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Cobas interviene sul caso di Emanuele, il 34enne originario di Cave morto di Covid-19


Intervista ad Alessandro Pullara, responsabile Cobas Telecomunicazioni di Roma. Paura tra i colleghi

Emanuele Renzi era sano, non aveva patologie pregresse, l’autopsia eseguita sul corpo del giovane 34enne originario di Cave non ha lasciato dubbi: Emanuele è morto di Covid-19. Il ragazzo, padre di un bimbo di 4 anni, lavorava in un call center ed alta è stata la preoccupazione di possibili contagi tra i colleghi con cui Emanuele lavorava.

Abbiamo incontrato Alessandro Pullara, responsabile Cobas Telecomunicazioni di Roma che ha chiarito a Monti Prenestini alcuni dubbi sul caso.

Cosa contestate all’azienda dove lavorava Emanuele?

L’Azienda sapeva ma non ha agito. E’ questa la denuncia che come COBAS ci sentiamo di fare. Il primo intervento per l’applicazione delle norme di sicurezza previste dai DPCM governativi sono avvenute a partire dal 9 Marzo e solo dopo che alcuni lavoratori hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine per pretenderne la sacrosanta l’applicazione. 

Solo a quel punto sono apparsi i primi “Allert” sulla intranet aziendale e la stessa Azienda è stata costretta a mettere il personale presente nelle sale a scacchiera per il rispetto delle distanze, a promettere la pulizia e l’igiene dei servizi e delle postazioni ed annunciare lo studio delle misure di Smart Working. Le forze dell’ordine sono tornate più volte chiamate anche dopo il 9 marzo per verificare l’applicazione effettiva delle norme. 

E’ per tutto questo che non ci stupisce, quindi, la superficialità con cui l’Azienda ha gestito il contagio del collega. L’omessa informazione al personale e poi, in ultimo, le bugie dette ai sindacati confederali e alla stampa.

Quali sono state le comunicazioni giunte ai sindacati?
L’Azienda ha affermato chiaramente, in un comunicato destinato ai sindacati Confederali CGIL-CISL-UIL-UGL, che :“….Il collega non ha più effettuato accesso alla struttura dal giorno 9 marzo 2020, e non appena informati dalla famiglia del sospetto contagio abbiamo provveduto, in ottemperanza del protocollo, ad attenzionare i colleghi del reparto in cui operava e le persone con le quali avrebbe potuto avere contatto diretto o ravvicinato”. 

Emanuele di rientro dal viaggio in Spagna ha cominciato subito a manifestare dei sintomi ma ha continuato a lavorare. Le risulta questo?

Il collega ha lavorato ben oltre il manifestarsi dei sintomi. Diversi team leader e tanti operatori ed operatrici sono stati a stretto contatto con lui! Perché dire che dal suo rientro in Italia era presente in Azienda solo il giorno 9? Perché non sono stati informati i lavoratori e le lavoratrici venuti a contatto con lui? Perché non sollecitare il personale ad applicare il protocollo sanitario previsto dai DPCM, in base al quale sarebbe scattata la chiusura del reparto e la messa in quarantena del personale? Queste le tante domande per le quali esigiamo delle risposte.

Che cosa avete chiesto per gli altri lavoratori, colleghi di Emanuele?
L’Azienda deve prendere in ESAME DA SUBITO la concessione di PERMESSI RETRIBUITI E FERIE per fare fronte all’emergenza. IN PARTICOLARE CI RIFERIAMO AL RECUPERO dei permessi e delle ferie non godute negli anni passati senza inficiare il piano ferie estivo.

L’azienda deve puntare ad una concentrazione minore di persone e fare in modo che venga rispettate le distanze raccomandate dalle disposizioni citate.

I bagni, gli open space, devono essere puliti ed igienizzati e tutti gli spazi devono essere dotati dei DISTRIBUTORI DI DISINFETTANTE NECESSARI. Non siamo NOI a DOVERCI OCCUPARE della pulizia e della sanificazione delle nostre postazioni pur essendo consci che in questo momento è necessaria la massima collaborazione. SU QUESTO ASPETTO SIAMO CHIARI FIN DA ORA: se non si inizia immediatamente incrementando la presenza delle imprese di pulizia attiveremo gli organismi preposti.

Le Aziende del GRUPPO DISTRIBUZIONE devono predisporsi per adottare soluzioni legate all’uso dello SMART WORKING come già stanno facendo altre AZIENDE DEL SETTORE impegnate nelle attività di CALL CENTER.