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Palestrina, sulle tracce dei fratelli Mann: come nacquero il “patto col diavolo” e gli altri romanzi nella città della Dea Fortuna


Angelo Pinci ripercorre luoghi e personaggi prenestini descritti nelle opere dei due scrittori tedeschi. Appuntamento il 4 febbraio

“Il luogo era Palestrina…” Sulle tracce di Heinrich e Thomas Mann è il titolo della conferenza che Angelo Pinci terrà il 4 febbraio nella sala Conferenze della ITOP, nel ciclo di conferenze annuali tenuto dall’Università delle tre età di Palestrina. La conferenza sarà corredata da una proiezione di immagini dei luoghi e personaggi prenestini descritti nelle opere dei due scrittori tedeschi.

Centoventicinque anni fa i fratelli Heinrich e Thomas Mann vennero a Palestrina, vi passarono tutta l’estate e a Palestrina praticamente iniziarono la loro carriera letteraria. Heinrich Mann, dopo un breve soggiorno in un sanatorio a Riva del Garda a causa ai una malattia polmonare, si trasferì nel 1894 a Firenze e l’anno seguente si stabilì a Roma, in una casa di Via di Torre Argentina. Per sfuggire alla calura estiva romana, si trasferì a Palestrina, dove soggiornò nella “Pensione per stranieri” di Anna Bernardini, sita nel Palazzo omonimo al Borgo. Subito dopo fu raggiunto da Thomas. I Mann scelsero Palestrina per i loro soggiorni estivi forse a causa della notorietà raggiunta dalla città negli ultimi decenni dell’800, a seguito di importanti rinvenimenti archeologici, e anche perché era la patria di Giovanni Pierluigi, il genio della musica sacra da cui Thomas era particolarmente attratto.

A Palestrina nacquero i primi progetti di Heinrich: i romanzi Nel paese di cuccagna, pubblicato a Monaco nel 1900, e Le dee (1902). A Palestrina e la sua rocca è ambientata la novella Storie di rocca dei fichi, inserita nel volume II meraviglioso (1897). Nei ruderi del castello, coperto di fichi, aleggia la leggenda che il narratore racconta: la storia atroce di una donna che per riscattarsi dal peccaminoso desiderio carnale, per ridar vita ad un fico ormai secco e far tornare vivo il marito dalla Terrasanta, si taglia i due seni da lui tanto amati.

Palestrina è, inoltre, la protagonista del romanzo La piccola città (1909). Il romanzo inizia con l’arrivo di una compagnia di attori, fatti venire dall’avvocato Belotti che, dopo quasi cinquant’anni di stasi culturale, ha riaperto il teatro comunale e organizzato una rappresentazione teatrale. L’arrivo della compagnia, però, sconvolge la tranquilla vita degli abitanti, scatenando passioni, amori, vendette. I luoghi descritti nel romanzo sono propri di Palestrina (la piazza, il campanile, il palazzo baronale), così come anche alcuni personaggi (l’avvocato, il segretario comunale, ecc.).

Thomas, da parte sua, cominciò a scrivere a Palestrina I Buddenbrook, un romanzo in cui descrive la decadenza di una famiglia in una città mercantile e che mostra chiari riferimenti autobiografici alla sua Lubecca e alla sua famiglia.

Il tempio della Fortuna prenestina, con la sua scalinata, e il gruppo scultoreo delle cosiddette “Fortune anziate” si ritrovano nel romanzo La montagna incantata (1912), ma a Palestrina Thomas ambienta la scena più famosa del Doktor Faustus: il momento del patto col diavolo fatto da Adrian Leverkhun, in seguito al quale il musicista ottiene anni di meravigliosa attività intellettuale in cambio della dannazione eterna. Il patto diabolico fu ambientato da Thomas proprio nella locanda dove aveva alloggiato. Lasciamo alle sue parole il momento dell’incontro: “Il luogo era Palestrina, Il paese nativo del compositore, detto anche Preneste… una cittadina pittoresca appoggiata ai monti, alla quale dalla piazza inferiore della chiesa si sale per una strada a ripiani ombreggiata dalle case e non proprio pulita. … me ne stetti qui nella sala accanto alle finestre chiuse… Ed ecco d’un subito mi sento colpire da un gelo tagliente che mi colpiva in faccia. Alzo gli occhi dal libro, guardo la sala… non sono più solo: c’è qualcuno seduto nella penombra sul divano di crine, con le gambe accavallate …É un uomo piuttosto allampanato, più piccolo di me, i capelli rossigni; ha le ciglia rossicce, gli occhi infiammati, il viso cereo, con la punta del naso un po’ curva ingiù…“.

Angelo Pinci

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