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Palestrina nel 1868: uno scorcio prenestino nell’opera del macchiaiolo Cabianca

di Angelo Pinci

Qualche giorno fa, su una bancarella di libri usati, ho trovato un catalogo di una mostra tenuta al Museo del Corso di Roma nell’ormai lontano 2000: I Macchiaioli. Origine e affermazione della macchia 1856-1870.

Nel catalogo (n. 92) non poteva mancare un’opera di Vincenzo Cabianca raffigurante uno scorcio di Palestrina, un olio su cartone, cm. 29×22; il quadro riporta al retro un cartellino con la scritta Vincenzo Cabianca dip. / Palestrina 1868 e fu venduto da sua moglie Luigia Ferrari Cabianca nel 1938, insieme a molti altri quadri,  alla Galleria nazionale d’arte moderna a Roma, dov’è esposto ancora oggi.

Nel quadro è raffigurato un gruppo di case non identificate, al contrario di altri tre dipinti di Cabianca dedicati a Palestrina che riproducono scorci ben identificabili – un tratto di via del Colonnaro, una veduta panoramica da est, ed un’acquaiola con sullo sfondo il campanile della cattedrale – e oggi conservati al Museo di Palazzo Pitti a Firenze.

Cabianca, nato a Verona nel 1827, frequentò l’Accademia di Venezia; nel 1854 si trasferì a Firenze dove cominciò a frequentare il gruppo dei macchiaioli e dove espose le sue prime opere.

Le sue frequentazioni con Telemaco Signorini e Odoardo Borrani – scrive Alessandro Marabottini – “lo portarono a rinsanguare i propri quadri di genere con intensi contrasti di luce  ed ombra  ed un forte senso del colore, poi si accoda all’amico Telemaco nei primi tentativi della pittura di macchia dal vero”.

Nel 1868, Cabianca si trasferisce a Roma dove si stabilirà definitivamente dopo il 1870.

In quegli anni eseguì numerosi dipinti dal vero nei paesi del circondario di Roma e delle coste laziali, “tutti animati dalla forza della luce e senza dubbio espressione della più pura tecnica macchiaiola”.

Partecipò a quasi tutte le esposizioni nazionali ed internazionali di fine ‘800; morì a Roma nel 1902.

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