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“Caso Fumi tossici”, 4 impianti di conglomerato bituminoso finiscono nei guai

I militari del Nucleo Operativo Ecologico di Roma hanno controllato quattro impianti per la produzione di conglomerato bituminoso operanti in provincia di Roma

All’esito delle verifiche, è emerso che i responsabili degli impianti hanno gestito rifiuti speciali, pericolosi e non, per quantitativi di gran lunga esuberanti i limiti previsti in autorizzazione. Detti rifiuti, costituiti per lo più dal fresato di asfalto proveniente dalle opere di manutenzione e rifacimento del manto stradale, erano addirittura privi, in alcuni casi, delle certificazioni analitiche che ne escludessero la pericolosità.

I controlli, eseguiti circa due settimane fa, hanno riguardato anche il dibattuto impianto di San Cesareo, ma dalle primissime informazioni non è emerso nulla di illecito.

Qualche problema invece è stato riscontrato negli impianti del comune di Monte Compatri, a cui fa riferimento il comunicato dei carabinieri, ma si attendono ulteriori dettagli dalle forze dell’ordine.

Da valutare possibilità di collegamenti con il caso dei fumi tossici nell’area tra San Cesareo, Colonna e Monte Compatri, oggetto di numerose proteste e petizioni presso le principali istituzioni competenti in materia. Il caso recentemente era stato dibattuto in Parlamento grazie a un’interrogazione della deputata Maria Spena.

I militari hanno sottoposto a sequestro preventivo circa 44.000 tonnellate di rifiuti, affinché la condotta criminosa non determinasse ulteriori conseguenze negative per l’ambiente, contestualmente denunciando alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, per illeciti ambientali, i rappresentanti legali di tre delle quattro società ispezionate.

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