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Palestrina e l’effetto cinema al museo: chi è la Dea Fortuna?


Aumenta l’interesse e cresce il numero dei visitatori nel santuario. Alle origini del culto

Chi è la Dea Fortuna? È una delle domande ricorrenti nel nuovo film di Ferzan Özpetek al cinema dallo scorso 19 dicembre e l’interesse sembra essere cresciuto anche sul web e tra i turisti in visita a Palestrina in questi giorni. Forse è ancora troppo presto per parlare di “effetto cinema”, ma il film del noto regista e scrittore turco ha avuto sicuramente il merito di accendere i riflettori su una delle bellezze più straordinarie della provincia di Roma.

#ladeafortuna ritorna come uno dei trend topic sui social network, ma è anche un motivo in più per visitare e vedere da vicino la testa della statua orginaria custodita all’interno del museo archeologico nazionale. Come suggerisce anche il film, nel suo significato profondo, il culto di Fortuna era originariamente legato alla fecondità, ma già in tempi antichi la dea si presentava anche come divinità vaticinante. Alla fine del II secolo a.c. a Praeneste deve essere avvenuto un precoce sincretismo tra Fortuna Primigenia e Iside, divinità orientale anch’essa contraddistinta da un carattere primigenio e materno. Fortuna non era solo la Dea con la cornucopia dell’abbondanza e pertanto della fertilità e delle nascite ma anche quella ricorrente, specie nelle monete, di una Dea con la corona sul capo che brandisce uno scettro, nonché un’altra a seno nudo con un elmo sulla testa. Contrariamente alle ingenue digressioni che vorrebbero il termine primigenia collegato alla protezione delle nascite, è evidente trattarsi della Dea primigenia, colei che nasce prima e partorisce da vergine tutti gli Dei.

La Dea Fortuna

Dalle immagini di culto di Fortuna sappiamo dalle fonti che una, collocata nel tempio, era di bronzo dorato, mentre un’altra, di marmo bianco, situata presso il pozzo delle sortes, era rappresentata seduta mentre allattava Giove e Giunone fanciulli. Proprio a quest’ultima dovrebbe appartenere la grande testa rinvenuta nel riempimento del pozzo.

Le origini del culto sono narrate da Cicerone. Un cittadino di Praeneste, Numerio Suffucio, sarebbe stato indotto da sogni ricorrenti a scavare in un certo punto nella roccia. Qui sarebbero apparse le sortes (lettere di legno che veniva estratte e interpretate) attraverso le quali la dea comunicava con gli uomini.

IL MUSEO

Il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina è ospitato nel rinascimentale palazzo Barberini, sulla sommità dell’antico santuario della Fortuna Primigenia.

Nelle sale del Museo, articolate su tre piani, sono esposti i più importanti reperti provenienti dall’antica Praeneste e dal suo territorio, ordinati per grandi temi che abbracciano i principali aspetti della storia, della cultura e delle produzioni artistiche di una delle più importanti e fiorenti città del Lazio antico.

Le sale del primo piano ospitano opere relative al culto di Fortuna – quali la testa della statua di culto della dea, rinvenuta nel Santuario all’interno del cosiddetto pozzo delle sortes, e la colossale statua di Iside-Fortuna, originale ellenistico in marmo bigio di Rodi –, copie romane di capolavori greci, statue onorarie, ritratti e rilievi di età repubblicana e imperiale. All’età augustea risale uno dei celebri rilievi Grimani, mirabile espressione artistica del programma politico augusteo di pacificazione e di rinascita, forse opera degli stessi scultori che decorarono l’Ara Pacis a Roma. Ancora al primo piano è collocato il famoso gruppo della Triade Capitolina di Guidonia, unica rappresentazione scultorea di questo soggetto che si sia conservata e recuperata solo di recente.

Al secondo piano sono esposti materiali rinvenuti nelle necropoli, tra cui ciste e specchi in bronzo ornati da raffinate decorazioni incise raffiguranti rare versioni di antichi miti greci e italici, e numerose terrecotte votive e architettoniche provenienti dai santuari della città.

Al terzo piano un’unica sala ospita il grandioso mosaico policromo del Nilo, una veduta prospettica del paesaggio egiziano durante l’inondazione del Nilo, realizzato da artisti alessandrini alla fine del II a.C. Si tratta di uno dei più grandi e importanti mosaici ellenistici conservati, un capolavoro assoluto per composizione, gusto cromatico e ricchezza di dettagli.

Nell’area archeologica antistante il Museo è possibile visitare gli imponenti resti del santuario della Fortuna Primigenia, strutturato in una serie di terrazze artificiali collegate da rampe e scalinate. Esso rappresenta il maggiore esempio dell’architettura ellenistica in Italia, ispirato ai complessi monumentali scenografici dell’Egeo orientale, tanto da essere scelto quale “Meraviglia Italiana” per rappresentare la regione Lazio nell’ambito di un progetto promosso dal Forum Nazionale dei Giovani in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Al centro della moderna città di Palestrina è possibile visitare un complesso di importanti edifici che si affacciavano sul foro della città antica: il cosiddetto Antro delle Sorti col celebre mosaico policromo dei Pesci, la Basilica e l’Aula Absidata (da cui proviene il mosaico del Nilo).

Area archeologica del Santuario della Fortuna Primigenia (1)

Gennaio e Febbraio: 9.00-16.00; Marzo: 9.00-17.00; Aprile: 9.00-18.00; Maggio: 9.00-18.30; Giugno-Agosto: 9.00-19.00; Settembre: 9.00-17.30; Ottobre: 9.00-17.00; Novembre e Dicembre: 9.00-16.00

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