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Chiusure anticipate, com’è cambiato fare la spesa


Persone che sfilano quasi senza volto, fuori il suono delle ambulanze e tra i banchi un’offerta quasi essenziale

La fila alle casse, l’ingorgo dei carrelli e le chiacchiere nelle corsie sembrano ormai un lontano ricordo di un tempo passato. Solo una settimana fa giornali e tv commentavano gli assembramenti (termine ormai entrato nel gergo comune) ai supermercati e negozi. Oggi con le nuove disposizioni entrate in vigore sulle chiusure anticipate, la trasformazione di paesi e città, nelle sue abitudini quotidiane, sembra compiuta. Persone che sfilano a una debita distanza una dell’altra “senza volto” (coperto dalla mascherina) e occhi rigorosamente abbassati, tesi a evitare quasi il contatto con l’altro. Solo timidi saluti interrompono il via vai delle persone nei banchi, che come automi, una volta finito quello che devono fare, abbandonano i guanti nei carrelli o nei cestini a portata di mano (foto al centro commerciale di Palestrina). 

Tra i banchi prodotti essenziali: non mancano frutta, carne e pasta (non tutti i formati), la carta igienica in alcuni centri è finita, biscotti (quelli più commerciali), affettati, formaggi, nutella e merendine in alcuni supermercati sono diventati quasi una rarità. Anche le offerte, come era prevedibile, sono ridotte al lumicino, anzi c’è chi, come a Gallicano e nei piccoli centri, segnala anche rincari oltre misura.

“Approfittare dell’ emergenza per lucrare sulle tasche dei cittadini, oltre ad essere ignobile, configurerebbe veri e propri reati: per tale motivo il Codacons monitorerà con attenzione l’ andamento di prezzi e tariffe in tutto il paese, e invita i consumatori a segnalare qualsiasi rincaro anomalo dei listini”.

Carlo Rienzi, Codacons

Oggi alle ore 19 e 3 minuti era tutto finito. Fuori c’era solo il rumore delle autoambulanze a destare l’attenzione di qualche mamma o papà di rientro a casa. Ma anche questo suono è diventato purtroppo famigliare, ormai non ci si fa quasi più caso.

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