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Palestrina, la storia di Giovanni: “Così ho sconfitto il linfoma e sono tornato a vivere”


Ha superato due gravi malattie e un incidente. “A tutti coloro che sono a letto in questo periodo dico di crederci fino alla fine. La speranza mi ha salvato”

“A tutti coloro che in questo particolare periodo sono a letto o in ospedale per una malattia voglio dire di continuare a lottare, di crederci fino alla fine, anche se la vita vi ha voltato le spalle e i vostri sogni sembrano svaniti. È stata la mia tenacia salvarmi”. È l’augurio di Giovanni Fazzino, 61enne, presidente della società sportiva Amici della pallacanestro di Palestrina, che oggi dopo una lunga battaglia è tornato a vivere e a guardare con il sorriso il nuovo anno alle porte. Monti Prenestini ha voluto accompagnarlo in questa nuova sfida, ripercorrendo le tappe della sua straordinaria battaglia.

Francesca Del Rosso nel suo nuovo libro spiega che “chi sconfigge una malattia incurabile diventa un supereroe”. Oggi Giovanni è il supereroe di questo territorio: siamo convinti che il suo percorso possa aiutare chiunque si trovi nella sua situazione o abbia vicino una persona che deve affrontare ciò che ha affrontato lui.

Giovanni, come è iniziata la tua malattia?

Era luglio 2016. Avevo un problema alla gola, così dopo un controllo mi riscontrano la presenza di un nodulo alla gola grande come una pallina da tennis che cresceva di giorno in giorno. D’urgenza e su consiglio del primario del Gemelli vengo operato. Sembrava tutto risolto, stavo bene.

E cosa è successo?

Il professore era insospettito dopo l’operazione e così mi ha rimandato al Gemelli per esami più approfonditi a seguito dei quali mi viene riscontrata una forma grave di linfoma, una malattia del sangue che stava camminando dappertutto. Si decide così di intervenire d’urgenza e mi sottopongo a una serie di cicli di chemioterapia e trasfusioni. Dovevo ripulire il sangue.

Immaginiamo che sarà stato molto faticoso.

Devo essere onesto, non più di tanto. Non avevo cioè tutti quegli effetti collaterali che produce la chemioterapia. Poi però all’ultima seduta, forse più potente delle altre, qualcosa succede. L’indomani mattina non riuscivo più a muovermi: ero completamente paralizzato.

Quanto è durata questa situazione?

Due mesi. Dovevo fare fisioterapia e con l’aiuto dell’Asl di Zagarolo mi sottopongo a 24 sedute. Sono stati bravissimi, mi hanno rimesso subito in piedi, certo avevo dei problemi ma ero soddisfatto anche perchè la malattia sembrava scomparsa.

Dovevi provare insomma a ricominciare…

Sì e avevo due scelte: continuare presso una struttura pubblica oppure affidarmi a un fisioterapista locale. Ho scelto per comodità una struttura locale e ho deciso di affidarmi alla professionalità di Simone Sanclimenti che all’inizio è venuto a casa e pian piano sono andato a studio da lui.

Dunque ti sei ripreso?

Non è stato così tutto liscio, purtroppo è una costante nella mia vita. Ad agosto 2018 quando stava andando tutto bene, in occasione della presentazione della scuola di pallacanestro a Palestrina ho passato un pallone a un ragazzo e nel tentativo di rincorrerlo per gioco sono caduto riportando seri guai alla spalla e al gomito. Dopo l’incidente ho dovuto portare un tutore per 40 giorni e interrompere la riabilitazione alle gambe. È stato un duro colpo, perchè proprio nel momento in cui mi stavo rialzando, ecco una nuova interruzione. Ho temuto davvero di non potercela fare.

Simone Sanclimenti

Chi ti ha aiutato?

Devo ringraziare tutta la mia famiglia e le tante persone che mi sono state vicine, ma è davvero straordinario quello che ha fatto Simone per me. Andare da lui è diventato per me un appuntamento irrinunciabile, non solo perchè mi fa bene, ma perchè è un ambiente davvero accogliente, sembra di stare tra amici. Oggi dopo la fisioterapia al braccio, lavoro in palestra, ho ripreso dove avevo interrotto per recuperare una piena autonomia.

E la malattia?

L’ultimo esame di ottobre è stato negativo: oggi posso urlare a tutti che sono fuori pericolo.

A lavoro come hai fatto?

È una lunga storia. All’Inps mi è stata rifiutata la domanda di inabilità a lavoro perchè secondo lo Stato come impiegato io potrei lavorare al computer, anche se sto in queste condizioni e devo sottopormi a lunghe cure. Ho chiesto così un’uscita anticipata secondo la legge 68. Oggi percepisco 1.697 euro grazie a un assegno di invalidità e all’accompagno dell’Asl e attendo di andare in pensione il prossimo anno. 

La tua prossima sfida?

Recuperare l’autonomia, essere indipendente in tutto e per tutto, che significa libertà. Vorrei ritornare a occuparmi della pallacanestro a tempo pieno e della mia attività di sindacalista per aiutare le persone, voglio restituire insomma alla società e al territorio il bene che mi ha rivolto.

Cosa consigli a chi si trova oggi nella tua situazione per un problema o un altro?

Di crederci fino alla fine, nonostante tutto. Nonostante gli incidenti, le storture della burocrazia e la mala sorte. Oltre a questa malattia io ne ho superata un’altra. A 18 anni mi hanno riscontrato una grave patologia ai polmoni che ho superato dopo anni di cure.

A questo punto Giovanni ci saluta con una timida voce rotta dal pianto. “Buon Natale a tutti voi”.

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