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Comuni ricicloni, Cave primo comune plastic free ai Monti Prenestini. Premiati anche Palestrina e Castel San Pietro Romano


Lupi (Cave): “È una vittoria dei cittadini”
Moretti (Palestrina): “Ora avanti insieme per fare meglio”
Nardi: “È la dimostrazione che la provincia fa bene il suo dovere”

Ben 127 i Comuni Ricicloni 2019, 13 sono anche Plastic Free e 18 sono Rifiuti Free. Sale al 47% la percentuale regionale di differenziata che senza il dato di Roma sarebbe al 53%. Sono questi i dati più importanti emersi dall’annuale dossier “Comuni Ricicloni e Ciclo dei Rifiuti nel Lazio” di Legambiente che vede un netto miglioramento della raccolta differenziata in provincia di Roma.

Il numero di Comuni Ricicloni del Lazio aumenta come mai prima d’ora, grazie a tutte queste amministrazioni virtuose si possono fare passi da gigante verso l’economia circolare”

“Tutti i dati sono in netto miglioramento ma su tutti pesano gli scarsi risultati della differenziata a Roma che è ormai una palla al piede per le performance di tutta la Regione”


Podio dei più ricicloni: Vallinfreda (RM) 83,9%, Norma (LT) 83,6%, Canepina (VT) 82,7%. Fiumicino (RM) comune con più tonnellate di differenziata, Paliano (FR) vince tra i Plastic Free. Tra le provincie miglior salto in avanti per quella di Rieti, ultimo posto quella di Roma, trascinata in basso dai dati della Capitale.

Ai Monti Prenestini spicca il dato di Cave che per la prima volta si attesta tra i sette comuni plastic free della provincia di Roma, con una percentuale della raccolta differenziata che sale al 67,21%.

“È un enorme soddisfazione commenta il sindaco di Cave Angelo Lupi a Monti Prenestini. Siamo protagonisti da sempre raggiungendo un consolidato importante sulle buone pratiche di raccolta differenziata, distinguendoci sul nostro territorio con traguardi che in prospettiva diverranno sempre più importanti per soluzioni ambientali ma anche sociali. Quest’anno – aggiunge Lupi – oltre che comune riciclone siamo anche plastic free. Il ringraziamento va a tutta la cittadinanza per questo straordinario risultato”.

Tra i Comuni premiati dei Monti Prenestini figurano anche Palestrina (66,10%) e Castel San Pietro Romano (67,29%).

“Abbiamo ereditato sul fronte dei rifiuti una società e una gestione corretta – commenta a Monti Prenestini il sindaco di Palestrina Mario Moretti. Palestrina è una città che funziona da questo punto di vista, è ordinata e pulita, fin dalle prime ore del mattino. Il merito – aggiunge Moretti – va certamente ai cittadini e alla società che gestisce nel nostro territorio questo servizio. Molto resta da fare e abbiamo di fronte a noi sfide importanti, a partire alla lotta al fenomeno increscioso delle discariche abusive sparse sul territorio. Abbiamo già effettuato una serie di sanzioni e proseguiremo in questo senso”.

Primo comune riciclone dei Monti Prenestini si conferma invece Castel San Pietro Romano.

“È il terzo anno consecutivo che veniamo premiati – dichiara a Monti Prenestini il sindaco Gianpaolo Nardi. Quando siamo entrati avevamo il 4% della raccolta differenziata e ora siamo una delle eccellenze del Lazio. È la dimostrazione che la provincia di Roma fa bene il suo dovere sul fronte dei rifiuti e non costituisce assolutamente un problema per Roma, come detto dalla sindaca Raggi in Campidoglio. È una vittoria dei cittadini – aggiunge Nardi – ma anche anche di un territorio che si prende le sue reponsabilità ed è in grado di essere autonomo sul fronte dello smaltimento dei rifiuti”.

Stupisce infine il dato di Roiate, unico comune della provincia di Roma che ha abbattuto nella sostanza il ciclo dei rifiuti (pastic e rifiuti free)

Fonte dei dati ARPA Lazio e nuovo catasto rifiuti ISPRA su raccolta 2018.

Tra le Provincie il miglioramento più evidente è quello della provincia di Rieti che balza dal 38,3% al 47,1% di differenziata con un miglioramento di quasi 10 punti percentuali in un anno, peggior provincia per la prima volta la Città Metropolitana di Roma al 46,4% trascinata in basso dai numeri peggiorati della Capitale dove la percentuale scende per la prima volta nella storia, dal 43,2% all’attuale 42,9%.

“Il numero di Comuni Ricicloni nella nostra regione, aumenta come mai prima d’ora, e grazie a tutte queste amministrazioni virtuose il Lazio può fare passi da gigante verso una sana gestione del ciclo dei rifiuti e verso l’economia circolare – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – per la quale servono però tutti gli impianti per la gestione delle frazioni differenziate, a partire dall’organico. Il podio dei migliori dimostra quanto bene si possa fare nella piccola grande Italia dei piccoli Comuni, e il numero notevole di Comuni grandi racconta che si può far benissimo in contesti molto complessi. Tutti i dati sono in netto miglioramento ma su tutti pesano gli scarsi risultati della differenziata a Roma che, con l’ultimo peggioramento è una palla al piede per le performance di tutta la regione: la sua è diventata l’ultima delle provincie per la differenziata e senza un dato così negativo della Capitale, l’intera Regione avrebbe superato ampiamente il cinquanta per cento di differenziata. Questi numeri raccontano in maniera incontrovertibile il fallimento totale dell’amministrazione romana sui rifiuti: senza differenziata, senza prospettive di miglioramento, senza alcun impianto per la gestione delle frazioni e con tutti i rifiuti prodotti, esportati in impianti di altri territori, con un peso ambientale assurdo per il trasporto e per la ricaduta ingiusta su altre collettività. Oggi però vogliamo festeggiare i risultati ottenuti dai cittadini del Lazio, insieme alle aziende, alle associazioni e agli enti pubblici portatori di una sana rivoluzione verso l’economia circolare”. 

Il numero di amministrazioni che hanno attuato la Tariffa Puntuale nel Lazio è ancora basso: la Regione ha posto già nel 2016, per legge, l’obbligo al passaggio da TARI a TARIP entro il 2020, ma sono un numero irrisorio i Comuni che, dopo un primo finanziamento, stanno adempiendo al passaggio. “Chiediamo alla Regione di sostenere ancor di più le amministrazioni in questo passaggio fondamentale, una norma sacrosanta deve trovare la sua realizzazione reale: oggi che abbiamo notizie così positive sulla percentuale di differenziata, sul numero di buone pratiche e anche sulla diffusione di impianti indispensabili alla gestione delle frazioni, a partire da quella organica, bisogna porre un’attività forte e concreta perché a fine dell’anno prossimo possa essere attuato veramente il principio chi inquina paga, con l’applicazione della tariffa puntuale”.

Analizzando i dati presentati, un dato che fa riflettere sull’emergenza rifiuti a Roma è la percentuale alla quale arriverebbe il Lazio senza la quota della produzione rifiuti di Roma: 53%. Ad un anno dal Dossier sui rifiuti di Roma pubblicato da Legambiente Lazio nell’estate 2018, nel quale si auspicava una rapida e più efficace diffusione del porta a porta per mitigare e risolvere almeno parzialmente il problema rifiuti, la situazione emergenziale non è ancora stata risolta e gli sforzi fatti per superare le criticità appaiono estemporanei ed inefficaci. Il termine emergenza è ricomparso, puntualmente e con maggiore risonanza, nel già previsto periodo di picco di produzione estiva del 2019. Si continua ad usare il termine emergenziale, ma la situazione reale ha assunto caratteri di regolarità e ciclicità per il quale diventa improprio parlare di imprevisto. Dalla passata edizione del dossier appena citato due incendi hanno colpito gli unici due TMB di AMA a Roma, quello di Via Salaria e di Rocca Cencia, costringendo AMA alla chiusura del primo e all’utilizzo del secondo a mezzo servizio per alcuni mesi. A dicembre 2019, nel nostro Dossier Rifiuti della Regione Lazio, sottolineavamo il problema della carenza impiantistica, nel quale era già stato ipotizzatoil ricorso inevitabile alle altre regioni durante il picco estivo di produzione.

Ipotesi che si è concretizzata e si è arrivati all’ordinanza regionale con la quale il Presidente Zingaretti ha chiesto, nel luglio 2019, che tutti gli impianti del Lazio si attivassero per utilizzare al massimo delle capacità le loro strutture al fine di accogliere i rifiuti. La carenza impiantistica rappresenta sicuramente il limite più preoccupante, con il ciclo di rifiuti che viene chiuso solamente in una piccola percentuale in regione (il 20% degli scarti dei TMB Romani, secondo dati AMA, 2019) ed ancora meno nell’ATO della città metropolitana di Roma, come indicato dal principio di prossimità del D. Lgs. 152/06 e ripreso nell’indicazione all’autosufficienza impiantisticadei 6 ATO del Lazio dal Piano Regionale dei Rifiuti attualmente adottato. Sono attualmente due le discariche presenti nel Lazio: quella di Roccasecca (Frosinone) e quella a Civitavecchia, con la discarica di Colleferro prossima alla chiusura.

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