rifiuti speciali non pericolosi derivanti dall’attività di costruzione, demolizione e scavi”. Questo si legge negli atti dell’epoca. L’attività prosegue fino al 2005 quando la società presenta in Regione un progetto per accogliere anche rifiuti speciali. L’iter sembra andare avanti nelle commissioni, ma il Consiglio regionale alla fine si oppone accogliendo il voto favorevole di tutti i consiglieri, ad eccezione di quelli dell’Udc. Artefici della mozione alla Pisana Alessio D’Amato e Filiberto Zaratti

Scampato pericolo? Niente affatto. La società intende continuare la sua attività estrattiva e di scarico. Intanto in paese, a Carchitti, girano strane voci su quelle continue attività dei camion. A Monte Castellaccio è però scaduta la concessione. Siamo nel 2009 e il sindaco Rodolfo Lena, dopo una serie di verifiche e richieste precise alla società, decide di bocciare la richiesta di prosecuzione delle attività. «Non c’erano i presupposti – dice Lena. Non avevano offerto le dovute garanzie e non c’era quella trasparenza adeguata nelle loro attività. Abbiamo scelto di dire stop a quelle continue attività per tutelare un’area di grande pregio naturalistico». Badema non demorde e inizia così una battaglia legale finita con una vittoria del Comune prima al Tar e poi al Consiglio di Stato.

Oggi i fantasmi di Monte Castellaccio sono tornati. 

A pochi passi da questa area si trovano il Bosco del Cerquone, una zona speciale di conservazione (ZSC) designata per la tutela di habitat particolarmente sensibili e il Pantano della Doganella, due zone protette facenti parte della rete transfrontaliera di Natura 2000 e di grande pregio zoologico e naturalistico, nonché le sorgenti della Doganella, le quali richiedono un livello di tutela massima delle falde idriche, in quanto le sorgenti stesse costituiscono, nella rete idrogeologica, un bene di elevatissimo valore ambientale.

Di fronte a questa decisione della Città Metropolitana la Giunta del Comune di Rocca Priora ha subito messo nero su bianco la sua assoluta contrarietà alla realizzazione di impianti di gestione e di smaltimento dei rifiuti urbani nel Comune di Palestrina in località “Monte Castellaccio, per i gravi danni di natura ambientale che riceverebbe da una simile ipotesi la comunità.

Monte Castellaccio è assolutamente inidoneo alla realizzazione di impianti di gestione e di smaltimento dei rifiuti, in quanto è inserita in un territorio fortemente sensibile dal punto di vista ambientale nonché paesaggistico.

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