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Ferzan Ozpetek e il compagno di Palestrina. “Così è nata la Dea Fortuna”


Le rivelazioni del noto regista ieri a Mara Venier nel corso di Domenica in

C’è un aspetto particolare del nuovo film La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek ed è stato rivelato dallo stesso regista a Mara Venier nel corso della puntata di ieri di Domenica in. Palestrina si lega a questa pellicola non solo per il titolo e la presentazione del trailer, ma anche per una questione sentimentale. Il compagno di Ferzan Ozpetek, Simone Pontesilli, è infatti di Palestrina, cresciuto nella città della Dea Fortuna a cui è dedicato il film di successo nelle sale dallo scorso 19 dicembre.

Ferzan Ozpetek ha definito Simone il suo “compagno di viaggio”. Difficile reperire informazioni su questo cittadino prenestino, riservato, senza un profilo social e sempre lontano dai riflettori. Sappiamo solo che l’uomo di spalle nella foto di copertina al secondo romanzo scritto dal regista – Sei la mia vita – è proprio Simone. Tutto il romanzo è dedicato al lui: il titolo stesso riprende un sms che Simone gli inviò: “Con quel messaggio mi sono risvegliato. Sono dei miracoli della vita che bisogna cogliere. Può capitarti l’amore e la persona giusta ma puoi anche non accorgertene“, raccontò Ozpetek a Chi.

La loro storia va avanti dai primi anni 2000: dopo quattordici anni di convivenza, il 27 settembre 2016, i due si sono sposati (si tratta ovviamente di un’unione civile) nella sala consiliare del Campidoglio di Roma, la città dove vivono. La cerimonia si è tenuta in gran segreto, alla presenza di pochi amici; al termine la coppia si è allontanata in scooter.

In un’intervista all’Huffington Post il celebre regista ha spigato che non ama la definizione di marito: “Sposato non è esatto (…) Detesto quando mi dicono “suo marito”. Ogni volta rispondo sempre che il marito ce l’hanno le donne, non io. Io non ho un marito, ma un compagno di vita, un compagno di viaggio“, ha confessato il regista in un’intervista all’Huffington Post.

Il film è stato girato all’interno del museo, nella cavea del tempio e davanti la sagoma del Triangolo Barberini. Non si vedono i mosaici, l’Antro delle Sorti e il centro storico, nel quale troneggiano le forme del Santuario di Fortuna. Uno dei passaggi più interessanti è proprio quello sul culto della Fortuna, che torna dall’inizio alla fine in una delle sue prerogative: l’imprevedibilità del destino. L’altra sarebbe la fecondità, che non compare mai direttamente, ma forse è simboleggiata da uno dei personaggi principali. Il nome di Palestrina è pronunciato per 8 volte, in una scena si cita anche un indirizzo, via della Stella 11, un luogo su cui già si immagina la storia vera su cui è basato questo splendido film.

(immagini Rai)

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