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Le lagune dei dinosauri, lungo il sentiero geopaleontologico di Rocca di Cave


Un evento gratuito dedicato a bambini e non alla scoperta della scogliera cretacica

Un viaggio nel mondo dei fossili, che a partire dall’osservazione dell’antica scogliera corallina di Rocca di Cave affronterà alcuni dei principali aspetti legati all’evoluzione del nostro pianeta e del territorio della Regione Lazio. La partecipazione è GRATUITA, numero massimo di partecipanti 30

PROGRAMMA

Ore 10.30 osservazione del paesaggio laziale ed escursione lungo il sentiero geopaleontologico

Ore 14.15 Spettacolo al Planetario e Laboratorio sui fossili

IL PERCORSO

Qui un percorso di circa 1 km, lungo la via Genazzano, si trovano numerosi affioramenti fossiliferi che risalgono all’età Turoniana (circa 90 milioni di anni fa). Si tratta di resti di molluschi, spugne, coralli, appartenenti a specie in gran parte estinte alla fine dell’epoca Cretacica.  Una guida esperta, con l’aiuto di disegni e schemi, consente ai visitatori il riconoscimento dei fossili e dell’antico ambiente marino, insieme all’osservazione delle forme carsiche del territorio.

Di particolare rilievo sono le esposizioni lungo la via Genazzano, che risalgono all’età Turoniana (75 milioni di anni fa). Si tratta di tre principali affioramenti, lungo un percorso di circa 1 km, comprendenti spettacolari resti fossili di bivalvi, gasteropodi e coralli appartenenti a specie in gran parte estinte alla fine del periodo Cretacico. Una guida esperta, con l’aiuto di disegni e schemi, consente ai visitatori il riconoscimento dei fossili e dell’antico ambiente marino, insieme al riconoscimento delle forme carsiche del territorio.

LA SCOPERTA DI TITO

La presenza in Italia centrale di un dinosauro medio-grande, quando morì, Tito era lungo almeno 6 metri, ma stava ancora crescendo, indica, spiegano i ricercatori, “che nel Cretaceo inferiore la nostra paleo-penisola doveva formare una catena di piattaforme più ampie del previsto, che consentivano il passaggio di dinosauri e altri animali terrestri tra Africa ed Europa attraverso il Mare di Tetide, antenato del Mediterraneo”. La scoperta dunque aggiunge dati paleogeografici importanti per la conoscenza della preistoria d’Italia.

“‘Datemi un osso, e io ricostruirò l’intero animale‘ diceva il famoso anatomista francese Cuvier. E così abbiamo fatto con Tito” ricorda Cristiano Dal Sasso. “Infatti -spiega- delle tre ossa estratte, due sono frammentarie, tanto che si può solo dedurre che appartengano a porzioni del cinto pelvico di un grande rettile. Invece la vertebra, perfettamente conservata in 3D, manca soltanto della spina neurale e di una articolazione sul lato destro”.

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